PALERMO – L’Ong Sea Watch sarà risarcita per oltre 76mila euro per il fermo – ritenuto illegittimo – subito dalla nave Sea Watch 3 nel giugno 2019. Lo ha stabilito il Tribunale di Palermo.
Risarcimento per oltre 76mila euro alla Sea Watch
L’episodio fa riferimento al caso di Carola Rackete, l’allora comandante della nave, che il 29 giugno di quell’anno ha forzato il blocco navale di Lampedusa per far sbarcare 42 migranti nell’Isola.
La nave è stata ferma per oltre 5 mesi – dal 12 luglio al 19 dicembre del 2019 – fino a quando, dopo un ricorso d’urgenza, il Tribunale di Palermo ne ha ordinato la restituzione.
La portavoce della Ong Linardi: “Arroganza riconosciuta come rispetto del diritto internazionale”
“Il risarcimento a Sea Watch, legato alla vicenda Rackete dimostra ancora una volta che la disobbedienza civile è tutt’altro che arroganza, ma protezione del diritto internazionale dagli attacchi di chi abusa della propria posizione di potere per calpestarlo, ai danni dei diritti e delle libertà di tutti”. Così si è espressa la portavoce di Sea Watch, Giorgia Linardi.
“Alla nostra reazione davanti all’annuncio del cosiddetto blocco navale, Fratelli d’Italia ha risposto con l’intimidazione: ‘basta con l’arroganza di certe ong’. Eppure quella che loro definiscono arroganza è stata riconosciuta dai tribunali competenti come rispetto del diritto internazionale”.
Parla il premier Meloni
“Qual è il messaggio che si sta cercando di far passare con questa lunga serie di decisioni oggettivamente assurde: che non è consentito al governo provare a contrastare l’immigrazione illegale di massa, che qualunque legge si faccia e qualunque procedimento si costruisca una parte politicizzata della magistratura è pronta a mettersi di traverso?”. Così il presidente del Consiglio Giorgia Meloni a proposito del caso Sea Watch in un video sui social.
“Non lo so – prosegue la premier – ma in ogni caso mi dispiace se deluderò più di qualcuno perché noi siamo particolarmente ostinati e continueremo e faremo del nostro meglio per rispettare la parola che abbiamo dato agli italiani e per far rispettare le regole e le leggi dello Stato italiano e faremo tutto quello che serve per difendere in particolare i confini e la sicurezza dei cittadini“.
“Non solo all’epoca la Rackete è stata assolta perché secondo alcuni magistrati è consentito forzare un blocco di polizia in nome dell’immigrazione illegale di massa. Oggi i giudici prendono un’altra decisione che lascia letteralmente senza parole: hanno condannato lo Stato italiano a risarcire con 76mila euro, sempre degli italiani, la ong proprietaria della nave capitanata dalla Rackete, perché dopo lo speronamento ai danni dei nostri militari l’imbarcazione era stata, giustamente, trattenuta e posta sotto sequestro”, aggiunge.
La Russa: “Sentenza abnorme, d’accordo con Meloni”
Il presidente del Senato Ignazio La Russa interviene sulla sentenza relativa alla ong Sea Watch e si dice in piena sintonia con la premier Giorgia Meloni, definendo il provvedimento “abnorme”.
A margine di un evento a Roma, La Russa ha spiegato di aver letto il post della presidente del Consiglio e di condividere la sua posizione, ringraziandola per aver denunciato senza esitazioni quella che considera una decisione “assurda”.
Secondo il presidente del Senato, la vicenda non dovrebbe essere strumentalizzata nella polemica referendaria, ma va evidenziato come la sentenza rischi di rendere sempre più difficile l’applicazione delle leggi.
“Credo sia sotto gli occhi di tutti – ha aggiunto – l’abnormità di una sentenza che vuole premiare chi aveva speronato una nave italiana delle forze dell’ordine”.




