Il ritorno in mente del pensiero di Papa Francesco non perde per nulla consistenza, “La Terza Guerra Mondiale a Pezzi” sottolinea la necessità di fermare questa “pazzia”.
Proprio ieri l’altro ci eravamo fatti gli auguri, invocando che il 2026 diventasse l’anno della Pace nel Mondo, ma il sogno è durato pochissimo e siamo davanti alla famosa citazione di Albert Einstein: “Non so con quali armi si combatterà la terza guerra mondiale, ma la quarta si combatterà con bastoni e pietre”.
Ed ecco che Donald Trump, nemmeno il tempo di arrivare all’Epifania, il giorno che tutte le feste porta via, ordina un assalto senza precedenti, in Venezuela, per catturare il dittatore venezuelano Nicolas Maduro. Una notizia che ha fatto sobbalzare dalla sedia, persino i potenti del mondo e non potevamo fare altro di analizzare questi fatti sconvolgenti con il Generale di Corpo D’Armata, Giovanni Ridinò, esperto di Strategie Belliche, nonché, già di “Direttore della Cellula Strategico Militare dedicata ad UNIFIL” presso le Nazioni Unite in New York.
-
Generale buongiorno, avrei preferito sentirla per un programma di distensione di pace, in questo inizio anno, ma, ahimè il termine “Guerra” è diventato, oramai, il protagonista “no Stop” di questo Mondo. Cosa ne pensa di questi avvenimenti “diventati consueti”?
Buongiorno a lei, al Direttore Sergio Regalbuto e all’ intera Redazione di Newsicilia per avere manifestato sempre attenzione alle mie interviste. La notizia dell’attacco degli USA al Venezuela con la cattura del presidente Maduro sembra essere la conclusione di tensioni cresciute negli ultimi tempi che hanno visto un ingente schieramento di forze davanti alle coste venezuelane ed interventi mirati a colpire battelli definiti, da una parte pescherecci (Venezuela) e dall’altra carichi di droga da scaricare sulle coste americane.
-
Ma non bastavano i conflitti in varie parti del pianeta a partire dall’Ucraina, dove lo stesso Presidente Trump assurge a protagonista di una pseudo pace fra Putin e Zelensky?
Questa crisi internazionale si aggiunge a quelle più rilevanti già in corso. I conflitti vedono coinvolte diverse parti del mondo: Russia, Ucraina, Israele, Gaza, Iran a cui si aggiungono le tensioni tra Cina, Giappone e Taiwan e le mai sopite uscite estemporanee e pericolose della Corea del Nord che sembra voler minacciare non solo la Corea del Sud ma il mondo intero.
- Una situazione che non lascia sperare a niente di buono.
Oggi le ultime notizie ci portano dall’altra parte del globo quasi a confermare il concetto di “terza guerra mondiale” coniato da Papa Francesco.
-
Generale Ridinò, ma quali sono i veri interessi degli Usa sull’America del Sud?
Il sud America è stato sempre considerato nella diretta sfera di influenza degli USA, anche se alcuni regimi, prevalentemente di ideologia comunista, hanno cercato, a più riprese, di contrastarne l’espansionismo. Regimi spesso aiutati esternamente dall’URSS prima e dalla Russia dopo, a cui si è aggiunta, negli ultimi anni, la Cina con la sua penetrazione mascherata da nature economiche, come recentemente avvenuto a Panama, il cui canale, di comunicazione tra Atlantico e Pacifico di importanza strategica, era finito direttamente sotto il controllo di società cinesi, scalzando di fatto il controllo statunitense sull’area.
-
Ma allora parliamo di interessi da parte di Trump di assoggettamento economico dell’intero Sudamerica?
Trump, con la sua riconferma alla guida degli USA, sta cercando di portare a termine un lavoro già cominciato durante il primo mandato. Primo, con la ripresa della costruzione del muro con il Messico per contrastare l’immigrazione clandestina e la re-immigrazione forzata che, assieme alla minaccia di dazi, sta portando lo Stato messicano ad una maggiore collaborazione. Secondo, la rivendicazione dell’autorità sul Canale di Panama, a causa degli eccessivi costi per il passaggio delle navi statunitensi, dovuti al controllo da parte di Pechino sul traffico navale che passa per il Canale. Una mossa che ha portato il presidente panamense José Raúl Mulino ad annunciare di non voler rinnovare le convenzioni commerciali con la Cina. Terzo, gli accordi con i presidenti conservatori e di destra, l’argentino Javier Gerardo Milei, NayibBukele in El Salvador e il neo eletto presidente del Cile, José Antonio Kast che rafforzano la linea politica del sud America verso posizioni più vicine all’attuale governance statunitense. Quarto, il rinnovato confronto con i regimi percepiti come nemici, identificati nella cosiddetta “troika del male”, composta da Venezuela, Cuba e Nicaragua.
