Morto Totò Riina: “Bisognerebbe ammazzarli tutti i magistrati”, una delle sue ultime dichiarazioni

Morto Totò Riina: “Bisognerebbe ammazzarli tutti i magistrati”, una delle sue ultime dichiarazioni

PALERMO – Non è sopravvissuto ai cinque giorni di coma successivi agli ultimi due interventi chirurgici subiti e, alle 3,37 di questa notte, è morto Totò Riina. Non era solo, infatti, il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha firmato il permesso ai figli in modo da consentire loro di stare accanto al padre morente.

Da 24 anni in carcere al regime del 41 bis, Riina, venne arrestato il 15 gennaio del 1993, ma veniva considerato ugualmente dagli inquirenti il capo di Cosa Nostra ed è spirato nel reparto detenuti dell’ospedale di Parma.

Il capo dei capi della mafia siciliana, è rimasto sempre fedele alla sua strategia in carcere: ribadire il ruolo che ha svolto nell’Italia degli ultimi quarant’anni. Sono 26 le condanne all’ergastolo per decine di omicidi e stragi, tra le quali quelle del ’92 in cui persero la vita i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, Riina non si è mai pentito del suo “operato”.

Forti, infatti, le dichiarazioni fatte dal carcere che rispettavano perfettamente le manie di grandezza tipiche della mafia organizzata: “Gli ho fatto fare la fine del tonno” aveva detto, il boss corleonese, riferendosi alla strage di Capaci in cui perse la vita il giudice Giovanni Falcone, insieme con la moglie e gli uomini della scorta.

Proprio ciò che diceva per anni è stato analizzato, ma Riina ha sempre ribadito tutto e il contrario di tutto, senza manifestare mai una vera voglia di collaborare con la magistratura.

L’unico con cui sembrava confidarsi era il suo fidato compagno di “ora d’aria”, il boss pugliese Alberto Lorusso: “Sono diventato un re […] – gli raccontava -. Se mi dicevano, un giorno, che sarei arrivato a comandare la storia: sono stato importante”.

Telecamere, microspie: i pubblici ministeri di Palermo, negli anni, hanno fatto di tutto per intercettare le sue conversazioni durante l’ora d’aria, ma il pensiero di Riina non è mai stato davvero chiaro e il funzionamento di Cosa Nostra suscita ad oggi ancora tanti interrogativi.

Nelle sue versioni dei fatti, Riina, si dipingeva sempre come “il boss puro”, accusando alcuni tra gli uomini più fidati, come Matteo Messina Denaro, di aver collaborato con gli uomini dello Stato: “È un carabiniere”.

Il boss, che proprio ieri aveva compiuto 87 anni, lascia un segno indelebile nella storia della mafia di questo Paese lui che mai ha accettato “l’ingerenza” della magistratura nella propria vita: “Bisognerebbe ammazzarli tutti i magistrati” è stata una delle sue ultime dichiarazioni prima di morire.

“Spero che non lo lascino morire in carcere, la differenza tra noi e loro è che non ci serve le vendetta” aveva dichiarato, qualche ora fa tramite Twitter Claudio Fava, deputato all’assemblea regionale, nonché figlio di Giuseppe, colui che fondò il giornale I Siciliani e morì per mano della mafia il 5 gennaio del 1984.