Le donne nel professionismo sportivo italiano

Le donne nel professionismo sportivo italiano

La lotta delle donne per l’uguaglianza è stata, ed in parte lo è ancora, un percorso irto e tortuoso nel corso della storia. 

Ad oggi, le atlete hanno ancora una popolarità mediatica significativamente inferiore rispetto ai colleghi maschi. 


Le molte battaglie affrontate nel corso della storia hanno permesso alle donne solo di recente di raggiungere dei risultati fino a non molto tempo fa insperati. 

In particolare, le donne sono riuscite ad ottenere in campo sportivo gli stessi diritti riservati agli uomini,  con la possibilità di acquisire lo status di atlete professioniste.

Il professionismo sportivo italiano fino ad oggi era regolato della legge 91/1981, che all’art. 2 recita: “Sono sportivi professionisti gli atleti, gli allenatori, i direttori tecnico-sportivi e i preparatori che esercitano l’attività sportiva […] regolamentate e che conseguono la qualificazione dalle federazioni sportive nazionali, secondo le norme emanate dalle federazioni stesse”. 

In base alla citata disposizione,  gli atleti che svolgono un’attività sportiva retribuita e con continuità nelle discipline regolamentate dal Coni sono considerati “professionisti” se ricevono questa qualifica dalle singole federazioni sportive nazionali. Chi non è “professionista” è di conseguenza dilettante. Questo comporta conseguenze rilevanti in termini di stipendi e di contributi previdenziali.

Il potere di qualificare gli atleti come professionisti è dunque in mano alle singole federazioni sportive, non al governo, con la sola condizione fissata per legge che i professionisti svolgano un’attività retribuita e continuativa in una delle discipline regolamentate dal Coni.

La recente legge n. 86/2019 ha previsto l’adozione da parte del Governo di uno o più decreti legislativi per il riordino e la riforma delle disposizioni in materia di enti sportivi professionistici e dilettantistici allo scopo di garantire l’osservanza dei principi di parità di trattamento e di non discriminazione nel lavoro sportivo.

Adesso spetterà alle singole federazioni sportive poter effettivamente affermare il professionismo in rosa.

Per comprendere la portata e la misura nel cambiamento che questa novità avrà nel mondo dello sport, dovremo attendere le decisioni che nei prossimi anni verranno assunte dalle principali federazioni, ed in particolare dalle Big Four – Calcio, Basket, Ciclismo, Golf.

Avv. Claudia Cassella 

Redattore di informa legal