-
Ma il Venezuela ha sempre dimostrato astio nei confronti degli Usa, persino di Putin.
Il Venezuela, in particolare, rappresenta per gli Stati Uniti un nodo strategico dove si intrecciano le alleanze tra Maduro, la Russia, la Cina, e l’Iran. Legami che risalgono all’epoca di Hugo Chávez, che sosteneva un’ideologia multipolare e antimperialista. Oggi la Cina è uno dei principali creditori del Venezuela che paga i suoi debiti con barili di petrolio, mentre la Russia ha investito molto nel paese come esportatore di armi, diventando, anche, un partner strategico nel settore petrolifero. Infine anche l’Iran ha rafforzato i suoi legami con il Venezuela, di Chavez prima, e con Maduro dopo, in chiave antiamericana.
-
Ed ecco l’intervento degli USA in Venezuela, con il sequestro Maduro ed avvertimento al BRICKS.
A mio avviso, l’intervento di Trump in Venezuela mira a raggiungere più obiettivi: il Geopolitico per rompere l’accerchiamento che si stava realizzando da parte dei paesi del BRICKS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) tendente a realizzare una economia anti dollaro per indebolire gli Stai Uniti a livello globale e circondare, a sua volta, il Brasile di Lula per invitarlo su posizioni meno antiamericane. Lotta al narcotraffico, più volte annunciata, in difesa dei giovani e dei cittadini americani.
-
Ecco, altro tema scottante, il narcotraffico che invade l’intero pianeta
Il principale canale di ingresso della droga negli Stati Uniti è quello proveniente dal Messico. Tuttavia, non si può negare che in Venezuela, come in altri Paesi latinoamericani, fenomeni come la corruzione e i rapporti tra esponenti del potere politico e i cartelli del narcotraffico rappresentino una realtà documentata. Ed infine, garantire le importazioni future di petrolio agli USA e contrastare, in futuro, le fonti di rifornimento verso la Cina.
-
Una domanda pertinente, Signor Generale: Ma il Mondo intero che futuro si pone, con questo clima di terrore bellico che non ci lascia in pace, a partire dal Santo Padre, Papa Leone XIV?
L’intervento degli Stati Uniti può apparire giustificato dai crimini commessi da un dittatore verso il suo stesso popolo unitamente al mancato riconoscimento internazionale delle ultime elezioni, sicuramente manomesse, che avrebbero garantito, anche con la modifica della Costituzione, la conferma di un potere dittatoriale senza termine. Tuttavia, le modalità attuate confermano, ancora una volta, l’indebolimento del diritto internazionale. Oggi la parola guerra non viene più utilizzata perché imporrebbe l’adeguamento alle forme previste dal diritto internazionale. Oggi vengono usate altre espressioni “azione speciale”, “lotta al narcotraffico”, “azioni antiterroristiche”.
-
Dunque, siamo arrivati alla legge del più forte… alla legge del Menga, ovvero “Chi ce l’ha in c**o se lo tenga”?
Quello che mi preoccupa, come cittadino, è questo Mondo attuale dove sembra prevalere la legge del più forte. Dopo l’Ucraina, la Siria, il Venezuela, la prossima vittima potrebbe essere Taiwan e poi?
-
E poi arriva lo “stupido” di turno che si passa il piacere di giocare con il lancio di missili atomici.
Sì, le democrazie sembrano cedere il posto al dittatore di turno o alle teocrazie. Il potere concentrato in poche persone con la capacità di pigiare un dito su un bottone rosso per il lancio di un ordigno nucleare nel momento in cui l’esaltato di turno vede sfumare il suo successo.
-
E dopo?
L’apocalisse…
-
Grazie Signor Generale, per la sua triste, ma reale disamina.



