Fumatori e contagio, la verità spiegata dall’Università di Catania e di New York: i risultati sono sconvolgenti

Fumatori e contagio, la verità spiegata dall’Università di Catania e di New York: i risultati sono sconvolgenti

CATANIA – I ricercatori dell’Università di Patras, dell’Università dell’Attica Occidentale, dell’Università di Catania e dell’Università di New York hanno compiuto una meta-analisi di 30 studi sull’associazione tra fumo e contagio. È la più grande meta-analisi pubblicata su questo argomento fino ad oggi, con un totale di 11.104 pazienti ricoverati in ospedale, di cui 961 fumatori.

Gli autori hanno calcolato la percentuale di pazienti ospedalizzati infetti e che erano al contempo fumatori, tenendo in considerazione i tassi sul fumo tra la popolazione. Quest’ultimi sono stati rigorosamente adattati ai fattori di sesso ed età, il che, chiaramente, fa sottovalutare i tassi tra la popolazione e la prevalenza prevista del fumo. La percentuale di pazienti infetti e fumatori era 3-4 volte inferiore alla prevalenza dei tassi sul fumo prevista (basata sulla popolazione), anche attenendosi rigorosamente a fattori di età e genere. I pochissimi fumatori ricoverati in ospedale hanno avuto tra il 53 e il 59% di probabilità più alte di avere un esito negativo rispetto ai non fumatori.


I risultati dello studio sostengono che l’aumento del rischio di malattie gravi ed esiti negativi è limitato ai fumatori ricoverati in ospedale e non alla popolazione generale dei fumatori. Scoperta ampiamente coerente che è stata omessa negli studi precedenti. Gli autori dichiarano che i fumatori dovrebbero smettere di fumare.

Tuttavia, il numero molto basso di fumatori che vengono ricoverati in ospedale per il contagio evidenzia ancora una volta la questione della nicotina farmaceutica che presenta potenziali effetti benefici sul contagio: un’ipotesi che è stata recentemente presentata nella pubblicazione di revisione e che deve essere ulteriormente studiata, secondo gli autori. Infatti, i risultati dello studio potrebbero essere spiegati, almeno in parte, dal fatto che l’assunzione di nicotina viene interrotta immediatamente dopo che i fumatori entrano in ospedale, privandoli dei potenziali effetti benefici della nicotina.


Il Prof. Konstantinos Farsalinos, primo autore dello studio, ha commentato così i risultati: “Questo studio è la più grande meta-analisi su fumo e contagio, con 30 ricerche prese in considerazione. Inoltre, è il primo studio che ha analizzato sia la prevalenza di tabagisti tra i pazienti ospedalizzati a causa del contagio e l’associazione con patologie gravi ed eventuali risultati avversi. Mentre abbiamo scoperto che il fumo è associato con probabilità più alte di esiti avversi, abbiamo al contempo notato che il numero di fumatori che ha sviluppato forme gravi di Covid-19 che richiedevano l’ospedalizzazione era rappresentato solo da 1/4 circa dei numeri che si aspettavano. Questo risultato è cruciale per capire gli effetti del fumo, in quanto la conclusione più accurata è che pochi fumatori vengono ospedalizzati per il Covid-19, ma questa piccola proporzione di fumatori può incorre in patologie più gravi dei non fumatori. Questi risultati supportano in pieno la nostra ipotesi, presentata sin da aprile, che la nicotina possa avere effetti terapeutici in casi di contagio. Questo deve essere esaminato urgentemente.

Interpellato sui risultati, il Prof. Riccardo Polosa, Fondatore del COEHAR, ha dichiarato: Non è ancora certo se il fumo di tabacco sia veramente protettivo nei confronti dell’infezione e/o per eventuali esiti del contagio. Ma una cosa è certa: i dati contro-intuitivi sulla prevalenza del fumo nella nostra meta analisi non incriminano il fumo come fattore di rischio per la suscettibilità all’infezione e al ricovero in ospedale. Da ciò può derivare il fatto, dato che i sistemi che rilasciano nicotina senza combustione sono molto meno tossici delle sigarette, che è altamente improbabile che i prodotti per il vaping e quelli a tabacco riscaldato siano un fattore di rischio per l’infezione e/o lo sviluppo della malattia.

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