La Sicilia tra le regioni a più alto rischio idrogeologico, Volt Messina: “Ogni amministrazione ha dimenticato il problema”

La Sicilia tra le regioni a più alto rischio idrogeologico, Volt Messina: “Ogni amministrazione ha dimenticato il problema”

MESSINA – È ormai risaputo che la Sicilia sia tra le regioni italiane a più alto rischio idrogeologico. “Puntualmente, però – spiega Volt Messinaogni amministrazione, a qualunque livello governativo, tenda a dimenticarlo o a sottovalutare il problema“.


Le cause sono innumerevoli, tra cui rientrano – secondo Volt Messina – la mancata manutenzione (anche meramente ordinaria) e un uso indiscriminato del suolo“.

La particolare morfologia della città di Messina, come spiegato dall’associazione, la espone a rischi notevoli che, periodicamente, si ripropongono creando disagi non indifferenti alla popolazione e mettendone a repentaglio la vita: da ultimo, il nubifragio dell’8 agosto. Messina sorge alle pendici dei Peloritani, monti geologicamente giovani e più facilmente soggetti a frane e smottamenti. In aggiunta, la stabilità dei pendii è pericolosamente erosa dall’abusivismo edilizio, dalla lottizzazione spropositata, dall’occupazione delle aree di impluvio, dalla bitumazione dei torrenti, dalla speculazione edilizia e dagli incendi che (periodicamente) lambiscono la città.


Purtroppo in Sicilia, come in tutta Italia, non si presta mai attenzione ai concetti basilari di monitoraggio e manutenzione delle infrastrutture, processi dettati da precisi obblighi legislativi a tutela primaria della sicurezza cittadina – sostiene Antonio Di Pietro, esperto di policy ambientali di Volt Messina -. L’ultimo nubifragio che si è abbattuto sulla città dimostra, ancora una volta, che persiste anche un problema nelle condotte per il deflusso delle acque meteoriche. La pulizia delle stesse deve avvenire annualmente e non come evento straordinario”.

La manutenzione e pulizia degli alvei di torrenti e corsi d’acqua nonché di tombini, caditoie e cunette stradali è difatti opera di prevenzione imprescindibile per arginare gli allagamenti, che, certamente, richiede un adeguato stanziamento di fondi ed una programmazione degli interventi più rapida e immediata.

Per il quadriennio 2014-2018, la Giunta Accorinti ha stanziato poco più di 350mila euro per la pulizia dei tombini. Sui torrenti, la programmazione è stata fatta solo a fine anno 2018, con la Giunta De Luca, grazie ai fondi europei di Agenda Urbana – precisa Tommaso Deliro, Lead policy di Volt Messina -. Ben 7,8 mln di euro sono stati stanziati per la pulizia e la sagomatura dell’alveo di tutti i 72 torrenti cittadini. Tuttavia, le gare di appalto non si sono ancora concluse”.

Il sindaco Cateno De Luca ha proceduto in via d’urgenza ad affidare ad AMAM S.p.A. la pulizia di tombini, caditoie e griglie di scolo delle acque bianche, disponendo delle risorse già allocate in bilancio per un totale di 500mila euro.

Volt Messina auspica che il Consiglio comunale affidi presto e in via definitiva il servizio ad AMAM, superando così la persistente assenza di personale e mezzi specializzati. Non è più possibile rimandare adempimenti di questo genere compromettendo lo svolgimento di una così delicata attività. Il sindaco in carica non deve più trovarsi nella condizione di dover adempiere ad una situazione di emergenza con atti eccezionali.

Con il nubifragio dell’8 agosto è riemersa l’assoluta inadeguatezza del sistema di gestione e pianificazione territoriale – sottolinea Volt Messina -. Ci auguriamo, innanzitutto, che la dichiarazione dello stato di emergenza che il Governatore Nello Musumeci intende richiedere sia concessa e che, così come disposto per Palermo, lo stanziamento di fondi per Messina, Barcellona Pozzo di Gotto e Terme Vigliatore sia proporzionato ai danni subiti e al numero di abitanti.

Promuoviamo, inoltre, un uso sostenibile del suolo che sia in linea con gli obiettivi dell’Agenda europea 2030. Ciò perseguendo in particolare, come auspicato dal Piano di Gestione del Rischio Alluvioni della Regione Siciliana, il principio di invarianza idraulica e idrologica, in modo da ridurre l’impatto, dal punto di vista idrologico, delle attività di trasformazione del territorio. Auspicabile, infine, l’incremento di ‘cinture verdi urbane‘ con funzioni ecologiche e di protezione idrogeologica“.

Il cambiamento climatico non consente più rinvii e azioni parziali circoscritte in un arco temporale ristretto – dichiara Alfredo Mangano, coordinatore provinciale di Volt -. Ciò vale ancor più per Messina che, memore della disastrosa alluvione del 2009, dimostra di non aver fatto tesoro della drammatica esperienza.

Nessuna amministrazione, locale e regionale, ha saputo dare una soluzione concreta alla problematica – prosegue Mangano -. Ci sono progetti di consolidamento e messa in sicurezza del nostro territorio che giacciono nei cassetti di Palazzo Zanca da oltre 10 anni. I tavoli straordinari, puntualmente convocati dalla Regione a disastro compiuto, a distanza di 11 anni non hanno portato ad alcun risultato. Il tempo per la pianificazione è scaduto: quello della concretezza e dell’intraprendenza è già giunto”.

Bisogna mettere da parte i miopi interessi politici ed economici – prosegue Volt Messina – intervenendo al più presto. Gli ultimi dati lo dimostrano: su 390, sono ben 277 i comuni siciliani che ricadono in aree soggette a rischio idrogeologico e Messina è tra questi. La cementificazione selvaggia, cui si continua ad assistere da diversi anni seppur a ritmi variabili, si inserisce nel solco di un trend (tutto siciliano) che registra un notevole aumento del consumo speculativo del suolo.

Il rapporto 2020 del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente su ‘Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici’ conferma un allarmante avanzamento della cementificazione, a velocità a dir poco elevate: quasi 2 metri quadrati al secondo. Ciò significa che in Italia, rispetto alla popolazione, a crescere di più è il cemento: è come se ogni nuovo nato nel 2019 avesse portato nella culla ben 135 mq di cemento. Un triste primato è riconosciuto proprio alla nostra Sicilia: la regione italiana con la crescita percentuale più alta nelle aree a pericolosità idraulica. Con più di 17 ettari di suolo agricolo o naturale persi nell’ultimo anno, Messina è il terzo comune siciliano per consumo di suolo rispetto al 2018 e il dodicesimo tra i comuni italiani con oltre 100 mila abitanti”.