Malato di hiv “segregato” dalla famiglia: “Se vengono a sapere che sei malato ci rovineranno”

Malato di hiv “segregato” dalla famiglia: “Se vengono a sapere che sei malato ci rovineranno”

PALERMO – “Se sveli di aver contratto l’hiv, quando vivevi a Milano, fai una brutta fine tu e la reputazione di tutta la famiglia viene macchiata. Devi stare zitto, non raccontare alcunché a nessuno”.

Una storia che è frutto di grande ignoranza o, forse, solo di paura: chiamatela come volete, ma in ballo c’è la vita di un giovane compromessa dall’Aids prima e dal pregiudizio poi.


Il protagonista della storia che vi raccontiamo si chiama Mario, nome inventato per ragioni di privacy, ed è originario di un paesino della provincia di Palermo. Dopo aver vissuto per lungo tempo a Milano, dove dieci anni fa si è ammalato di hiv, Mario è dovuto tornare nel paese natìo per questioni lavorative. Da quel momento per il giovane sono iniziati i veri problemi.

Il ragazzo per i primi anni, quando ancora viveva nel capoluogo lombardo, era riuscito a convivere con la propria condizione di malato, assumendo le dovute terapie, senza perdere il sorriso, né la voglia di vivere. Una volta tornato in Sicilia, però, tutto è cambiato. 

Genitori e parenti lo hanno messo sotto torchio. La paura, più che riguardo alle sorti del giovane, già considerate come “spacciate”, sarebbe scattata relativamente al buon nome di tutta la famiglia che, secondo i diretti interessati, sarebbe stato irrimediabilmente compromesso se si fosse diffusa in paese la notizia della malattia del giovane.

Ecco perché il ragazzo non parla con nessuno, se non con i medici e fa la spola tra gli specialisti della malattia in questione, come il dottor Tullio Prestileo dirigente medico unità operativa malattie infettive e medicina per popolazioni migranti e vulnerabili all’Arnas, ospedale Civico di Palermo, nonché presidente regionale AnlAids, e gli psichiatri per cercare di risollevarsi psicologicamente dalla gogna alla quale lo hanno costretto i parenti.

È un racconto che lascia sgomenti, che ha fatto al nostro quotidiano proprio il dottor Tullio Prestileo, per cercare di sensibilizzare l’opinione pubblica relativamente ad un un problema “toccato con mano” da lui, ma soprattutto dai suoi pazienti.

 

“In questi giorni ho fatto un intervento di sensibilizzazione molto importante in una scuola di Palermo – spiega il dotto Prestileo -. Facendo un bilancio, sono tantissimi i giovani che eviterebbero, come la peste, il contatto, seppur superficiale, con qualcuno che è affetto da Aids: per questa ragione va spiegato che la malattia non si può contagiare in alcun modo con lo scambio di saliva e la stretta di mano”.

“Va sempre tenuto conto – aggiunge Prestileo – che per la trasmissione della carica virale nel sangue esistono dei modi precisi: primo fra tutti il rapporto senza preservativo, se non coperto dalle dovute terapie, e la gravidanza”.

“Ci tengo a precisare – spiega Prestileo – che, ad oggi, la fiducia nei confronti della terapia ha fatto abbassare la guardia relativamente alla possibilità del contagio e, grazie al lavoro che viene svolto in Italia – nazione prima al mondo per prevenzione e terapie sperimentate – viene offerta sempre più facilmente la possibilità di effettuare i test: questo ha determinato un aumento delle diagnosi graduali negli ultimi anni”.

Il concetto di base è uno: mai abbassare la guardia. Avere rapporti sessuali si può, scegliendo accuratamente il proprio partner e praticando tutte le dovute precauzioni del caso. Mai essere incompleti nell’assunzione dei farmaci se si è portatori della malattia e considerare sempre che la spesa in più per l’acquisto dei preservativi può garantire una vita migliore, anche a costo dell’imbarazzo trascorso in farmacia al cospetto del farmacista. La vergogna passa, la malattia no.