I prezzi del petrolio hanno registrato un forte aumento dopo gli attacchi militari condotti da Israele nel cuore dell’Iran, riaccendendo i timori di un’escalation in una regione che rappresenta un terzo della produzione mondiale di greggio. Questo sui mercati asiatici fa registrare aumenti di circa il 9%, con il Wti che si attesta a 73,92 dollari e il Brent a 75,10 dollari al barile. Si tratta del maggior rialzo intraday da marzo del 2022, quando l’invasione russa dell’Ucraina scatenò un’analoga corsa dei prezzi energetici.
L’offensiva israeliana, secondo quanto dichiarato dal primo ministro Benjamin Netanyahu, è diretta contro il programma nucleare e l’apparato militare di Teheran. L’Iran ha promesso una dura risposta attraverso la Guida Suprema Ayatollah Ali Khamenei, che ha confermato la morte di diversi comandanti e scienziati negli attacchi.
Aumento del petrolio: i possibili scenari
Gli scenari prospettati dagli analisti disegnano un quadro preoccupante. In settimana JP Morgan Chase ha avvertito che, in uno scenario estremo in Medio Oriente, i prezzi potrebbero toccare i 130 dollari al barile. Se dovessero essere colpiti gli asset iraniani di trasporto e produzione, potrebbero essere a rischio fino a 1,7 milioni di barili al giorno. In questo caso, secondo le stime di Ing, il Brent potrebbe arrivare a 80 dollari, stabilizzandosi probabilmente intorno a 75.
Ma a preoccupare i mercati è soprattutto lo scenario dello Stretto di Hormuz tra Iran e Oman, oggi centro nevralgico delle esportazioni di idrocarburi via mare da parte dei Paesi arabi del Golfo Persico e dell’Iran. Questo passaggio strategico vede transitare circa un quarto del commercio mondiale di petrolio.
Qualora dovessero verificarsi disagi in questa regione, potrebbero essere a rischio fino a 14 milioni di barili al giorno, con i prezzi che potrebbero volare fino a 120 dollari. In caso di conflitto prolungato, gli esperti non escludono nuovi record oltre la soglia di 150 dollari toccata nel 2008. E un aumento prolungato dei costi energetici rischierebbe di alimentare l’inflazione globale, complicando il lavoro delle banche centrali, Federal Reserve inclusa, già alle prese con le conseguenze delle tensioni commerciali.
Molto dipenderà dalla reazione iraniana nelle prossime ore. I mercati del petrolio, dopo anni di relativa stabilità, si trovano nuovamente sotto i riflettori della geopolitica mondiale, con conseguenze che potrebbero ripercuotersi sull’economia globale per mesi.