“Ciao, vado a Macerata a fare una strage”: Luca Traini aveva preannunciato il folle gesto che di lì a poco avrebbe messo in atto, in mezzo alla strada, con addosso una bandiera tricolore accuratamente sistemata sul vetro posteriore della sua macchina, una Alfa 147 nera.
Lo aveva detto a una barista, durante l’unica sosta attuata prima dello scempio; aveva ordinato un caffè, poi era andato via di fretta, immerso nei suoi pensieri e concentrato su quel che avrebbe dovuto fare.
Una tuta mimetica, due caricatori, il porto d’armi nello zaino, due bottigliette d’acqua e una di tè; poi salito a bordo con la Glock ha iniziato la sua “caccia allo straniero”. Così, immettendosi sulla superstrada 77, si è diretto in città. “Volete sapere come mi chiamo?” , diceva a qualunque persona incontrasse per strada; poi ancora: “Ce l’ho scritto addosso, guarda qua…”. Già, perché il suo nome se l’era fatto tatuare sul collo, “Lupo”, così adorava farsi chiamare. Tanti i tatuaggi dipinti sulla sua pelle: un dente di lupo, una croce celtica su un braccio, il simbolo nazista vicinissimo alla tempia.
Mai nessuno prima della carneficina avrebbe mai potuto pensare che ci fosse qualcosa in lui che non andasse. “Ho deciso di ucciderli tutti”: aveva detto riferendosi alla strage. Luca voleva sparare addosso a tutti gli stranieri della città di Macerata; a suo dire, li avrebbe voluti massacrare. Alla radio davano la notizia di una ragazza 18enne, Pamela Mastropietro, brutalmente fatta a pezzi dal 29enne nigeriano Innocent Oseghale.
È bastato un attimo per far scattare in lui un piano diabolico, una “vendetta” malefica. Non sopportava gli immigrati, li riteneva responsabili della crisi in Italia, quella stessa crisi che appena un anno fa gli aveva fatto perdere quello stabile lavoro di buttafuori dell’agenzia “Shark”, a cui tra l’altro teneva immensamente. Non poteva andare così, doveva fare qualcosa per scatenare quella rivoluzione che prima di allora nessuno avrebbe mai pensato di attuare. Non una rivoluzione “pacifica”, bensì un vero e proprio massacro.
Luca Traini è stato trasferito nel penitenziario di Montacuto, ad Ancona, lo stesso in cui sconta adesso la sua pena il 29enne Innocent, accusato dell’omicidio della giovane Pamela e di occultamento di cadavere.
Sarebbe stata proprio la sua morte e quel desiderio di vendetta a scatenare l’ira repressa del ragazzo, incensurato e con un passato da candidato nella Lega; stava andando in palestra quando ha sentito la notizia. Aveva deciso di tornare indietro, aprire la cassaforte e prendere la pistola. Lo avrebbe detto ai carabinieri che ha agito d’istinto, convinto com’era deciso nel suo scopo.




