Sicilia, test sierologici “migliori” del tampone: “Ci aiutano a scoprire gli asintomatici e se ne possono effettuare centinaia al giorno”

Sicilia, test sierologici “migliori” del tampone: “Ci aiutano a scoprire gli asintomatici e se ne possono effettuare centinaia al giorno”

PALERMO – “Finalmente la Regione Siciliana ha disposto l’avvio per l’utilizzo dei test rapidi sierologici, quantitativi e qualitativi, per verificare e contenere la diffusione del Coronavirus prima fra tutti gli operatori sanitari, Forze dell’ordine, Vigili del Fuoco, personale di imprese autorizzate e popolazione delle zone rosse, lo dichiara Calogero Coniglio, Segretario Regionale della Fsi-Usae Federazione Sindacati Indipendenti organizzazione costituente della Confederazione Unione Sindacati Autonomi Europei.


“Rivestendo un doppio ruolo, quello da infermiere e quello da sindacalista preciso che resta fermo che l’unico modo per fare diagnosi, che conferma l’infezione in corso, purtroppo è il tampone ma questi test sono utili per fare indagini sierologiche. I test non sostituiscono il tampone, servono per capire se la persona è entrata in contatto con il virus e se ha sviluppato le difese immunitarie in grado di proteggerla in caso di nuovo contatto – commenta Coniglio – come Organizzazione Sindacale riteniamo necessario provvedere con urgenza all’approvvigionamento di questi test che non hanno bisogno di reagenti, per quanto non abbiano l’attendibilità di quelli diagnostici, perché, prima o poi, potremmo a fare i test a tutta la popolazione dove il numero degli asintomatici in grado di diffondere il virus potrebbe essere enorme”.


“Bene ha fatto Il Presidente della Regione, ci auguriamo che la valutazione sia celere, il test rapido può fotografare lo stato del contagio tra il personale sanitario e delle forze dell’ordine, che è da salvaguardare principalmente, altrimenti chi presterebbe le cure ai cittadini? Subito dopo, anche ai cittadini che potrebbero essere venuti in contatto con contagiati: si dovrebbe operare ‘a cerchi concentrici’, dal più stretto al più grande e rappresenta uno strumento utile per avere un’idea più complessiva dell’evoluzione dell’epidemia e delle persone entrate in contatto con il virus. In questa battaglia può aiutarci il fattore tempo è fondamentale – continua -. Il tampone nasofaringeo cerca direttamente il virus mentre il test sierologico rapido cerca gli anticorpi, non sostituisce il tampone, ma può aiutare a formulare un ipotesi diagnostica in casi dubbi, sempre associato all’anamnesi epidemiologica, alla clinica, offre l’opportunità di identificare un numero maggiore di persone non consapevoli di essere state infettate. E così se i tamponi servono per accertare la positività di una persona con sintomi, i test sierologici consentono di scovare anche i cittadini che hanno contratto il coronavirus senza accorgersene. I famosi ‘asintomatici’, cioè tutte le forme di contagio che sfuggono alla mappatura dei tamponi perché invisibili. È un bene l’utilizzo dei test sierologici perché sarà un intervento di prevenzione importante, in Italia si assisterà a un grande screening di massa e successivamente vedremo con i risultati quali indicazioni emergeranno”.

Il sindacato Fsi-Usae tiene a precisare che i test rapidi riescono a fornire informazioni fondamentali a livello statistico e si stanno lentamente diffondendo in Italia, gli ospedali hanno cominciato ad ordinare migliaia di kit. Potranno essere eseguiti soltanto da personale sanitario specializzato, nessun test potrà essere acquistato in farmacia, saranno soltanto i distretti sanitari a poterli distribuire. I risultati sorprendenti dei test rapidi, gli stessi utilizzati a Wuhan durante la quarantena, potrebbero aprire nuovi scenari nella lotta per debellare il coronavirus in Italia, soprattutto nel piano di screening a tappeto nelle zone più a rischio.

“Si tratta di un test rapido capace di rintracciare in 10 minuti – continua Coniglio – attraverso una goccia di sangue da prelevare sul polpastrello, gli anticorpi al coronavirus e accertare di fatto il contagio. La presenza di anticorpi indica infatti se il paziente ha avuto l’infezione o se essa è in atto, consentendo di selezionare pazienti negativi, pazienti che hanno superato l’infezione (igG), pazienti positivi (IGM) e pazienti che stanno superando l’infezione ma possono ancora infettare (IGM ed IgG). La goccia di sangue viene adagiata in una piccola striscia di plastica. All’interno il materiale migra e si evidenziano bande colorate. È rapidissimo e semplice rispetto a un tampone. Se ne possono fare anche centinaia al giorno. Una volta trovato un positivo è necessario praticare il tampone perché potrebbero esserci falsi positivi, quindi va verificato. Il tampone ci consente di vedere se c’è o non c’è il virus, il test sierologico lo suggerisce ma non lo conferma. Certo, può capitare che gli anticorpi non si vedano ma solo perché ancora non sono stati prodotti dall’organismo. Da quando veniamo in contatto con il virus possono passare da 6 a 8 giorni prima che si sviluppino gli anticorpi. Il tampone invece si esegue con un prelievo dalla gola con un bastoncino assorbente e attraverso una tecnica di biologia molecolare si cerca la presenza del genoma del virus. Questo richiede tempi di lavorazione più lunghi, dalle 3 alle 48 ore. I tempi di risposta variano dall’organizzazione e resta la problematica carenza di reagenti dovuta all’enorme richiesta mondiale”.

“La disposizione dell’Assessore regionale della Salute Ruggero Razza annuncia un coinvolgimento dei laboratori pubblici e privati invitandoli ad una manifestazione di interesse per collaborare all’avvio di attività di screening. Potremmo sottoporre a tutte le persone che hanno sviluppato gli anticorpi. Se si saranno anche negativizzate, potranno tornare operative e verosimilmente sono guarite e non contagiose”, conclude Coniglio.

Immagine di repertorio