PALERMO – Sono passati 13 anni, ma ancora la sua morte è avvolta nel mistero: si tratta del caso della piccola Matilda Borin, uccisa poco prima di aver compiuto 2 anni il 2 luglio 2005 a Roasio, provincia di Vercelli.
Tra gli indagati, al momento, vi sarebbe solo il compagno della madre della bimba, palermitano ed ex bodyguard, Antonino Cangialosi.
Elena Romani, hostess, 31enne all’epoca dei fatti, è stata assolta, mentre sarebbero ancora molti i sospetti nei confronti dell’ex bodyguard palermitano, accusato di aver colpito, forse con un calcio, Matilda, uccidendola.
La Cassazione ha già stabilito che la madre non è la colpevole dell’omicidio. Il problema è che non lo sarebbe neanche l’unica persona che si trovava in casa al momento della morte della bimba, cioè l’ex compagno: almeno questo sarebbe quanto dichiarato dal giudice di Vercelli che si è occupato del processo di primo grado, celebrato con rito abbreviato.
Antonino Cangialosi, rimasto al momento l’unico accusato, è stato già prosciolto due volte, ma dovrà difendersi ancora a novembre, quando i giudici della Corte d’Assise di Torino riprenderanno il caso.
Quello di Matilda rimane ancora oggi un caso irrisolto e, visto l’andamento delle indagini, ci vorranno probabilmente diversi anni prima che si possa dare un nome e un volto al mostro che ha ucciso la bambina.
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