Riforma pensione: tra le ipotesi uscite anticipate a 62 e 64 anni

Riforma pensione: tra le ipotesi uscite anticipate a 62 e 64 anni

ITALIA – Dopo l’incontro di martedì 16 novembre si sta ufficialmente aprendo il sipario per il tavolo Governo parti-sociali che si pone come obiettivo quello di individuare una nuova riforma delle pensioni. Il nuovo sistema dovrebbe essere abbozzato prima della presentazione del Documento di economia e finanza (Def) di aprile. La Riforma, poi, dovrebbe entrare in vigore dal primo gennaio del 2023.

Il nuovo programma previdenziale sarà ancora basato sulla legge Fornero ma si prevede, secondo le indiscrezioni, un’aggiunta di un meccanismo di uscite anticipate. Ciononostante, il nuovo assetto rimarrà ancora basato sul sistema di calcolo contributivo dell’assegno. Un “anticipo contributivo” per tutti, con il quale chi uscirà prima sarà “penalizzato” rispetto all’attuale sistema “misto” (in cui è presente una quota retributiva). Sul tavolo ci sono già alcune ipotesi di partenza per uscite con 64, 63 e 62 anni.


Prima ipotesi – 64 anni e 20 versamenti

I tecnici del Ministero dell’Economia hanno iniziato a valutare le varie ipotesi. Tra le varie proposte, già inserita  nel lavoro finale della Commissione tecnica sulla riforma previdenziale istituita 3 anni fa dall’allora ministra del Lavoro Nunzia Catalfo, vi è quella di permettere la pensione anticipata.

Quest’ultima sarebbe ricalcolata in configurazione contributiva, con almeno 64 anni d’età e 20 di contribuzione al raggiungimento di un ammontare mensile pari a 1,5-2,5 l’importo mensile dell’assegno sociale.

Tale sistema è già tecnicamente previsto dall’attuale Legge Fornero con la differenza che si applica solo ai soggetti totalmente contributivi, ovvero coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 31 dicembre 1995. Con la proposta in vigore, tale schema verrebbe esteso anche per i lavoratori che sono ancora in parte nel vecchio sistema “retributivo”.

Seconda ipotesi – 62 anni e 25 di contributi

Un’altra soluzione che i tecnici del ministero dell’Economia sarebbe abbassare una soglia anagrafica minima a 62 anni ma con un requisito contributivo leggermente più elevato, nella proposta sarebbe 25 anni.

Tale assetto rispetterebbe, in parte, la richiesta dei sindacati di consentire i pensionamenti anticipati già al raggiungimento dei 62 anni. In questo caso l’assegno sarebbe tutto ricalcolato con il “contributivo”.

Immagine di repertorio