“Mamma, papà, cosa succede? Perché sparano?”: la guerra spiegata ai bambini tra disagi e paure

“Mamma, papà, cosa succede? Perché sparano?”: la guerra spiegata ai bambini tra disagi e paure

Mamma, papà, cosa sta succedendo? Perché sparano?“, “Dov’è papà? Quando torna?“. Come si spiega la guerra ai più piccoli? In che modo si può “giustificare” o dare una risposta razionale ai bambini alle atrocità connesse ai conflitti, tra dolore, lacrime, morte e distruzione?

Non è facile accettare di vivere in un mondo crudele che per raggiungere i propri scopi ha la necessità di utilizzare le armi, proseguendo dritto verso la meta e fregandosene di ciò che c’è intorno.


Studiare o scrivere la storia?

Ci sono delle “ferite” che, tra l’altro, restano dentro e a pagare i conti, spesso, in caso di guerre, sono anche i bambini che rimangono attoniti e perplessi di fronte a realtà a cui non dovrebbero essere affatto abituati, che non dovrebbero comprenderle ma scansarle e, al massimo, studiarle soltanto sui libri di storia per capire gli errori da non ripetere.

In certi casi, invece, anche i più piccoli si trovano catapultati in dinamiche che fanno letteralmente inorridire. E si ritrovano a scrivere pagine di storia che sarebbe meglio dimenticare.

L’attuale contesto tra pandemia e guerra

Ai microfoni di NewSicilia la psicologa Ines Catania ci offre importanti spunti sul tema attualizzandolo al contesto attuale difficile tra pandemia e guerra in Ucraina.

Quando penso ai bambini mi ritorna spesso in mente quella frase che recita: ‘I bambini sono senza passato ed è questo tutto il mistero dell’innocenza magica del loro sorriso’, ma in effetti non credo che sia del tutto così in questo momento“, esordisce.

Già da tempo. Già da due anni. Già dal Covid. Dove le libertà dei bambini sono state spesso intaccate. I loro spazi erano visibilmente ridotti e le relazioni quasi del tutto inesistenti. Il gioco con il gruppo dei pari totalmente negato per la paura dei contagi“, prosegue.

Ma i bambini sono abitudinari, si sa, hanno bisogno di regole e tempi scanditi. Di questa situazione ne hanno parecchio risentito. Adesso, come se non bastasse, la guerra in Ucraina“, aggiunge.

“I bambini non stanno bene”

Tutto questo clima di incertezza, paura e ansia ha danneggiato il benessere anche mentale dei più piccoli. “I bambini non stanno bene. Lo dimostrano anche le statistiche effettuate su un campione considerevole di diverse scuole primarie d’ Italia: sembrerebbe che il 68% dei ragazzi ai quali sarebbero stati somministrati i test soffrano di disturbi alimentari, del sonno con possibile depressione“, spiega la psicologa.

Li vedo smarriti, confusi. Alla ricerca di notizie vere, di conferme, di spiegazioni. Io, avendo avuto di recente a che fare con gli alunni di una scuola di primo grado siciliana, sono riuscita a cogliere tanti segnali. Ma più di tutti, la paura“, sottolinea.

guerra spiegata ai bambini

Il ruolo dei genitori

Fondamentale è il ruolo del genitore che deve essere capace di istruire i propri figli ma senza spaventarli eccessivamente e evitando anche di ostacolare il loro percorso di crescita. Vivere nel terrore, si sa, non fa mai bene. Soprattutto per i più piccoli.

Ho cercato di spiegare ai genitori di non creare allarmismi e nemmeno di disconfermare realtà troppo evidenti. I bambini sono intelligenti, perspicaci, intuitivi, creativi. Capiscono e carpiscono, quindi negare o fuggire da una situazione non serve. Ma si possono utilizzare i giusti modi, le giuste parole“, precisa la nostra intervistata.

La guerra? Istruzioni per l’uso

Come comportarsi, quindi, davanti a situazioni così delicate? Cosa spiegare e cosa omettere per il loro bene in modo che l’ignoto che, come si sa, fa paura, non sia più tale?

La psicologa Ines Catania consiglia: “Anzitutto suggerirei di accostarsi al bambino e mostrargli un notiziario o un documentario che parli di ciò che sta realmente succedendo. In modo che abbia le giuste informazioni“.

Poi “occorre ristrutturare‘ il significato della una guerra spiegando ai più piccoli che, di solito, dopo le grandi catastrofi, si creano universi nuovi e luminosi! (Per incrementare la speranza e la fede del bambino)“.

Lasciar parlare le emozioni!

Ancora, si deve “invitare il bambino a rappresentare ciò che apprende sul tema e farlo esprimere attraverso disegni, poesie, selezioni musicali (per tenere sempre vivo il suo aspetto creativo e favorire l’espressione delle emozioni); stimolare la voglia di chiedere, conoscere, sapere incitandolo a porre tutte le domande sul tema“. Attenzione perché “le risposte dovranno essere chiare, incisive, semplici e non catastrofizzanti!“.

In più, si deve riuscire a “fargli esprimere tutte le sue emozioni sfogando rabbia, pianto, sorrisi senza demonizzarle ma accogliendo ogni sua manifestazione come risposta giusta in questa particolare situazione. Meglio incrementare il contatto fisico con baci, carezze, abbracci di modo da trasmettere calore al bambino e farlo sentire rassicurato“.

Inoltre, “se possibile è bene cercare di organizzare un gruppo coeso con altri genitori e insegnanti dove ogni bambino possa esprimere la sua idea e l’emozione del momento (rabbia, paura, sgomento, etc.) oltre a riflettere sul tema della Pace con eventuali poesie e disegni“.

E gli adolescenti?

Il discorso è leggermente diverso per gli adolescenti, ma la base di partenza è sempre la stessa: renderli consapevoli senza eccedere.

I fenomeni ai quali sto assistendo sottolineano un incremento considerevole della rabbia che talvolta sfocia in comportamenti depressivi, di isolamento e autolesionistici“, afferma Ines Catania.

A tal proposito, “è molto utile incoraggiare i ragazzi a vedere anche nelle difficoltà le opportunità, i punti di debolezza ma anche i punti di forza, le minacce e gli ostacoli ma anche le risoluzioni“.

È importante trasmettere il messaggio che possono succedere cose inaspettate, non possiamo prevedere tutto e non siamo onnipotenti, ma insieme è possibile ricercare e creare soluzioni, nuovi equilibri“, ribadisce.

Nota positiva è che, stando ai colloqui tenuti a scuola con i ragazzi e con i docenti, molti adolescenti, ormai, richiedono, la figura dello psicologo come supporto per il loro percorso e per i loro ‘insormontabili’ disagi. Tutto ciò mi fa pensare a una grande forma di autoconsapevolezza e coraggio!“, conclude.