Emergenza smog: macchine ferme nelle principali città. Ma è davvero utile? - Newsicilia

Emergenza smog: macchine ferme nelle principali città. Ma è davvero utile?

Emergenza smog: macchine ferme nelle principali città. Ma è davvero utile?

Una delle principali notizie diffuse nei giorni passati è stata quella dello smog che ha letteralmente bloccato le principali città italiane, obbligando i sindaci a prendere delle decisioni drastiche che potessero attenuare la grave situazione.

Ma cosa è successo nello specifico? Il Pm10 ha raggiunto dei livelli superiori rispetto al limite massimo consentito. Per Pm10 – Particulate Matter ≤ 10 µm1 (materia particolata inferiore o uguale a 10) – si intende una delle classificazioni con cui viene definito il particolato che comprende delle particelle microscopiche disperse nell’aria. Questo particolato può essere composto da diverse sostanze come polveri, fumo, gocce di sostanze chimiche.

La quantità di queste sostanze presente nell’aria che respiriamo è cresciuta di pari passo con l’aumento dell’utilizzo di combustibili fossili impiegati in vari settori industriali e non solo. L’innalzamento del Pm10 e il perdurare durante gli scorsi giorni di questo parametro al di sopra delle soglie considerate tollerabili, ha portato alcuni sindaci a bloccare la circolazione veicolare. La speranza era quella di riportare il particolato dentro i parametri, ma ciò non è avvenuto e soprattutto non nell’immediato.

Infatti, a produrre il Pm10 non sarebbero solo i mezzi di trasporto. Ad aumentarne la presenza nell’aria sono soprattutto quelle attività umane che utilizzano combustibili fossili o biomasse, attività industriali come quelle delle centrali termoelettriche, raffinerie, delle industrie chimiche, del cemento e dell’acciaio, ma anche attività quotidiane come cucinare, riscaldare gli edifici. Il Pm10 è infatti uno dei principali componenti dei gas di scarico degli autoveicoli, degli impianti industriali e delle emissioni portuali.


Ma chi stabilisce i range dentro i quali è tollerabile? A deciderlo siamo stati noi, inteso come Paese, con il Decreto legislativo del 13 agosto 2010, numero 155 “Attuazione della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa“.

È necessario prendere il problema sul serio e andare al di là di iniziative momentanee che in realtà servono a ben poco. Per risolvere il problema bisogna andare ben oltre il blocco momentaneo della circolazione a targhe alternate. Il problema è troppo complesso e queste sono solo delle soluzioni che fungono da tampone, ma non vanno al nocciolo della questione. È necessario un intervento ben strutturato che coinvolga più settori contemporaneamente.

Ogni intervento, però, deve essere progettato sul lungo periodo, stando sempre attenti a non causare degli effetti collaterali altrettanto importanti, come quello del lavoro. Ambiente e lavoro, infatti, sono intrecciati molto più di quanto si pensi e il rischio di creare un buco nell’acqua è dietro l’angolo. Basti pensare al caso della Sibeg di Catania, costretta dalle nuove politiche economiche nazionali a trasferirsi in Albania. Il motivo? La tassa sulla plastica, unita ad altre imposte che rendono i costi insostenibili per gli imprenditori. Il rischio, infatti è quello di identificare il nemico dell’ambiente nelle fabbriche che forniscono lavoro a numerosi cittadini.

Fonte foto: pixabay.com/PeterH

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