A scuola manca il confronto sull’attualità. E gli studenti ne piangono le conseguenze

A scuola manca il confronto sull’attualità. E gli studenti ne piangono le conseguenze

Non tutti i giovani si fidano delle istituzioni scolastiche. La loro stima si è sgretolata tra le dita di chi ha costruito un muro di ghiaccio in una fredda notte di gennaio, ancora distante dal tepore del sole primaverile. O forse quella fiducia non è mai germogliata davvero.

Dietro la cattedra, il tribunale dell’Inquisizione. Il banco degli imputati è affollato, gli studenti sono chiamati a una subdola condanna: il silenzio.

Il rischio è evidente: come ha spiegato la dottoressa Roberta Patanè – psicologa e psicoterapeuta, intervenuta ai nostri microfoni per leggere con uno sguardo critico questa realtà – per evitare il conflitto è facile che si possa “rinunciare allo spazio di dialogo, che invece è proprio uno degli strumenti educativi più importanti”.

Educazione civica nelle scuole ancora “in punta di piedi”: il dibattito è debole

Dal primo settembre del 2020 l’Educazione Civica è stata introdotta come disciplina obbligatoria e trasversale, con voto autonomo. Ma la realtà racconta altro: nei ragazzi le nozioni di base spesso mancano e la partecipazione attiva resta “naufraga” nell’isola di Utopia.

Stando alla recente indagine di Ipsos (Dossier 2025), il coinvolgimento civico è debole: 1 giovane su 4 non discute mai di attualità e l’interesse politico è quasi al minimo, con un tasso del 5,2%. Non conoscere gli impatti globali del conflitto in Medio Oriente, votare al prossimo referendum per partito preso (o non votare affatto) non è un copione recitato ma concreta realtà.

Il sistema educativo formale avrebbe il compito di compensare la diffidenza dei giovani verso ciò che li circonda: i giornali, la tv, la frenesia di un ecosistema informativo che galoppa imbizzarrito. Eppure il risultato sembra essere una sterile sufficienza. Sufficienza che non basta per accendere quella viva fiamma del pensiero critico, della partecipazione attiva, della “spada” contro quell’ignoranza che frammenta.

La dottoressa Patanè: “Studenti in cerca di ascolto, di spazi in cui discutere”

Gli studenti hanno bisogno di vicinanza e certezze. Come spiega la dottoressa Patanè, “quando eventi molto presenti nella vita sociale (come guerre, violenze o referendum) non trovano spazio nel contesto educativo, molti ragazzi possono percepire questo vuoto come una distanza del mondo adulto rispetto alle loro domande e inquietudini”.

Non è raro che “quando i ragazzi percepiscono che le loro domande, le loro paure o il loro bisogno di comprendere il presente non trovano ascolto reale” emerga “un senso di distanza o disillusione“. Nessuno cerca risposte preconfezionate: molto spesso il bisogno profondo è “essere riconosciuti come interlocutori legittimi“.

Gli studenti – soprattutto delle scuole superiori – chiedono spazi in cui “poter discutere, fare domande, esprimere dubbi senza sentirsi subito giudicati o ricondotti a posizioni predefinite”, ha aggiunto la psicoterapeuta. E quando tutto questo manca, i ragazzi non vengono aiutati a sviluppare pensiero critico e senso di appartenenza alla comunità: rischiano di sprofondare nel baratro dell’incertezza, del “cosa sto sbagliando?”.

Gli insegnanti devono dare chiavi di lettura. Non sempre fornite per paura dell’etichettamento

Dall’altro lato, molte volte i docenti si nascondono dietro la maschera della neutralità politica, sostenendo che non possa essere portata nelle aule scolastiche per evitare l’influenza nelle scelte. L’esperta ha spiegato che “molti insegnanti temono di essere percepiti come orientati politicamente  o di esporsi in contesti molto polarizzati”. Non tenendo in considerazione che “in adolescenza e nella prima giovinezza, il confronto con gli adulti è fondamentale per costruire significati, non solo per ricevere informazioni”: d’altronde, siamo menti assorbenti, diceva la buona Montessori, non sterili contenitori.

Non si tratta, però, di fare politica. Ed è questo ciò che molti studenti denunciano: compito della scuola è dare strumenti precisi, la chiave di lettura per orientarsi nel paradigma complesso della realtà.