“Su un letto di fiori” di Banana Yoshimoto

“Su un letto di fiori” di Banana Yoshimoto

Un giorno, quando ero solo una neonata, qualcuno aveva deciso che non servivo e che potevo anche morire. Mi aveva abbandonato senza curarsi affatto delle mille persone che sarei potuta diventare, delle parole d’affetto che avrei potuto rivolgergli una volta cresciuta“.

Le storie raccontate da Banana Yoshimoto si riconoscono dal prezioso bagaglio di sensibilità degli scrittori del Sol Levante. Come lei Murakami, Ishiguro, Kawaguchi, tutti cultori di una letteratura gentile, ossequiosa delle millenarie tradizioni nipponiche. In libreria dal 2 settembre 2021, il romanzo “Su un letto di fiori” della scrittrice giapponese racconta la storia di una bimba appena nata e già orfana. Chi avrebbe dovuto cullarla con infinito amore ha preferito che fosse l’onda del destino il bene immateriale da cui attingere il primo sorso di vita.


La piccola fu benedetta. La pietà le regalò due braccia e un cuore colmo d’amore per quel fagottino abbandonato sulla spiaggia, da quel momento mai più isola sola coperta da strati di alghe “wakame“.

Una mamma dal ventre sterile a causa di una grave malattia partorì un soffio di vita a cui la provvidenza permise di diventare carne.
Miki orfana non fu mai. Ebbe un nome e un cognome. Il tetto della famiglia Ohira fu riparo dalle onde minacciose a cui era stata esposta appena venuta al mondo, da quel giorno il mare calmo della gioia allontanò le tempeste portate a riva dalle acque amare. C’era da esser felici, la curva del sorriso bacia la gratitudine di chi ha imparato a danzare lontano dal pentagramma.

Se potesse Miki presterebbe i suoi occhi allo sconsolato, all’arreso, lo porterebbe nel nido della natura per accendere la meraviglia sopita da un dolore. Chi più di lei è stato così vicino alla morte? Quello che avrebbe dovuto essere un lieto evento fu a un passo di rivelarsi annuncio di respiro cancellato per sempre.

La vita è difficile, dura, piena di sofferenze. Ma si deve vivere come su un letto di fiori, qualsiasi cosa ci dicono gli altri, anche se non dovessero comprendere“.

Miki era ancora in fasce quando fu puntata dalla vecchia signora vestita di nero che, dietro i rovi, tramava di conquistare il nido di fortuna che avrebbe sostituito la culla tutta fiocchi e merletti. Madre Natura non volle.

La bambina crebbe in una famiglia innamorata della benedizione del mare, fu sostegno per i genitori grati del dono di quella figlia così premurosa. Tutti conobbero l’amore nell’opera di valore principiata da uno scarabocchio maldestro. Le alghe benedissero le mani tremanti che adagiarono la bimba sopra il letto di foglie marine, poi perdonarono il peccato con la preghiera per il grembo ormai vuoto.

Con parole semplici Banana Yoshimoto scrive la bellezza della Luce quando il ritorno del giorno non si aspetta più, all’improvviso una mattina decide per te l’ora della grazia.

Guardati intorno, segui gli occhi quando ti portano lontano, respira a fondo. Se ti senti sicura, fidati di te stessa. Se non fosse così, chiediti se non sia il caso di procedere ugualmente. Arriva sempre il momento in cui si può riavvolgere il nastro“.

A cuore aperto il messaggio di speranza raggiunge la destinazione delle pareti sgombre del senso assoluto della vita. Dentro la famiglia, mai accanto, Miki viene assorbita dal nucleo centrale del miracolo di cui è stata protagonista. Non mancano le figure prestate a farsi corolla del regno di saggezza respirato in casa. Antico? Vecchio? La perla custodita dalla sabbia appartata si chiama nonno, ed è l’isola dei desideri esauditi dall’anima sincronizzata con l’aura del giudizio. Quando il maestro cederà a Miki il sigillo della saggezza, sarà un dovere avvicinarsi agli ospiti vaganti per le strade della Terra troppo ambiziosi per definirli umani.

Ci vuole poco a perdere la rotta quando non c’è bussola che sappia scegliere il privilegio, proprio da lì parte l’ingorgo sotterraneo che può fare impazzire. Ecco perché “sdraiarsi su un letto di fiori” ispira il suggerimento di darsi completamente al sogno che guizza nel serpeggio del tormento. Vincerà il salto nel buio purché sia anticipato dal coraggio di superare la notte. Quanta forza in quel batuffolo rosa rifiutato dal seno materno caduto in tentazione, chissà se ha gridato il suo dolore mentre ritornava a casa a mani vuote.

E allora le radici altrove hanno già intrapreso il cammino verso le nozze di sangue diverso. Perderemo il futuro se trascuriamo l’ora che sta bussando. Oltre la terraferma la dimensione del sovrannaturale si espone senza filtri con lo scopo di porre l’accento al desiderio di eterno umiliato dalla pochezza mortale. A Miki spetta la visione onirica della realtà sconvolta dal lancio del sasso nell’acqua che, di certo non imparerà mai a nuotare, ma sarà esperimento dell’onda per non svegliarsi stagno.

In compagnia delle ombre, la solitudine suggerisce la voce utile al dialogo del sè raccolto in intimità con le parole recitate nel sogno. “La maggior parte delle persone non si accorge di aver intrecciato una rete e di esserci finita dentro. Mi sembrano tante vittime dei loro stessi incantesimi, chiuse nella solitudine dei loro sogni“.

C’è urgenza di magia nei libri di Banana Yoshimoto, c’è comunicazione con il mondo ultraterreno sopraffatto da rabbia e rancori, ancora una volta la penna orientale sveglia i misteri insoluti per godere poi della poesia “sdraiati su un letto di fiori“.

Credit Google/Ibs