Omicidi e voglia di riscatto: Riina lascia la “famiglia divisa”, ma porta con sé i suoi segreti

Omicidi e voglia di riscatto: Riina lascia la “famiglia divisa”, ma porta con sé i suoi segreti

PALERMO – Totò Riina è morto. Non ha retto due interventi chirurgici che l’hanno portato in coma farmacologico. Resta la curiosità di conoscere quali e quanti segreti si sia portato sotto terra, ma è difficile poterli sapere. Certo è, però, quello che ha lasciato, cioè la sua famiglia.

Nonostante la sua efferatezza, da qui anche il soprannome “La Belva”, Riina ha trovato la donna della sua vita, una a cui dedicare il suo amore. Quella persona in grado di affiancarlo e stargli vicino. Sarà un caso, ma anche lei ha un “curriculum vitae” che in quanto a rapporti con la mafia sa il fatto suo. Il suo nome è Ninetta Bagarella, nata a Corleone, 73 anni. Lei, porta lo stesso cognome di Don Luchino. Non a caso, infatti, Ninetta è sorella di Leoluca Bagarella, uno dei più temuti sicari di Cosa Nostra, che sulle spalle porta il fardello di centinaia di omicidi, che gli sono costati la condanna all’ergastolo e 41 bis.

Ninetta stessa ha dovuto rispondere a diverse accuse in tribunale; nel ’71, infatti, è stata processata in quanto complice di Totò, ma evitò la condanna definendosi una “donna innamorata“. E l’amore, si sa, dà i suoi frutti, in questo caso 4: Giuseppe Salvatore, Giovanni, Lucia e Maria Concetta.

Il secondogenito, Giovanni, ha seguito in pieno la carriera del padre: anche lui mafioso e condannato all’ergastolo. Ben 4 omicidi commessi. L’uomo, nato nel ’76 è stato arrestato nel ’96 a soli 20 anni e da allora si trova in carcere. La sua prima vittima è stato Giuseppe Giammona: due colpi di pistola mentre era in auto con la fidanzata. Più crudo ancora, invece, il duplice omicidio di Giovanna Giammona e Francesco Saporito, marito e moglie, uccisi davanti ai figli. Infine, insieme allo zio Leoluca, tolse brutalmente la vita al dottor Antonio Di Caro, strangolato e sciolto nell’acido.

Al centro di molte polemiche la figura del più grande dei figli, Giuseppe Salvatore. L’ultimo scalpore è nato dalla presentazione del suo libro e l’invito in studio da Bruno Vespa. Un evento che fece indignare mezza Italia. Ma di cosa potrà parlare mai un libro intitolato “Riina-family life”?

Io sono orgoglioso di Totò Riina come uomo, non come capo della mafia. Io di mafia non parlo, se lei mi chiede che cosa ne penso non le rispondo. Io rispetto mio padre perché non mi ha fatto mai mancare niente, principalmente l’amore. Il resto l’hanno scritto i giudici, e io non me ne occupo“. Anche lui, in ogni caso, ha avuto a che fare con la giustizia, dovendo scontare 8 anni e 10 mesi per associazione mafiosa.

Diversa la figura di Lucia. Lei è un’artista, l’unica dei 4 a non aver, fisicamente, abbandonato Corleone. È salita alla ribalta della cronaca perché si è vista negare il bonus bebè: secondo il comune la domanda di Lucia sarebbe stata incompleta, quella del marito semplicemente fuori tempo limite. Una situazione che spinse la figlia di Riina a voler chiedere addirittura la revoca della cittadinanza.

Chiudiamo infine con Maria Concetta: anche lei, come il fratello Giuseppe Salvatore, ha parlato spesso ai giornali, specialmente in un’intervista a “La Repubblica”, di un padre affettuoso, distante da quello raccontato dalle televisioni. Non per questo ha mai disconosciuto le efferatezze commesse dal capo dei capi, ma denuncia il fatto che proprio per questo ha avuto sempre difficoltà a trovare a lavoro. Lei spera ancora in un riscatto sociale.