ITALIA – Che ci fosse qualcosa di sbagliato lo si poteva immaginare, fare dei nomi di calciatori coinvolti nelle scommesse come fulmini a ciel sereno ha permesso di approfondire il tema che rischia di espandersi anche nei campionati minori.
Se da un lato gli appassionati di calcio si dividono sulle colpe da attribuire ai singoli, dall’altro si sta facendo un uso esagerato della parola “ludopatia” come nuova “incapacità di intendere e di volere“.
Scandalo scommesse nel calcio, ormai tutti ludopatici
Nicolò Fagioli e Sandro Tonali risultano essere attualmente i due calciatori italiani che hanno puntato sulla Serie A. Entrambi si trovano in una situazione scomoda, il centrocampista della Juventus starà lontano dai campi per 12 mesi mentre il 23enne del Newcastle punta a 11 mesi di squalifica con relativo patteggiamento.
Il ciclone dello “slot-betting” punta il dito contro un calcio tradito da una gioventù bruciata. Un calciatore professionista ha alcune regole da rispettare per mantenere il proprio posto di lavoro, una di queste non consente di scommettere sul mondo del pallone.
Il parere della dott.ssa Valentina La Rosa tra gioco d’azzardo e trattamenti
Dunque la ludopatia è un fattore da considerare nel contesto di cui stiamo parlando? I calciatori sotto accusa possono aggrapparsi a questo filo per evitare di sprofondare negli abissi di una figura macchiata per il resto della carriera? Ne parliamo con la psicologa Valentina La Rosa.
Cosa spinge le persone a giocare anche quando non si hanno particolari esigenze economiche, quali sono i sintomi più diffusi della ludopatia?
“Il gioco d’azzardo – spiega la dottoressa La Rosa – può avere alla base una varietà di fattori psicologici che prescindono dalle reali esigenze economiche dell’individuo. Alcune persone possono essere attratte dall’emozione e dall’adrenalina che il gioco può fornire, il che può essere particolarmente seducente in momenti di stress o noia. Altri possono vedere nel gioco un’opportunità di sfida personale o una via di fuga dalla routine quotidiana“.
“Per quanto riguarda la ludopatia – evidenzia – si tratta di un disturbo del controllo degli impulsi che può manifestarsi in diversi modi. I sintomi comuni includono una preoccupazione costante per il gioco, la necessità di giocare con somme di denaro sempre maggiori per ottenere lo stesso livello di eccitazione, tentativi ripetuti e falliti di smettere o controllare il gioco, e la tendenza a giocare per recuperare le perdite”.
“La ludopatia è dunque a tutti gli effetti una psicopatologia che rientra tra le cosiddette ‘dipendenze comportamentali‘ o ‘New Addiction‘, ovvero nuove forme di dipendenza che non sono caratterizzate da comportamenti socialmente riconosciuti, come appunto il gioco d’azzardo, che creano tuttavia assuefazione e dipendenza“, prosegue.
Esiste un meccanismo secondo cui una persona professionista con un mestiere ben retribuito voglia ottenere sempre più potere e conseguentemente denaro?
“È innanzitutto importante sottolineare che il denaro in questi casi non viene ricercato per reali esigenze economiche ma per il suo status simbolico in quanto è simbolo di potere e di riconoscimento sociale. Alcune persone potrebbero cercare potere e denaro come mezzo per compensare insicurezze interiori o esperienze passate di impotenza. Inoltre, in molte culture, la ricchezza e il potere sono strettamente associati al successo e alla realizzazione personale“.
Seppur non ci troviamo nella mente dei soggetti coinvolti, l’ultima considerazione potrebbe avvicinarsi ai reali intenti di questa manovra ormai di livello nazionale.
I giovani sono spesso attratti da ciò che viene considerato illecito, forse anche per fare un dispetto ai genitori o a chi detta delle regole. Come si può spiegare questo concetto nel mondo della psicologia?
“Adolescenti e giovani attraversano una fase dello sviluppo caratterizzato dalla costruzione di un’identità autonoma e dall’affermazione di sé. Questo periodo della vita può comportare la sfida alle norme stabilite e l’esplorazione di nuovi confini. Dal punto di vista psicologico – continua la psicologa – violare le regole o impegnarsi in comportamenti illeciti può essere visto come un modo per testare limiti, esprimere autonomia o cercare accettazione da gruppi di pari”.
Inoltre, “il cervello adolescenziale è ancora in sviluppo, in particolare le aree legate al controllo degli impulsi e alla valutazione delle conseguenze, il che può contribuire a scelte più impulsive che non tengono conto delle conseguenze dei propri comportamenti“.
Che trattamenti sono previsti per chi è affetto da problemi legati al gioco?
“I trattamenti per la ludopatia possono variare a seconda della gravità del problema e delle esigenze individuali. Tra le opzioni di trattamento più efficaci ci sono in primo luogo la terapia individuale che ha lo scopo di aiutare la persona ludopatica a identificare e cambiare schemi di pensiero e comportamenti problematici legati al gioco“.
“Anche la terapia di gruppo e i cosiddetti gruppi di sostegno come Gamblers Anonymous possono fornire un importante sostegno a coloro che cercano di superare la dipendenza dal gioco. Nei casi particolarmente gravi – conclude la dottoressa Valentina La Rosa – è possibile anche prevedere una terapia psicofarmalogica di supporto al fine di ridurre l’impulso al gioco o trattare problemi come l’ansia o la depressione“.