Libri, Simone Lemmo: “Quella dannata felicità di realizzare i propri sogni”

Libri, Simone Lemmo: “Quella dannata felicità di realizzare i propri sogni”

Giovane, intraprendente e con tanta voglia di dare forma ai suoi sogni. L’astro nascente di Simone Lemmo, che tra conduzioni, radio e TV continua a crescere e si ritrova autore del romanzo “Quella dannata felicità“, Algra editore.

Poco prima della presentazione ufficiale dell’8 maggio all’interno del Catania Book Festival scopriamo alcuni segreti di questo piccolo grande sogno su carta.


Quanto tempo c’è voluto per realizzare questo romanzo?

Ho scritto questa storia di getto, mentre ero in vacanza la scorsa estate. Come capita spesso, avevo alcune idee in testa e poi i protagonisti della storia mi hanno spinto a scrivere altro, dove meglio credevano. È stato un viaggio intenso, durato diverse settimane. Alla fine ho pianto, mi sono emozionato. Questi personaggi mi sono rimasti nel cuore, mi hanno profondamente cambiato e dato la possibilità di scoprire qualcosa in più di me“.

Quanto c’è di Simone Lemmo in Tommaso il protagonista?

Tommaso è un adolescente che sta diventando uomo. Studia lettere all’Università, come me, e ha trovato nei libri il suo rifugio. Ha alcune mie caratteristiche, ma non tutte. Ciò che vive e che pensa mi appartiene in parte. Io per primo alcune sue scelte non le capisco o, forse, non le condivido. Altre sì. Ritrovo me stesso un po’ in tutti i personaggi: nelle loro storie, nelle loro parole, nelle loro azioni… non mi sento di dire che solo Tommaso ha qualcosa di me. Tutti hanno qualcosa dell’autore, come io ho qualcosa di loro. Quando si scrive ci si mette a nudo, si decide di lasciarsi andare davvero. Forse, anche per questo, è stata una sorta di terapia la stesura di questo racconto. Ho imparato a fare pace con le parti buie della mia interiorità“.

Possiamo definirlo un sogno che si realizza?

Nel 2015 ho pubblicato una raccolta poetica (Cammino su di me, Prova D’autore), ma devo dire che la prosa, i romanzi, e anche le sceneggiature, hanno fatto sempre parte della mia vita ‘artistica’. La verità è che nel mio pc ci sono tantissime cose scritte, tanti romanzi anche completati. Però non ho mai avuto il coraggio di condividerli, di farli leggere a qualcuno. Con questo romanzo è andato un po’ tutto al contrario. Mi sono sentito subito trasportato, coccolato. Mi chiedeva di essere letto anche da altri. Quindi sì, è un po’ un sogno che si realizza“.

Chi è il lettore ideale di questo libro?

Il lettore ideale siamo tutti noi. Il fatto che il protagonista sia un adolescente è relativo. È un romanzo collettivo. Attorno a Tommaso ruotano tanti altri personaggi, anche di fasce generazionali diverse. È una storia che parla di tutti, con tutti e a tutti. La felicità appartiene a ognuno di noi. Si parla di quanto sia difficile crescere, affrontare i problemi e, soprattutto, quanto sia complicato fare i conti con la propria interiorità e identità. A qualsiasi età dobbiamo prenderci cura di noi stessi e della nostra anima“.

Quando si scrive c’è sempre un motivo. Lo si fa per qualcosa o qualcuno lei cosa vuole trasmettere con la sua scrittura?

Ho cominciato la stesura di questo romanzo senza un vero motivo. Una sera non riuscivo a dormire, ho accesso il computer e mi sono ritrovato con i primi 5 capitoli scritti dopo alcune ore. Alla fine di questo viaggio mi sono reso conto che questo romanzo l’ho scritto prima per me stesso e poi per quanti non hanno ancora trovato il coraggio e la forza di essere semplicemente se stessi. Dobbiamo imparare a realizzare i nostri sogni, non sempre e solo quelli degli altri. Dobbiamo imparare a dare il giusto peso alle cose, a godere di quelle che possono davvero cambiarci la vita con poco. Non si tratta di accontentarsi, ma semplicemente di capire che nulla è dovuto e che i treni passano una volta sola. Bisogna vivere come se il domani non esistesse. La vita è oggi“.

Speaker radiofonico, presentatore, scrittore e aspirante giornalista ma Simone Lemmo cosa sogna di fare da grande?

Sogno prima di essere sereno, di trovare un giusto equilibrio con me stesso. Il resto si vedrà. Credo che la felicità non stia nella meta ma nel percorso che si compie. Cerco ogni giorno di impegnarmi, di dare il massimo, sudare e faticare. Nessuno regala nulla ed è giusto conquistare i propri successi grazie al merito. Se devo proprio guardare in un angolino del mio cuore, spero di lavorare in televisione, di condurre i programmi con i quali sono cresciuto e mi hanno fatto innamorare di questo mestiere. Chi mi conosce da sempre lo sa: Rai 1 è un desiderio che mi piacerebbe realizzare.