Dietro le quinte della vita di Ouroboros: “A Catania l’arte va a rilento, noi invece corriamo”

Dietro le quinte della vita di Ouroboros: “A Catania l’arte va a rilento, noi invece corriamo”

CATANIA – “Viviamo in tempi duri in cui vogliono farci credere che è meglio non crederci, ma noi dobbiamo avere il coraggio di prendere delle decisioni difficili – spiega Andrea perché sono queste che ci daranno la possibilità di cambiare qualcosa”.

Inizia così la storia di Ouroboros e dei suoi “ideatori”, dei giovani catanesi che, uniti dalla passione per il teatro, il canto e il ballo, hanno fondato questa compagnia teatrale e hanno fatto innamorare la Catania che ancora apprezza ed eleva l’arte in tutte le sue forme.



Loro sono una “famiglia” composta da 21 persone che brillano per passione, volontà e determinazione. Ma la vita, soprattutto quella dei giovanissimi come loro, a volte sa mettere a dura prova chi coltiva una passione ed è per questo che alcuni di loro sono intervenuti ai nostri microfoni, per raccontare cosa si prova a questa età a studiare il pomeriggio per poi riempire uno dei teatri più prestigiosi di Catania la sera.

Le domande poste agli aspiranti attori sono state poche, ma tutte fondamentali per disegnare un quadro cristallino di com’è il mondo “dietro le quinte”.


Dove le luci non arrivano, quando il sipario è ancora chiuso, Giorgia, Federica, Gabriele e Andrea sono dei tipici ragazzi catanesi che tra lo studio, lo sport, gli impegni settimanali e i loro hobby hanno trovato del tempo da dedicare al loro grande amore: il teatro.

“È una questione di priorità, bisogna decidere di metterlo al primo posto”, spiega Gabriele, uno dei due protagonisti. “Per me è difficile: io sono una studentessa fuori sede, quindi torno a Catania ogni settimana appositamente per le prove. Ma lo faccio perché mi rende felice”, racconta invece Federica, coprotagonista.

Dunque è una questione di priorità, di essere felici quando ogni domenica ci si ritrova insieme, riconoscendo l’importanza del progetto senza mai lasciarsi sopraffare: “A chi dice che questo non è un lavoro rispondo che fortunatamente – infatti – non lo è: se fosse un lavoro – continua Andrea – si scatenerebbe una sorta di ‘fattore noia’, dunque questa esperienza entrerebbe a far parte di un ciclo monotono di doveri che le farebbe perdere ogni sorta di magia”.

“Non vorrei che fosse il mio lavoro – aggiunge Federicanon mi interessa affatto, io voglio diventare un medico. Ouroboros non è un lavoro, è il momento in cui respiro all’interno delle mie settimane stancanti”.

Non è dunque un mestiere quello degli amanti del teatro, ma è certamente un modo per crescere e mettersi in gioco, per dominare le proprie paure: “L’ansia da palcoscenico non è ancora passata in realtà – sorride Giorgia, la ‘piccolina’ della famiglia, che con i suoi 16 anni ha deciso di intraprendere questo viaggio importante prima per caso, poi per passione, nonostante l’estrema e adorabile timidezza che trasmette – quando facciamo una filata o saliamo sul palco ancora sento esplodere il cuore in petto”.

Ouroboros è dunque un sogno a occhi aperti, dove la regola principale è non fermarsi mai: “La forza della nostra compagnia sta nella capacità di credere che non esista il domani. Soprattutto a Catania, dove l’arte è un mondo che va a rilento, tra stagioni di attività e pause, mentre noi invece corriamo, siamo instancabili” – diventa più serio Andrea, che ricopre il ruolo di regista.

Infatti “crederci” sembra quasi essere la parola chiave per tutto, perché bisogna crederci per iniziare, crederci per proseguire, per non avere paura, per farsi forza, dunque è stato spontaneo chiedere ai ragazzi quand’è che – davvero – loro hanno iniziato a “crederci”.

“Quando abbiamo bloccato la data al teatro quando gli altri hanno iniziato a credere in noi acquistando i nostri biglietti”, “Quando ho visto per la prima volta la locandina”, “Quando i ragazzi mi hanno dato una fiducia tale da assegnarmi il ruolo di protagonista”, queste le risposte tra loro differenti.

Invece sembrano essere simili, almeno per alcuni, quelle a un quesito più “cattivo”, più spontaneo: “Quando smetterai di credere in Ouroboros?”. Anche se spaesati, i giovanissimi attori non hanno impiegato più di qualche secondo per rispondere con fermezza e audacia: “Mai”, “Mai, ovviamente”, “Quando la mia vita mi costringerà, potrebbe essere adesso come mai”, “Mai, purché non manchino voglia e passione”.

La grande “famiglia” di Ouroboros è composta da: Andrea Puglisi, Carolina Pulvirenti, Federica Marino, Pierluigi Marino, Riccardo Trapani, Claudia Calanna, Mario Libertini, Paola D’Arrigo, Claudio Cinardi, Laura La Rosa, Gabriele Baglio, Monica Romano, Claudia Furnari, Alessandra Fichera, Giorgia Inturri, Giuliana Secolo, Valeria Vitti, Marianna Guttà, Chiara Papa, Giovanni Valenti e Luana Cannavò.

I 21 ragazzi si aiutano quotidianamente tra di loro, sfruttando le proprie conoscenze nel canto, nel ballo e nella recitazione per istruire gli altri e portare così ogni evento a livelli sempre maggiori, provando incessantemente all’interno della loro “Artland”, una vera e  propria terra dell’arte in cui i giovani propongono anche altri tipi di attività che spaziano dal doposcuola alle mostre fotografiche, dalle lezioni di flamenco ai vari workshop a tema sociale.

“Grazie di esistere”, “Grazie di avermi dimostrato di avere torto”, “Grazie di avermi insegnato a credere in me stessa”, “Grazie a chi ha scommesso con me, perché non è semplice scommettere”.

Foto di Monica Romano