La morte di Sebastiano Tusa, la corsa alle Europee e il buco di bilancio: il 2019 di "passione" della politica siciliana - Newsicilia

La morte di Sebastiano Tusa, la corsa alle Europee e il buco di bilancio: il 2019 di “passione” della politica siciliana

La morte di Sebastiano Tusa, la corsa alle Europee e il buco di bilancio: il 2019 di “passione” della politica siciliana

PALERMO –La buona politica al servizio della pace“, aveva auspicato a inizio anno Papa Francesco. Peccato che di pace, in questo 2019 appena andato in archivio, ce ne sia stata ben poca tra gli scranni regionali e nazionali.

Un andamento esplicitamente condizionato, nelle prime settimane di gennaio, dal terremoto del 26 dicembre 2018 che ha spostato inevitabilmente le attenzioni dei maggiori leader nelle aree di Fleri e Zafferana Etnea, località etnee colpite dal forte sisma.

Dopo le passerelle catanesi del ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, e del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, giunti a Catania per fare il punto della situazione, è stato il Governo regionale a rimboccarsi le maniche e incontrare i sindaci dei Comuni colpiti per consentire agli sfollati di tornare alle proprie case.

I primi giorni dell’anno sono anche quelli della “resistenza” dei sindaci siciliani al contestato decreto Sicurezza, con in testa il primo cittadino di Palermo, Leoluca Orlando. Gennaio, però, è anche il mese in cui affiorano alla luce le motivazioni che hanno condannato il Comune di Catania al dissesto finanziario di qualche mese addietro. Una situazione finanziaria, quella valutata dai giudici, che non avrebbe permesso ulteriore via d’uscita a causa della sua gravità.


Nel frattempo nella giunta regionale si avviano i primi rimpasti, con la nomina di Antonio Scavone come nuovo assessore regionale alla Famiglia, alle Politiche sociali e al Lavoro al posto della dimissionaria Mariella Ippolito. Dopo l’en plain siciliano di Nicola Zingaretti alle Primarie del Partito Democratico, a Palermo la politica locale si tira a lustro per accogliere l’arrivo a Palermo del presidente cinese Xi Jinping per prendere parte a una serie di incontri diplomatici.

La primavera della politica siciliana viene però scossa fragorosamente dall’improvvisa morte di Sebastiano Tusa, assessore ai Beni Culturali della Regione Siciliana che rimane coinvolto nel terribile incidente aereo dell’Ethiopian Airlines dopo essere decollato da Addis Abeba. Una ferita che lascia un solco profondo anche nel mondo dell’archeologia della quale Tusa ne faceva orgogliosamente parte.

Ad aprile la tornata elettorale delle Amministrative serve alle forze politiche locali come test in vista delle ben più probanti elezioni Europee del mese seguente, quando i siciliani Dino Giarrusso (M5S) e Pietro Bartolo (PD) fanno il pieno di voti e volano a Bruxelles a rappresentare l’isola. Al Parlamento Europeo fa ingresso anche l’ex sindaco etneo Raffaele Stancanelli (FdI), fresco di passaggio da Diventerà Bellissima di Nello Musumeci al partito di Giorgia Meloni.

E proprio nel movimento di centro-destra migra il sindaco di Catania, Salvo Pogliese, che lascia Forza Italia in aperta polemica con l’operato del commissario Gianfranco Miccichè. A giugno si interrompe l’esperienza di Sandro Pappalardo all’assessorato al Turismo della Regione Siciliana, il cui ruolo viene immediatamente ricoperto da Manlio Messina. Sempre a giugno la città di Catania può tirare un sospiro di sollievo con l’approvazione, da parte del Governo nazionale, dell’emendamento Salvacomuni che permette ai Comuni metropolitani in dissesto di accedere a dei fondi per il risanamento.

Da Catania, inoltre, arriva un chiaro segnale per la politica nazionale. Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, viene accolto da una folla inferocita di contestatori in piazza Duomo in occasione del suo “tour” siciliano. In pochi giorni il leader padano rompe il patto d’alleanza con il Movimento 5 Stelle al Governo e si ritrova confinato all’opposizione a seguito della nascita della stretta di mano tra grillini e Partito Democratico.

Nel nuovo esecutivo, dove viene riconfermato Giuseppe Conte come Presidente del Consiglio, subentrano tre ministri siciliani: la catanese Nunzia Catalfo, per il Lavoro e per le Politiche Sociali, il mazarese Alfonso Bonafede, riproposto come ministro della Giustizia, e Giuseppe Provenzano, originario di San Cataldo (Caltanissetta) e nominato ministro per il Sud. Riesce a ritagliarsi un proprio spazio anche Giancarlo Cancelleri, al quale viene consegnata la nomina di sottosegretario di Stato al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Ottobre è il mese della “reunion” del centrodestra, lasciato fuori dall’area di Governo, alla quale partecipa anche il governatore siciliano Nello Musumeci con l’intento di rafforzare la coalizione. Sempre il leader di Diventerà Bellissima traccerà un bilancio del suo mandato e vestirà successivamente i panni da pompiere per spegnere le polemiche relative alla difficile condizione economica del Teatro Bellini di Catania, presentando una proposta di “conversione” del teatro da tempio della lirica etnea a tempio della cultura.

A novembre l’Assemblea Regionale Siciliana approva il taglio dei vitalizi con un disegno di legge che mira a ridurre gli assegni degli ex parlamentari in pensione, mentre diventa irrinunciabile la richiesta dello stato di emergenza a causa dei danni provocati dal maltempo. Nel mezzo, si registra lo stop alla riforma dei rifiuti in occasione del voto segreto all’Ars. Dicembre è invece il mese delle grandi manifestazioni di protesta in giro per l’Italia, alle quali non si sottrae nemmeno piazza Duomo a Catania che viene riempita dalle rampanti “Sardine.

Nel frattempo, si fa sempre più infuocato il dibattito sul caro voli per la Sicilia, con i numerosi studenti fuorisede siciliani che insorgono ancora una volta di fronte ai prezzi esorbitanti. Una soluzione in extremis viene data dalla Regione Siciliana che dispone una flotta di pullman appartenenti all’azienda siciliana di trasporti che faranno la spola durante le festività natalizie. A ridosso del Natale, poi, esplode a Palazzo D’Orleans la grana del buco di bilancio di 1,1 miliardi di euro certificato dalla Corte dei Conti. Un campanello d’allarme fermato appena in tempo dall’intesa con il governo centrale che consentirà alla Regione di evitare il default, spalmando l’ingente debito nel corso di 10 anni.

Cosa potranno riservarci i futuri 12 mesi della politica siciliana? Una volta smaltiti i bagordi delle feste, si dovrà necessariamente ripartire dai punti lasciati in sospeso nelle scorse settimane. Priorità sarà data alle riforme come quelle relative alla parità di bilancio per consentire all’isola un serio sviluppo.

Immagine di repertorio

Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com