MESSINA – Un imbarazzato Massimo Giletti ha faticato a contenere le intemperanze e le accuse lanciate dal neo deputato all’Assemblea regionale siciliana Cateno De Luca.
Il parlamentare messinese è stato ospite della seconda parte della trasmissione “Non è l’arena“, in onda ieri sera su La 7. Al centro del suo intervento in tv l’arresto subito tre giorni dopo il voto alle regionali del 5 novembre. De Luca, accusato di evasione fiscale, era stato poi scarcerato dal Tribunale di Messina, dopo che due giorni prima era arrivata anche l’assoluzione per il cosiddetto “Sacco di Fiumedinisi”.
Il deputato in diretta non ha esitato ad attaccare la magistratura messinese, come del resto aveva già fatto nelle scorse settimane anche attraverso ad alcuni post pubblicati sul proprio profilo Facebook.
Stavolta, è toccato ad un non meglio precisato alto magistrato, il cui figlio, secondo De Luca, sarebbe stato assunto in un ente di formazione. Sarebbero state proprio le sue indagini da parlamentare e il conseguente “smascheramento” di una manovra che avrebbe portato il rampollo al Ciapi, un ente regionale, alla base della sua persecuzione giudiziaria.
Giletti ha tentato a più riprese di calmare De Luca, che gridava rosso in faccia e in iperventilazione le sue accuse in diretta nazionale. Fallito ogni tentativo, il conduttore ha scaricato sul parlamentare ogni responsabilità in merito alle parole che aveva pronunciato.
De Luca non si è fatto di certo intimidire e ha ribadito le accuse già fatte e denunciate in altre sedi, parlando anche dell’arresto di Francantonio Genovese: “Quando ha detto no a qualche magistrato per lui sono iniziati i problemi“. Non riuscendo a sovrastare la voce dell’ex sindaco di Fiumedinisi, Giletti ha, infine, chiesto di abbassarne il volume del microfono.
Forti le parole usate da De Luca per descrivere la situazione che secondo la propria opinione vigerebbe nella sua città: “A Messina, nel momento in cui emergi, o ti affili o ti fanno fuori“. Secondo il parlamentare nel Palazzo di Giustizia messinese ci sarebbe una mano nera. Accusa appoggiata anche dal suo legale, Carlo Taormina, il quale ha riferito di altri esposti depositati per fare luce sulla vicenda.
Ad alzare ulteriormente i toni l’accusa lapidaria lanciata dal neo deputato che ha parlato di “mafia della magistratura“, provocando la presa di distanza di Giletti e dell’ex magistrato di Mani Pulite, Antonio Di Pietro, in collegamento da Milano.



