Stipendio non pagato: come si recuperano se il datore di lavoro non paga?

Stipendio non pagato: come si recuperano se il datore di lavoro non paga?

Il diritto al lavoro è un diritto fondamentale previsto dalla nostra Costituzione. Oltre all’art.1 che individua il lavoro come base essenziale per il corretto funzionamento della democrazia nella nostra Repubblica, l’art. 4 afferma che “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”.

Così come è un diritto esercitare il proprio lavoro, è un dovere altrettanto importante per il datore provvedere alla corretta corresponsione della retribuzione mensile spettante al dipendente, in base al proprio inquadramento del singolo contratto collettivo di lavoro.


Spesso però accade che il datore di lavoro, per motivazioni varie, riduca o escluda lo stipendio dei propri dipendenti, provocando loro enormi disagi. Come difendersi pertanto in caso di stipendio non pagato?

Stipendio non pagato: firma busta paga.



in primo luogo Il datore di lavoro ha l’obbligo di consegnare al proprio dipendente la busta paga, che non deve presentare omissioni o inesattezze.

Se il lavoratore non riceve l’accredito delle somme dovute a titolo di retribuzione entro il termine stabilito dal contratto di lavoro, il lavoratore può apporre la propria firma sulla busta paga, specificando però di ricevere il documento “per ricevuta e presa visione” ma non per “quietanza”.

Il lavoratore può utilizzare il documento come prova scritta del credito vantato nei confronti del datore di lavoro inadempiente.

Il sollecito di pagamento e messa in mora

In caso di stipendio non pagato, il lavoratore può inviare al datore di lavoro una lettera di sollecito e contestuale messa in mora, intimando di provvedere al versamento delle somme spettanti e avvertendolo che, in caso contrario, si procederà in sede giudiziaria.

Il tentativo di conciliazione

Se dopo la diffida il datore di lavoro non provvede al versamento, il lavoratore può rivolgersi alla Direzione Territoriale Del Governo competente e chiedere di dare avvio ad una:

  • Conciliazione facoltativa: il lavoratore presenta una richiesta scritta di convocazione della Commissione di Conciliazione, che fisserà un’udienza per tentare un accordo tra le parti;
  • Conciliazione monocratica: in caso di fallimento del tentativo di accordo, gli Ispettori Del Lavoro procederanno a verificare presso la sede del datore di lavoro, se sia stata rispettata la normativa in materia di lavoro e siano stati con regolarità versati i contributi.

Decreto ingiuntivo

Il lavoratore, a questo punto, può rivolgersi ad un avvocato e procedere ad un ricorso per decreto ingiuntivo contro il datore di lavoro. Con il ricorso, il lavoratore, può ottenere in breve tempo un titolo esecutivo per recuperare dal datore di lavoro le somme dovute a titolo di retribuzione.

Con il decreto ingiuntivo, il Giudice ordina al debitore di pagare le somme dovute al lavoratore entro il termine stabilito. Nel caso in cui il datore decida di presentare opposizione, si darà inizio ad un procedimento ordinario dinanzi al Giudice.

Causa ordinaria

Nel caso in cui il lavoratore abbia smarrito il proprio contratto di lavoro o non sia in possesso delle buste paga contestate, il lavoratore potrà rivolgersi comunque al Tribunale con una azione ordinaria, provando con documenti o per testimoni l’effettivo rapporto di lavoro. A quel punto, la sentenza che determinerà l’obbligo per il datore di lavoro di provvedere a quanto stabilito dal Giudice, diventerà titolo esecutivo e il lavoratore potrà agire forzosamente per il recupero delle somme.

Sarà in ogni caso sempre opportuno rivolgersi a un avvocato esperto in materia, che potrà guidare il cliente nel recupero di quanto lui spettante.