Triplicati i ricoverati in Terapia Intensiva in Italia. Sicilia al secondo posto: italiani di nuovo terrorizzati

Triplicati i ricoverati in Terapia Intensiva in Italia. Sicilia al secondo posto: italiani di nuovo terrorizzati

L’ultimo bollettino in merito all’emergenza sanitaria in corso ha fatto emergere un dato piuttosto allarmante riguardo il numero di ricoveri in Terapia Intensiva dei pazienti affetti dal Covid-19. Oltre all’aumento dei casi nel corso delle ultime settimane, al quale è seguito un leggero calo, è stato registrato un numero dei pazienti costretti al reparto di Terapia Intensiva triplicato rispetto al luglio scorso.


Se adesso, infatti, i cosiddetti intubati sono 107 (13 in più in 24 ore) in tutta Italia, a fine luglio il bollettino ne registrava 38. La Sicilia, in tal senso, fa segnare un triste primato. Se alla fine del settimo mese dell’anno sull’isola erano stati segnalati appena 2 casi in Terapia Intensiva, nell’ultimo bollettino nazionale la regione si piazza al secondo posto in Italia per casi gravi, con 10intubati“, dietro solo alla Lombardia con 21.


Secondo alcuni esperti, però, gli attuali ricoverati in Terapia Intensiva non sarebbero gli stessi del periodo di lockdown. Infatti, parrebbe che si tratta, per la maggior parte, di pazienti assistiti in quel reparto in quanto necessiterebbero di ventilazione non invasiva.


In questo clima di rinnovata preoccupazione, un sondaggio Swg fatto proprio in vista della riapertura delle scuole avrebbe evidenziato come sia aumentata esponenzialmente anche la preoccupazione tra gli italiani. Il 57% di loro, infatti, avrebbe paura di contrarre il “mostro invisibile”. Sale il terrore di essere contagiati dai migranti.



Netta la percezione della pericolosità delle discoteche (83%), seguita dalle spiagge libere (76), i lidi privati (65), bar e locali pubblici (63), aliscafi , vaporetti, e traghetti (49), treni locali (44) e ristoranti (34%). Più rassicuranti i treni ad alta velocità (ritenuti pericolosi solo dal 27% del campione) e l’interno dei negozi (a rischio per il 15 per cento degli intervistati).

Immagine di repertorio