Sicilia, la scuola riparte con tanti problemi

Sicilia, la scuola riparte con tanti problemi

PALERMO – È suonata la prima campanella per i ragazzi siciliani, che sono rientrati nelle aule e tra i banchi per l’anno scolastico 2018/19: ma l’anno nuovo non porta “vita nuova” per la nostra regione, che sconta ancora tanti problemi atavici, oltre che qualche questione più “fresca”.

Focus sulle mense. Uno dei fronti più delicati riguarda quello della qualità del cibo offerto nelle mense della scuola, e a quanto rivela la Coldiretti è un tema che attanaglia tutta l’Italia: più di una persona su quattro infatti ritiene scarso il servizio offerto, e il 71 per cento degli intervistati è convinto che “le mense dovrebbero offrire cibi più sani per educare le nuove generazioni dal punto di vista alimentare”.




Poca qualità secondo i genitori. Le parole dei rappresentanti dell’associazione dei coltivatori e, in particolare, quelle del segretario Coldiretti, Vincenzo Gesmundo evidenziano come la ristorazione collettiva influisce “sulla qualità della vita, dell’alimentazione e, di conseguenza la salute di milioni di studenti in età evolutiva“, ma anche che è necessario “continuare a investire sull’educazione alimentare a partire dalla scuola dove va privilegiato il consumo di prodotti salutari“. Preoccupano infatti alcuni aspetti, come il 20 per cento di genitori che “dichiara che i propri figli non consumano quotidianamente frutta e verdura”.

Un tema delicato. Gli effetti di queste cattive abitudini sono purtroppo evidenti soprattutto nella nostra regione: come risulta dall’ultima indagine di Okkio alla Salute, la campagna di informazione e sensibilizzazione promossa dal Ministero della Salute, l’obesità infantile rientra tra le priorità di salute pubblica visto che in Sicilia è in sovrappeso più del 22 per cento dei bambini fino a otto anni di età, mentre quasi il 10 per cento è in condizioni di obesità e il 3,3 affetto da obesità severa.

I problemi della scuola siciliana. Se questo è un tema che riguarda solo parzialmente la scuola, perché interessa anche l’ambito familiare e tutto il contesto sociale in cui crescono i bambini, l’istruzione siciliana si trova a fare i conti con altri numeri preoccupanti: la nostra regione infatti è sul podio tra le aree italiane che hanno subito il maggior calo di studenti nelle scuole statali, con un decremento di quasi 12.500 studenti rispetto all’anno scorso, proseguendo l’emorragia della popolazione scolastica siciliana, scesa di circa 80 mila unità nell’ultimo decennio.

Emorragia di studenti. Anche a livello nazionale il numero totale di alunni è in leggero calo, passato dai 7.757.849 agli attuali 7.682.635, distribuiti su un totale di 370.611 classi in tutto il Paese; per la precisione, 919.091 studentesse e studenti frequenteranno la scuola dell’infanzia, 2.498.521 la scuola primaria, 1.629.441 la secondaria di I grado, 2.635.582 la secondaria di II grado. In Sicilia saranno in funzione 4.129 plessi, anche in questo caso un numero inferiore di quello di dodici mesi fa (venti in meno), che ospiteranno 728mila studenti.

Differenze con il Nord Italia. Altro elemento critico dell’istruzione pubblica siciliana è l’offerta didattica nel suo complesso: nella nostra regione solo 4 bambini su 100 possono beneficiare di 40 ore settimanali di didattica, anziché delle canoniche 27, mentre la media nazionale raggiunge il 30 per cento e in regioni come la Lombardia si sfiora il 90 per cento. Significa, in proporzione, che un alunno siciliano frequenta la scuola due anni in meno di un coetaneo lombardo, perché in un percorso scolastico di cinque anni si contano oltre 2 mila ore di differenza.

Il calendario scolastico è più lungo. Anche per questo, l’anno scolastico 2018/19 della Sicilia è uno dei più lunghi d’Italia, se non di sempre in regione: 211 giorni in totale, con poche pause e nessun ponte previsto dall’assessorato regionale all’Istruzione ma, come previsto dalle norme sull’autonomia scolastica, i singoli istituti potranno derogare a questo calendario fino a un massimo di 11 giorni, per rispettare il numero minimo di giornate scolastiche stabilite dal Miur, ovvero 200.