Giornata Internazionale delle persone anziane: il Covid visto dalle persone più fragili

Giornata Internazionale delle persone anziane: il Covid visto dalle persone più fragili

ITALIA – Si celebra oggi la Giornata Internazionale delle persone anziane, da due anni dedicata agli effetti della Pandemia sulle condizioni di vita dei più fragili.

La Giornata internazionale delle persone anziane è stata stabilita dal voto dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 14 dicembre 1990. La festa è un’opportunità per evidenziare gli importanti contributi che le persone anziane danno alla società e aumentare la consapevolezza delle opportunità e delle sfide dell’invecchiamento nel mondo di oggi.


Tra il 2017 e il 2030, il numero di persone di età pari o superiore a 60 anni dovrebbe crescere del 46% (da 962 milioni a 1,4 miliardi), superando globalmente i giovani e i bambini di età inferiore ai 10 anni. Inoltre, questo aumento sarà il più grande e rapido nel mondo in via di sviluppo. L’invecchiamento della popolazione è destinato a diventare una delle trasformazioni sociali più significative del 21esimo secolo.

Lo scorso anno sono stati diffusi i dati della sorveglianza Passi d’Argento coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) relativi al periodo 2016-2019. I dati, raccolti sulla popolazione degli ultra 65enni, hanno descritto il contesto in cui si è diffusa la pandemia da Coronavirus che ha causato un aumento dell’isolamento e portato a un peggioramento della qualità di vita, soprattutto per gli anziani più fragili o con patologie croniche.

La qualità della vita degli anziani

Dal Rapporto Passi d’Argento è emerso in particolare che in Italia quasi 3 anziani su 4 (il 71%) non partecipano a incontri collettivi presso punti di aggregazione come il centro anziani, il circolo, la parrocchia o le sedi di partiti politici e di associazioni e il 35% ha dichiarato di avere difficoltà nell’accesso ai servizi sociosanitari in particolare ai servizi della ASL e i negozi di prima necessità. Eppure quasi 1 persona su 3 (29%) rappresenta una risorsa per i propri familiari o per la collettività: il 19% si prende cura di congiunti, il 14% lo fa prendendosi cura di familiari o amici, con cui non vive, e il 6% partecipa ad attività di volontariato.

Più della metà degli ultra 65enni (il 61%) riferisce di avere almeno un problema strutturale nell’abitazione in cui vive e il 15% percepisce il proprio quartiere poco sicuro. Circa il 18% degli anziani vive una condizione di fragilità che grava principalmente sulle famiglie, il 94% delle persone con fragilità riceve aiuto dai familiari, il 20% da badanti e il 12% da conoscenti.

Le persone anziane e la convivenza col Coronavirus

Purtroppo è ormai noto che gli anziani siano stati le prime vittime del Coronavirus. Infatti l’età media dei pazienti deceduti e positivi a SARS-CoV-2 è 80 anni (mediana 82, range 0-109, Range InterQuartile – IQR 74-88). L’età mediana dei pazienti deceduti positivi a SARS-CoV-2 è più alta di oltre 35 anni rispetto a quella dei pazienti che hanno contratto l’infezione (età mediane: pazienti deceduti 82 anni – pazienti con infezione 46 anni).

La vita nelle RSA

Nelle strutture socio assistenziali e sanitarie, dove persone con disabilità, con gravi patologie neurologiche e/o anziane  vivono a stretto contatto tra loro e con il personale (sanitario e non) che li assiste, gli effetti dell’emergenza sanitaria da COVID-19 possono essere particolarmente gravi.

È noto, infatti, che gli anziani o chi ha patologie concomitanti sono a maggior rischio di un esito grave della malattia e che gli operatori sanitari sono una categoria più esposta all’infezione da SARS-CoV-2. Inoltre, è importante sottolineare che queste strutture, così come altre comunità semichiuse, sono anche a maggior rischio di microfocolai epidemici.

Per monitorare la situazione e dare sostegno al personale impiegato in queste strutture, l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) si è impegnato su più fronti con attività di sorveglianza mirate a individuare eventuali strategie di rafforzamento dei programmi di prevenzione controllo delle infezioni (Infection prevention and control, IPC) e con attività di supporto volte a fornire risorse e indicazioni sugli ambiti di prevenzione e preparazione della struttura alla gestione di eventuali casi sospetti/confermati di COVID-19.

In particolare, per monitorare la frequenza e l’impatto delle infezioni da SARS-CoV-2 nelle strutture residenziali e identificare le necessità rilevanti che, in caso di epidemia, richiedano un intervento di sanità pubblica urgente a livello locale/regionale/nazionale, l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), in collaborazione con il Ministero della Salute, ha ritenuto necessario lo sviluppo di un sistema di sorveglianza specifico.

Foto di repertorio