Condominio: cos’è la clausola di assoluto silenzio?

Condominio: cos’è la clausola di assoluto silenzio?

Quante volte abbiamo chiesto ai vicini di abbassare il volume della radio o della tv per potere riposare in santa pace? Ma esistono anche altri tipi di rumori, come quelli prodotti dagli aspirapolvere, da uno strumento musicale, dagli schiamazzi e persino dalle ciabatte che usa la signora del piano di sopra, che possono disturbare la quiete dei condòmini.

Proprio per evitare che si verifichino queste situazioni, sono sempre più numerosi i regolamenti condominiali che prevedono la cosiddetta  clausola di assoluto silenzio



In cosa consiste ?

Si tratta di una previsione che obbliga i condomini a evitare qualsivoglia forma di rumore in determinate fasce orarie, che di norma coincidono con quelle dedicate al riposo.


Ovverosia le ore notturne e quelle del primo pomeriggio.

Ad esempio, con la clausola di assoluto silenzio si può vietare ai condomini di fare rumore dalle 22 alle 7 del giorno successivo e dalle 14 alle 16.

Ne consegue che chi produce rumori molesti in quelle fasce orarie, ad esempio azionando l’aspirapolvere o suonando uno strumento, vìola la clausola di assoluto silenzio e può essere segnalato all’amministratore di condominio, provando a quest’ultimo l’esistenza di una situazione molesta.

Chiaramente non si può pretendere che, nei momenti in cui il regolamento prescrive il silenzio, non si muova nulla e non vi sia neanche una minima emissione sonora.

Quali poteri ha l’amministratore di condominio?

L’amministratore, dopo aver valutato l’entità della violazione e aver deciso se intervenire o meno, potrà solo diffidare per iscritto il proprietario inadempiente ed eventualmente, laddove prevista, applicare la sanzione per la violazione del regolamento di condominio di cui all’articolo 70 delle disposizioni per l’attuazione del codice civile.

Sono previste altre sanzioni?

Se al condomino che ha subìto il rumore molesto non basta la diffida dell’amministratore di condominio, può sempre rivolgersi all’Autorità Giudiziaria per chiedere il risarcimento dei danni.

Ciò in virtù dell’articolo 844 del codice civile, che vieta le “immissioni di fumo o calore, esalazioni, rumori, scuotimenti e simili propagazioni”. Il giudice civile, però, potrebbe anche disapplicare la clausola di assoluto silenzio in considerazione della destinazione d’uso e della collocazione dell’immobile.

Nei casi più gravi il condòmino può anche rivolgersi al Giudice Penale, querelando il vicino per il reato di disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone, di cui all’articolo 659 del codice penale. Esso punisce con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a 309 euro chi “mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche, ovvero suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone”.

Per concludere, sarebbe meglio che i condòmini controllassero l’incidenza dei rumori nell’abitazione prima di acquistarla… se vogliono evitare brutte sorprese.