I quattro che predissero la fine del mondo di Abel Quentin

I quattro che predissero la fine del mondo di Abel Quentin

Titolo assai meno silenzioso dell’originale La cabane, quello nostrano ha almeno un’estrema capacità di sintesi.

Preciso immediatamente che non l’ho trovata un’opera letterariamente imperdibile: non ha uno stile originale e particolarmente intrigante né la tecnica narrativa del quadruplo punto di vista è nuova o necessariamente affascinante.

Tuttavia, per me o per altri come me refrattari alla saggistica è il libro giusto per veicolare il Rapporto sui limiti dello sviluppo, comparso negli anni ’70 e progressivamente ridotto al silenzio dalle lobby che dominano sul nostro pianeta. Era nato come uno studio, addirittura commissionato al MIT dal Club di Roma, una associazione non governativa, no-profit, di scienziati, economisti, uomini e donne d’affari, attivisti dei diritti civili, alti dirigenti pubblici internazionali e capi di Stato di tutti e cinque i continenti.

I risultati, però, non furono quelli sperati: i quattro ricercatori universitari scoprirono in modo incontrovertibile che senza ridurre la popolazione sulla Terra, i consumi energetici e il conseguente inquinamento saremmo arrivati a scenari di crisi, alla distruzione della civiltà come la conosciamo (o comunque come i popoli benestanti del pianeta conoscono) nel giro di un secolo a partire da quello studio.

Il romanzo ci mostra così, con una quadruplice visione, la reazione a questa tragica scoperta da parte degli scienziati, aprendo in contemporanea gli occhi a noi lettori, uomini della Terra, sul baratro che ci attende, senza se e senza ma. Possiamo prenderne coscienza e preparare i nostri figli o continuare a vivere alla cieca.

Non sono riuscita ad andarmene zitta tra gli uomini che non si voltano col mio segreto, proprio come questo straordinario divulgatore, Abel Quentin.

“Le Macchine si fermeranno bruscamente, dopo un ultimo rantolo. Giungerà
l’angoscia e la gente alzerà la testa e vi sarà un gran silenzio, ma il silenzio sarà
quello che precede i grandi assassinii. Allora l’umanità subirà le conseguenze nel
modo più brutale, […] non morirà, ma sarà squassata e gli uomini si salteranno
addosso gli uni sugli altri e si contenderanno le pozze nere e succhieranno le
ultime risorse, coltello in mano, gettando sguardi torvi intorno a loro. Nazioni si
scaglieranno contro nazioni. Le Macchine, ormai silenziose, smantellate, inutili,
dismesse tardivamente giacché il suolo sarà arido, non si potrà ricavare più nulla
dalla terra e avranno luogo le grandi catastrofi”.

Buona lettura e buone amare riflessioni.

Cinzia Di Mauro, autrice catanese di Pangolino mon amour!, tragicomiche avventure del periodo covid, All Around, di una fantascienza orwelliana Finisterrae Delos Digital, di una trilogia di fantascienza Genius (finalista Urania e Delos) Ledizioni, di un noir umoristico La storia vera di un killer nano (segnalato al Premio Calvino), di un thriller sull’alta finanza Paso doble, di I love Meteorite, romanzo grottesco su una famiglia e un mondo distopico.
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