ITALIA – Si continua a parlare della crisi provocata dall’aumento dei prezzi dei carburanti, con la benzina arrivata a costare 1,777 euro al litro e il gasolio che supera i 2,10 euro. Ad alzare la voce in quest’occasione il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, CNDDU, che ha denunciato la condizione delicata vissuta al momento dal personale scolastico fuorisede.
Le conseguenze del caro carburante sui docenti fuorisede
Quanto reso noto dal Mimit non lascia spazio all’immaginazione: 1,3 miliardi di euro sono la spesa complessiva effettuata per i rifornimenti durante il periodo pasquale, con oltre 300 euro per i singoli viaggi all’interno della Penisola. Una condizione che, tuttavia, per numerosi docenti non risulta essere una spesa straordinaria ma inevitabile.
Nello specifico a venir “tassati” più aspramente sono quei docenti fuorisede, i quali sono soggetti a spostamenti continui, affitti e costi di trasporto che a lungo andare stanno compromettendo drammaticamente il reddito disponibile.
Ad aggravare maggiormente la questione, però, è anche l’innalzamento generalizzato dei prezzi, conseguenza diretta dell’aumento del prezzo del petrolio e dei carburanti. Un aggravamento del caro vita che va, per l’appunto, a colpire anche quei beni di prima necessità e le famiglie, specie nel caso in cui esse debbano contare sugli stipendi dei docenti.
Un’ulteriore crisi inoltre è quella vissuta dai lavoratori fuorisede di lunga permanenza, i quali si sono già ritrovati negli anni a dover sostenere costi cumulativi ingenti. Una condizione che, sommata a quella attualmente in atto, causa l’erosione del salario reale.
L’appello del CNDDU al Ministro dell’Istruzione Valditara
L’allarme lanciato dal CNDDU sulla situazione è quindi chiaro: il personale scolastico fuorisede non può sostenere queste spese. Si potrebbe persino arrivare, come dichiarato, alla trasformazione del lavoro all’interno della scuola pubblica in una condizione economicamente penalizzante, responsabile di gravi ripercussioni sulla vita dei lavoratori.
Si prenda poi atto dell’azione di controllo, a tutela della trasparenza del mercato, da parte del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e del Ministero dell’Economia e delle Finanze, con la collaborazione della Guardia di Finanza, anche alla luce del decreto-legge 33/2026. Verifiche che, con numerosi impianti controllati e risultati significativi in ambito del contrasto alle frodi, rappresentano un presidio fondamentale.
Tali interventi, però, non sono sufficienti per affrontare la crisi, motivo per cui il CNDDU ha deciso di rivolgere un appello urgente direttamente al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. L’invito è quello di promuovere misure straordinarie per tutelare il personale scolastico fuorisede, riconoscendo i costi di mobilità e strumenti di contrasto alla perdita di potere d’acquisto.
Il diritto alla mobilità
Ad essere a rischio, quindi, è il diritto alla mobilità, il quale va di pari passo con il diritto al lavoro, insieme al diritto all’unità familiare e alla dignità personale. Diritti che non possono essere condizionati dalle oscillazioni dei mercati energetici, né diventare fattore di impoverimento sistemico.
È necessario un cambio di prospettiva che consenta di riconoscere la condizione dei docenti fuorisede come una questione strutturale del sistema scolastico invece che un problema vissuto dal singolo. Auspicabile, quindi, è l’intervento tempestivo, capace di evitare l’indebolimento progressivo della funzione educativa pubblica




