Tra finzione e realtà, la Scuola previene la “sindrome da Blue Whale”: la statistica

Tra finzione e realtà, la Scuola previene la “sindrome da Blue Whale”: la statistica

CATANIA – Finzione o realtà? C’è una verità nascosta o si parla soltanto di una “moda” (e che moda…) del momento? In questo caso, il detto “prevenire è meglio che curare” calza a pennello. A prescindere da tutto.

Stiamo parlando ancora una volta del Blue Whale, entrato dalla porta principale di casa senza poterne uscire vivi qualora lo “pseudo-gioco” funzionasse. Cinquanta prove estreme, prove di forza. Una sfida che poi, come premio, ha quello del suicidio per un pubblico stimato che va dai 9 ai 17 anni.

I genitori che ne sono venuti a conoscenza, avranno già fatto le doverose raccomandazioni ai propri figli, piccoli o grandi che siano. Per un argomento tanto attuale quanto pericoloso, visto che è già arrivato in Sicilia con due casi nel Messinese, anche un organo di fondamentale importanza come quello Scolastico ha l’obbligo di spendere due parole per preservare e spegnere sin da subito l’interruttore che potrebbe accendersi nella mente dei giovani adolescenti, i più colpiti da questo fenomeno.

Facendo una statistica tra scuole elementari, medie e superiori, è stato possibile notare come il 70% dei ragazzi intervenuto ai nostri microfoni conoscesse il gioco ma che, fortunatamente, non lo ha mai provato. Il 25% non sapeva dell’esistenza del Blue Whale ed il rimanente 5%, invece, aveva iniziato ma ha poi smesso subito per paura che potesse accadere qualcosa di brutto.

I dibattiti nelle aule fungono da metodo per mettere in contatto l’alunno con il docente quando si parla di cose molto delicate come queste, che possono innescare un brutto meccanismo anche soltanto navigando per Internet, avendo la curiosità di scoprire. Una docente di religione, di cui celiamo nome e scuola d’appartenenza per motivi di privacy, ha evidenziato il principio per cui questo “esperimento sociale” (?) è partito: “È un tema che mi ha toccato particolarmente. Come si può dire di purificare la specie e togliere la feccia della società quando Dio, invece, predica e dona la vita? Si fa il lavaggio del cervello ai ragazzi probabilmente più fragili caratterialmente, non è una bella cosa. Con le minacce di un certo tipo qualora lui/lei non ‘giocasse’ più, si può parlare anche di cyberbullismo e oppressione del proprio pensiero”.

Le risposte tra i ragazzi, invece, sono state molto similari: “È gente fuori di testa“, “Non mi interessa, è pura follia”, “È solo per attirare l’attenzione”, e così via.

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Questa foto ci mostra come, su un campione di una trentina di ragazzi a cui è stata posta una domanda in merito, la linea di pensiero comune sia quella di avere a che fare con gente con disturbi mentali per partecipare a tale “gioco” e sia la ricerca di attenzione: per una ragazza 17enne, di cui nasconderemo nome e scuole d’appartenenza per motivi di privacy, ad esempio, “chi compie tali gesti è assurdo che non venga controllato per l’orario in cui ci si dovrebbe alzare la mattina e per le cose che si dovrebbero fare”.

Anche in istituti comprensivi è stato toccato questo argomento, in quanto abbastanza pericoloso per i più piccoli che soltanto adesso sono a conoscenza di Internet e dei suoi trabocchetti. Una maestra d’italiano, di cui non diremo nome e scuola d’appartenenza per privacy, ha infatti aperto un dialogo con i suoi bambini per metterli al sicuro da quello che può causare il Blue Whale: “Se non si blocca da subito – dice la maestra -, è peggio. Bisogna dare l’esempio e far capire che queste sciocchezze non esistono”.

Una tematica seria a cui però non sono state fatte conferenze in merito per un confronto aperto. Ci sono delle soluzioni? I ragazzi non ne trovano molte. Chi ride e scherza, chi invece crede che soluzioni non ce ne siano e chi pensa di dover aspettare.

Il Blue Whale, adesso, è meno presente come fino ad un paio di giorni fa perché, probabilmente, è soltanto una moda con nulla di fondato. Il pericolo però resta e potrebbe sempre concretizzarsi da un momento all’altro.

L’esperienza di una ragazza che aveva tentennato, di cui celeremo nome e scuola d’appartenenza per privacy: “Ero curiosa, stavo vivendo una fase della mia vita abbastanza triste. Volevo mostrare il mio coraggio, perché tutti dicevano che io non lo avessi. In realtà ho avuto tanta paura e non ho nemmeno terminato la prima prova: ero spaventata, consiglio di non farlo. Le cose per cui farsi notare sono mille, questa è quella sbagliata. L’ho capito in tempo”.

Per concludere, c’è stato inviato un audio dove viene spiegato cosa potrebbe arrivare un giorno nel telefono di tutti in merito al Blue Whale: “Ciao, volevo avvisarvi di stare attenti su WhatsApp. Una mia amica mi ha detto di aver ricevuto un messaggio da parte di un ragazzo che mandava un audio in merito al nuovo gioco che sta girando sul web. È riconoscibile grazie ai capelli biondi, occhi azzurri e viso un po’ “indemoniato”. Non è uno scherzo, diamoci una mano tutti e cancellate subito un messaggio di questo tipo, qualora vi venisse inviato. Se lo aprite e lo ascoltate, in automatico potreste finire nella loro rete. Con queste cose non si scherza, attenzione”.

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