Ghosting: il dileguarsi senza dare spiegazioni, cause ed effetti di una pratica sempre più diffusa

Ghosting: il dileguarsi senza dare spiegazioni, cause ed effetti di una pratica sempre più diffusa

Il mondo del web ed in particolar modo dei social media sono entrati, ormai, da tempo nelle nostre vite. Milioni di utenti sono registrati sui più famosi network e fruiscono delle “app” più comuni per comunicare e messaggiare con l’altro, ma se navigare sul web rappresenta per molti un beneficio, spesso ci si ritrova a commentare il rovescio della medaglia.

Recentemente nei media e su internet si è diffuso l’utilizzo del termine ghosting per riferirsi al modo in cui alcune persone interrompono bruscamente rapporti amicali o relazioni sentimentali.


Il termine ghosting descrive un fenomeno per il quale una persona che decide di terminare una relazione interrompe totalmente e in modo improvviso le comunicazioni con il partner.

Alcuni esempi possono essere non rispondere ai messaggi e alle chiamate oppure togliere l’amicizia o smettere di “seguire” il partner sui social media (es. Tinder, Facebook, Instagram, Snapchat), o ancora bloccare la persona su whatsapp unilateralmente e senza il consenso dell’altro.

Per meglio comprendere questo discutibile comportamento sociale, che tra i giovani e meno, sta prendendo sempre più piede, NewSicilia ha intervistato la psicologa Dott.ssa Damiana Stornello, per andare a sviscerare le cause da cui trae origini questo fenomeno, e descrivere la dicotomia dei due soggetti interessati nel Ghosting, cioè chi lo attua e chi lo subisce.

Dottoressa Stornello, chi è il soggetto che attua il ghosting ed è possibile individuarne le caratteristiche?

Tracciare un identikit può trarre in errore, ma vi sono dei tratti comportamentali specifici che vengono individuati in chi attua il ghosting, tra questi troviamo il narcisismo, e in senso più ampio la psicopatia vera e propria.”

Il narcisista– prosegue la psicologa – è caratterizzato da tratti di grandiosità, si crede superiore all’altro e tende a vantarsi, ciò quasi mai lo porta nella situazione di mettersi nei panni altrui, manifestando un altro aspetto comportamentale tipico del narcisista, quale l’egoismo.”

In generalecontinua la Dottoressa Stornello – i soggetti che esplicano questo cattivo costume sono affetti da psicopatia, correlata ad un’alta compulsività come essere antisociale, provare una bassa empatia l’avere una mancanza di rimorso ed essere impulsivi. Tutti elementi che non fanno altro che incrementare la possibilità di mettere in atto questa pratica”.

Quali sono le cause che portano il soggetto a ricorrere spesso al Ghosting?

Sparire è la scelta che l’individuo compie anche per non sentire quello che succede dall’altro lato, fuggire di fronte alle responsabilità. Risolve il problema facendo finta che non fosse mai esistito”.

La ricerca scientifica – ribadisce la psicologa Stornello –  sottolinea che questo atteggiamento si ascrive ed ha radici molto più lontane, perché fuggire è un qualcosa che ha vissuto nel passato, specialmente in età infantile, non a caso un elemento che fa riflettere è che la scelta di sparire coincide con l’intensità del rapporto”.

È possibile identificare un soggetto vulnerabile più predisposto a subire il ghosting?

Chiunque può esserne vittima, del resto è cambiata la socialità, il modo di porsi, infatti, la tecnologia è dicotomica: da un lato ci unisce, ma allo stesso tempo contribuisce a porre delle barriere, ad escludere l’altro e per fare questo è sufficiente un solo clic in un tasto”.

Quali sono le possibili ripercussioni di chi subisce questa pratica?

UnoStudio del 2011 rappresentato all’interno del Pnas (Proceedings of the National Academy of Sciences), sostiene che il rifiuto sociale esperito dal soggetto nel momento in cui subisce ghosting, innesca nel cervello le stesse reazioni chimiche di chi prova un dolore fisico”

Sperimentare un senso di insicurezza, ansia e angoscia sono gli stati d’animo più frequenti di chi subisce questa malsana pratica, molto spesso il soggetto che vive questa situazione con passività, si interroga su cosa non abbia funzionato o su quali siano le proprie responsabilità. L’aspetto essenziale sta nel fatto che, in questi casi, la vittima riesca ad avere delle buone risorse cognitive che gli facciano superare questa spiacevole situazione, che può portare anche a dei traumi, facendo introspezione non colpevolizzandosi ed elaborando al fine di darne la giusta dimensione.

Ci sono dei rimedi che la società moderna può mettere in atto per evitare il dipanarsi di questo fenomeno?

In primis bisognerebbe svolgere degli interventi psico – educativi  nelle scuole o dove questo fenomeno trova maggior terreno fertile per lo più dai 12 ai 24 anni, ma non di rado coinvolge anche soggetti più grandi”.

Conclude la Dottoressa Stornello: “Un utilizzo più consapevole dei social dovrebbe essere adottato da tutti al fine di accogliere questi strumenti come facilitatori di rapporti, e non come canali reali, perché gli scambi comunicativi appaiono sempre filtrati e mai del tutto reali“.

Foto di Repertorio