Risse e violenza tra adolescenti e giovani: segnali di un disagio psicologico da non sottovalutare

Risse e violenza tra adolescenti e giovani: segnali di un disagio psicologico da non sottovalutare

Risale a pochi giorni fa la notizia di una maxi rissa tra adolescenti a Gallarate (Varese) dove un centinaio di ragazzi tra i 14 e i 18 anni si sono dati appuntamento sui social network per dare sfogo a una violenza cieca e disumana e condividere poi sui social stessi le immagini della rissa. Quello di Gallarate è solo l’ultimo di una serie di preoccupanti episodi di violenza che hanno coinvolto adolescenti e giovani in tutta Italia.

Cosa sta succedendo ai nostri giovani in un periodo particolare come quello della pandemia? Questi episodi di violenza possono essere spiegati alla luce del momento complicato che stiamo tutti vivendo con le tante restrizioni che ci hanno limitato nella nostra vita quotidiana? Oppure questa violenza è solo la punta dell’iceberg che rende manifesto un disagio che già da tempo è presente nelle giovani generazioni?


Gli adolescenti e i giovani sono tra le principali vittime indirette della pandemia e continuano a portare sulle loro spalle il peso di una sofferenza che rischia di rimanere nascosta e inascoltata.

La chiusura di scuole e università al fine di contenere i contagi ha privato le giovani generazioni della quotidianità fatta di lezioni in classe o nelle aule universitarie e, soprattutto, dell’elemento fondamentale della relazione fisica con i propri docenti, compagni di classe, colleghi di università.

Numerose ricerche evidenziano come saranno i più giovani a dover affrontare le maggiori conseguenze psicosociali a lungo termine sia della pandemia che delle prolungate misure di contenimento della malattia. L’adolescenza, in particolare, rappresenta una fase particolarmente critica dello sviluppo della personalità in cui si è maggiormente esposti al rischio di problematiche psicologiche e relazionali. L’utilizzo massiccio dei social network e delle nuove tecnologie per mantenere la dimensione della socialità che è stata irrimediabilmente compromessa dalla pandemia ha determinato, inoltre, un significativo aumento di fenomeni quali il cyberbullismo e la dipendenza da Internet.

Gli episodi di violenza che si registrano in maniera crescente nella popolazione giovanile sono dunque un campanello di allarme sulla salute psicologica dei nostri ragazzi: autolesionismo, risse, bullismo sono modalità disfunzionali che l’adolescente può utilizzare per dare forma a un’angoscia che non riesce a tradurre in parole e per inviare una richiesta di aiuto ai caregivers e agli adulti che lo circondano. La noia, la frustrazione, l’assenza di prospettive future che caratterizzano il periodo della pandemia contribuiscono sicuramente ad acuire questo disagio psicologico che si manifesta nella violenza. La condivisione delle risse sui social network rappresenta inoltre un modo per sentirsi parte di un gruppo e per rafforzare un senso di sé fragile e poco sviluppato.

Il trauma rappresentato dalla pandemia e dalla perdita della propria quotidianità fatta di relazioni concrete e non virtuali rischia dunque di non essere adeguatamente elaborato in una cornice simbolica che consenta di attribuirgli un senso e di inserirlo nella propria storia di vita. Di conseguenza, l’adolescente che affronta il difficile processo di costruzione della propria identità può andare incontro a importanti difficoltà nella regolazione delle proprie emozioni che possono sfociare in atti di violenza diretti sia contro se stesso che contro gli altri.

Per questi motivi, è importante prevedere un adeguato supporto psicologico anche e soprattutto all’interno delle scuole per aiutare i nostri giovani a gestire in maniera adeguata le conseguenze psicosociali della pandemia affinché non siano le giovani generazioni a pagare il prezzo più alto della crisi che tutti stiamo vivendo.