PALERMO – Si è spento ieri sera, colto probabilmente da un infarto fulminante, il capomafia della famiglia di Santa Maria di Gesù, conosciuto anche come “il padrino della Guadagna”.
Stiamo parlando di Salvatore Profeta, 73 anni, detenuto nel carcere di massima sicurezza di Tolmezzo, in provincia di Udine, dal novembre del 2016 quando, alcuni collaboratori di giustizia, lo avevano definito “uomo d’onore” del clan palermitano.
Ben 8 anni e 2 mesi era la pena da scontare ma, da dieci giorni, il boss si trovava ricoverato in ospedale – sotto stretta sorveglianza – a causa di alcuni problemi di salute.
Il 73enne era ritenuto tra gli uomini più fedeli al capomafia Stefano Bontade. Quest’ultimo venne assassinato nel 1981 dai corleonesi di Totò Riina. Profeta – a seguito della condanna all’ergastolo per la strage di via D’Amelio – venne rimesso in libertà nel 2011, a seguito delle false dichiarazioni del pentito Vincenzo Scarantino, accertate da chi di dovere.
Dal 2011 al 2016, anno della carcerazione, il boss aveva ripreso in mano il “potere” facendo inchinare chiunque col suo vecchio stile da “padrino”. Prova comprovata è la fermata quasi obbligatoria durante la processione della Madonna davanti alla sua abitazione, il tutto per un “inchino ossequioso”. A raccontare questo particolare fu il Questore di Palermo, Guido Longo.



