Itinerari di memoria consapevole per gli studenti del Vaccarini di Catania - Newsicilia

Itinerari di memoria consapevole per gli studenti del Vaccarini di Catania

Itinerari di memoria consapevole per gli studenti del Vaccarini di Catania

CATANIA – Intensa e ricca di appuntamenti significativi l’attività didattico-formativa che si sta dispiegando al Vaccarini di Catania per rinnovare nelle menti dei giovani studenti e delle giovani studentesse la memoria delle inutili stragi del Novecento. Che il monito, “Affinché questo non si ripeta”, non rimanga pura astrazione è l’obiettivo dell’azione intrapresa dall’Istituto, diretto dalla Dirigente Scolastica Prof.ssa Salvina Gemmellaro, che ha predisposto una serie di interventi rivolti alle classi del biennio e del triennio per ricordare la tragedia della Seconda Guerra Mondiale e gli eccidi che furono commessi nel suo contesto.

Nell’ambito delle riflessioni dedicate al 27 Gennaio, giornata della Memoria, alcune classi del triennio hanno incontrato il Dott. Giovanni Sparpaglia, reduce del secondo conflitto mondiale e testimone dei campi di internamento tedeschi per i soldati italiani fatti prigionieri nel 1943 dopo l’Armistizio Badoglio. Quello svoltosi con il Dott. Sparpaglia è stato un vero e proprio incontro con la Storia, dal momento che gli alunni e le alunne hanno potuto confrontarsi con un uomo che ha patito sulla propria pelle la disumanizzazione dei lager nazisti. Privato di buona parte delle tutele previste dalla Convenzione di Ginevra, Giovanni Sparpaglia, come molti italiani disarmati e catturati dai tedeschi all’indomani dell’annuncio dell’armistizio, fu deportato nei campi di concentramento nazisti e trascorse una lunga prigionia caratterizzata costantemente da fame, freddo, sporcizia e brutalità da parte delle guardie.



I seicentomila IMI (Internati militari italiani) furono costretti a lavorare in miniere, fabbriche, a scavare macerie e trincee. La fame, come emerso dal racconto del reduce, è stato l’aspetto più patito della prigionia perché la privazione di un adeguato apporto calorico giornaliero era l’arma utilizzata dai tedeschi per punire i presunti traditori e spingerli verso l’adesione alla RSI. Particolarmente efficaci sono state le parole relative alla rappresentazione mentale del cibo da parte degli internati militari italiani, i quali esorcizzavano la fame cronica con continui discorsi ruotanti sulle prelibatezze della cucina italiana. Un trattamento inumano non si verificò, dunque, solo nei lager destinati ad ebrei, omosessuali, zingari e dissidenti politici, ma anche in quelli destinati ai prigionieri di guerra italiani. Le domande rivolte dagli studenti e dalle studentesse dell’Istituto al Dott. Sparpaglia hanno mostrato con chiarezza ed efficacia non solo la portata dell’iniziativa volta a gettare luce su una pagina di storia troppo spesso dimenticata, persino dalla stessa storiografia italiana, ma anche la necessità di far rientrare a pieno titolo l’internamento dei militari italiani, dopo l’accelerazione degli eventi in seguito all’8 settembre, nelle riflessioni e nelle celebrazioni del 27 gennaio.

 


 

Contro ogni forma di negazionismo, di malsano revisionismo e di intorpidimento delle coscienze si innesta la proiezione, riservata a tutte le classi dell’Istituto, presso il Cinema King di Catania, del film del 2008, “L’onda”, di Dennis Gansel. Si tratta di un’altra interessante iniziativa che il Vaccarini sta organizzando proprio in questi giorni nell’imminenza del 10 febbraio, il giorno dedicato al Ricordo delle vittime delle Foibe istriane in cui furono barbaramente trucidati circa 10.000 italiani della Venezia Giulia, dell’Istria e della Dalmazia ad opera dell’esercito jugoslavo di Tito.

Il film, incentrato su un singolare esperimento messo in atto da un professore di liceo per far riflettere sugli effetti nefasti delle dittature, si inserisce bene nella ricerca-azione intrapresa dall’Istituto affinché possa affermarsi sempre il pensiero libero contro ogni tendenza uniformante e omologante. Una vera e propria sfida quotidiana per fornire agli studenti gli strumenti utili per leggere la complessità e non farsi sovrastare dalla paura, il vero demone dei nostri tempi.

L’articolo è stato redatto con la collaborazione della professoressa Carla Biscuso.