Taglio del numero dei parlamentari: il 20 settembre si vota il referendum costituzionale

Taglio del numero dei parlamentari: il 20 settembre si vota il referendum costituzionale

Tornare alla normalità vuol dire anche tornare a votare. L’appuntamento alle urne è fissato per il prossimo 20 settembre, quando i cittadini italiani dovranno esprimere la propria preferenza per il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari.


La data settembrina è stata scelta per sopperire alla mancata votazione del 29 marzo scorso quando, in piena emergenza sanitaria, si decise di posticipare il referendum per motivi di sicurezza.


Il referendum sul taglio dei parlamentari sarà il quarto referendum costituzionale nella storia della Repubblica Italiana. I precedenti tre hanno riguardato: la riforma del Titolo V della parte seconda della Costituzione (nel 2001) approvata con il 64,2% di voti a favore; la riforma Berlusconi proposta e respinta con il 61,29% di “no” nel 2006; e la riforma Renzi del 2016, anch’essa abrogata per volere dei cittadini con il 59,12% di voti contrari. In questa quarta occasione gli italiani dovranno votare per confermare o respingere la riforma costituzionale sul taglio del numero dei parlamentari, che ridurrà di circa un terzo il novero di deputati e senatori nel nostro Paese.


Il referendum costituzionale, nello specifico, serve a confermare o rigettare l’approvazione di una riforma costituzionale che non ha ottenuto almeno due terzi dei voti in ciascuna camera. Coloro che voteranno “sì” chiederanno che la riforma venga accettata ed entri in vigore; coloro che opteranno per il “no” ne chiederanno l’abrogazione. Per questo tipo di referendum non è previsto un quorum, vale a dire che il risultato sarà valido a prescindere dal numero di persone che si recheranno nei seggi elettorali per esprimere la loro preferenza.



Cosa cambia? La riforma prevede la riduzione dei seggi alla Camera e al Senato: i deputati passeranno da 630 a 400; i senatori dagli attuali 315 diventeranno 200. In tal modo aumenterà il numero di abitanti per parlamentare: da 96.006 a 151.210 per Montecitorio; da 188.424 a 302.420 per il Senato. Saranno ridotti anche i parlamentari eletti dagli italiani all’estero: i deputati passeranno da 12 a 8 e i senatori da 6 a 4. Inoltre, secondo la nuova riforma in esame, i senatori a vita nominati dal presidente della Repubblica non potranno essere mai più di 5.

Il risparmio sui costi della politica conseguente alla vittoria del “sì” al referendum, stando a quanto stimato da uno studio condotto dall’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani (Osservatorio CPI) diretto da Carlo Cottarelli, sarebbe di 57 milioni di euro l’anno, pari allo 0,007% della spesa pubblica italiana. Attualmente l’Italia ha un numero di parlamentari per numero di abitanti simile a quello dei grandi Paesi europei. Se la riforma venisse confermata, l’Italia diventerebbe invece uno degli Stati con il parlamento più ridotto e, di conseguenza, meno rappresentativo della popolazione.

Fonte immagine di copertina: Camera dei deputati – Flickr