Giornalisti ed emergenza: un lavoro in evoluzione tra riorganizzazione, etica e rischi

Giornalisti ed emergenza: un lavoro in evoluzione tra riorganizzazione, etica e rischi

PALERMO – Non hanno mai smesso di lavorare, anzi di fronte all’emergenza sanitaria hanno dovuto “rimboccarsi le maniche” e svolgere uno dei compiti più complessi in un mondo dominato dalle fake news e dalle congetture: informare correttamente. Si tratta dei giornalisti, una categoria spesso oggetto di polemiche ma anche indispensabile nella vita quotidiana delle persone.


Quando il lockdown e le misure restrittive sono entrati prepotentemente nell’esperienza giornaliera di ogni individuo, gli esperti del settore dell’informazione hanno avuto il duro compito di comprendere cosa stesse accadendo, senza lasciarsi prendere dal panico, e cercare di trasmettere informazioni complete e concrete.


Mettere da parte il senso di sconforto e rimediare a ogni ostacolo con dedizione è stato il comandamento di chi svolge il lavoro con passione e consapevolezza del ruolo dell’informazione nella vita del pubblico. Certo, forse questo compito non è stato eseguito da tutti nel rispetto delle norme etiche e professionali che il giornalismo impone (lo dimostrano le accuse di “terrorismo mediatico” che fioccano sul web e non solo), ma in genere l’attenzione degli addetti ai lavori per ogni aspetto legato all’emergenza in corso, sia dal punto di vista sanitario che da quello politico-economico, è stata costante.

Come ogni settore, anche quello del giornalismo ha necessità di reinventarsi nel periodo post-lockdown. Che il lavoro sia svolto su una piattaforma online in ufficio o in casa, in televisione o nella sede di un quotidiano cartaceo poco importa: la prudenza è fondamentale.

Anche per le redazioni sarà indispensabile mantenere le distanze di sicurezza, garantire la sanificazione dei locali e accertarsi che tutti i dipendenti si attengano alle normative per la protezione personale, dall’utilizzo della mascherina in caso di necessità alla limitazione dei contatti fisici.

Condizioni senza dubbio “scomode” sotto tanti punti di vista, specialmente in un ambito di lavoro frenetico che richiede scambi continui. La situazione si complica per chi offre dirette: togliere le mascherine durante il discorso, assicurare l’incolumità degli addetti al video e al lavoro dietro le quinte, trovarsi talvolta a entrare in contatto con tante persone nonostante i rischi e attenersi scrupolosamente alle norme d’igiene e protezione senza potersi permettere distrazioni sono solo alcuni dei problemi all’interno di un sistema complesso, creato dalla sinergia di diversi individui che devono rimanere “insieme” anche nell’era del distanziamento sociale.

La difficoltà principale per gli impiegati nel settore dell’informazione, però, non è legata alla gestione degli spazi personali e redazionali o alla ripresa economica, certamente non facile. C’è un altro aspetto da considerare: la ricerca dell’informazione corretta.

Saper discernere la verità dalla menzogna e ricercare fonti autorevoli sono attività propedeutiche all’esercizio della professione. Ciò nonostante, mai come in questo periodo emerge quanto sia d’ostacolo non essere in grado di svolgere queste attività o non possedere gli strumenti adeguati per garantire informazioni verificate attentamente. Una fonte errata, un titolo sbagliato o l’evidenziare determinati particolari e non altri può scatenare vere e proprie polemiche, tutt’altro che irrilevanti in un periodo dominato dalla comunicazione social.

Negli ultimi anni il modo di far notizia è cambiato e le tecnologie moderne oggi sono uno strumento indispensabile non solo per i giornali che online trovano la loro linfa vitale, ma anche per chi, abituato al giornalismo “vecchio stampo” con carta e penna, viene attratto necessariamente dagli input, tanto variegati quanto potenzialmente ingannevoli, disponibili sul web. In un clima di incertezza, però, c’è anche la necessità di prestare maggiore attenzione alle fonti ufficiali per evitare “tranelli” e di paragonare varie posizioni per dare un contributo rilevante, senza sensazionalismi e con professionalità.

Altrettanto complesso è non cedere alla tentazione di affidarsi troppo alle voci del web, specialmente nelle occasioni in cui gli incontri diretti rimangono limitati e si preferisce la sicurezza del proprio “habitat naturale” all’esterno.

Quando si parla di cambiamenti provocati dall’emergenza, quindi, particolare attenzione va riservata al settore dell’informazione, spesso dimenticato ma onnipresente e influente nella vita degli individui. Quale sarà l’evoluzione effettiva di questo ambito lavorativo è difficile dirlo: c’è chi, pessimisticamente, parla di un giornalismo ormai “scadente” e privo di stimoli e chi, in chiave più ottimista, prevede una “rivoluzione” del settore e una maggiore consapevolezza dei possibili rischi di un’informazione parziale e/o scorretta sui destinatari.

A prescindere dalla direzione intrapresa dai professionisti dell’ambito, una riorganizzazione è inevitabile e richiederà linee guida dirette e chiare sotto ogni aspetto per garantire la rinascita di un settore ancora in crisi sotto vari punti di vista.

Fonte immagine: Pixabay – Andrys