Italia, disparità di genere nel mondo del lavoro: le donne sono svantaggiate

Italia, disparità di genere nel mondo del lavoro: le donne sono svantaggiate

ITALIA – L’inserimento nel mondo del lavoro per le donne è sempre stato difficoltoso, infatti, ancora oggi resistono forti disparità di genere nel mondo del lavoro tra donne e uomini.

Lo confermano anche i dati elaborati da Randstad alla fine del 2021. Si rileva che 4 donne su 10 fra i 35 e i 44 anni non lavorano, contro il 15% degli uomini.


Mentre se consideriamo il tasso di attività e non di occupazione, cioè includiamo anche le donne che studiano, si arriva a 7 su 10 donne impegnate. Tra loro 3 sono inattive, cioè si dedicano unicamente a casa e famiglia.

Sa la fascia si allarga alle 30-69enni, sono 7,5 milioni le donne che non lavorano cioè il 42%, con un picco del 58% per  quelle residenti al Sud. La differenza fra tasso di inattività maschile e femminile in Italia è del 23,2%.

È evidente che il genere continua a rappresentare un limite nel mondo del lavoro e nel sociale.

Perché tale disparità?

I fattori che alimentano il divario di genere sono numerosi. Il principale è la tendenza a far ricadere sulla donna, molto più che sull’uomo, le responsabilità di cura nei confronti di figli o parenti anziani.

Elemento che spinge le donne a restare fuori dal mercato del lavoro, a lavorare meno ore rispetto agli uomini, o a non perseguire avanzamenti di carriera.

Ci sono anche altri elementi che ostacolano la presenza delle donne nel mercato del lavoro. Uno di questi riguarda il livello di istruzione richiesto. A parità di titoli di studio infatti, le donne tendono ad avere meno riconoscimenti occupazionali degli uomini e quindi più difficoltà ad accedere a posizioni di pari rilievo.

Infine, è importante sottolineare che sono più spesso le donne a subire episodi di violenza e molestie sul luogo di lavoro. Esperienze che possono scoraggiare fortemente la partecipazione al mondo lavorativo.

Azioni possibili per ridurre la disparità

Gli strumenti e le politiche che gli stati possono mettere in atto per favorire la parità di genere nel mondo del lavoro sono diversi e vengono promossi dall’Unione Europea.

I principali comprendono:

  • il sistema delle quote, che fissa una percentuale obbligatoria di presenza di entrambi i generi nelle attività lavorative. A oggi nel nostro paese il sistema vale solo per i consigli di amministrazione delle società quotate in borsa;
  • il congedo parentale paritario per entrambi i genitori. In Italia il congedo obbligatorio è solo quello di maternità, mentre per il padre si tratta di una scelta volontaria;
  • il potenziamento dell’offerta di asili nido e servizi integrativi per la prima infanzia, che nel nostro paese offrono in media soli 24,7 posti per 100 residenti tra 0-2 anni;
  • la diffusione di modalità di lavoro flessibili, sia a livello di orario che di luogo, attraverso ad esempio il ricorso allo smart working.

Tutti questi elementi favoriscono unevoluzione verso condizioni di maggiore parità tra uomo e donna. Tali sforzi si rivelano tuttavia insufficienti se non si cambia il modo di percepire la donna dal punto di vista sociale e culturale.

Foto di repertorio