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Coronavirus, è scattato l’allarme. Lo specialista: “Virus che dagli animali passa all’uomo”

Coronavirus, è scattato l’allarme. Lo specialista: “Virus che dagli animali passa all’uomo”

CATANIA – Più di una settimana è ormai trascorsa dalla notizia della diffusione di una nuova forma di infezione di Coronavirus. L’allarme si è propagato, sin da subito, dall’aeroporto di Roma Fiumicino, dove i passeggeri provenienti dalla cittadina cinese di Wuhan, in cui si dice sia avvenuto il contagio, sono stati sottoposti a numerosi controlli e messi in quarantena fino a 48 ore, al fine di prevenire un ulteriore contagio della popolazione.

Ad oggi le sole vittime cinesi ammontano a 81, mentre il numero di persone infette è salito a 2.744, di cui 1.400 solo della zona di Wuhan. A preoccupare sono anche i casi oltre il confine cinese, in quanto il virus si è manifestato anche in Taiwan, Thailandia, Macao, Canada, Stati Uniti, Francia, Giappone, Singapore, Malesia, Corea del Sud, Vietnam e Malesia.


Al fine di rendere un po’ più chiari quelli che sono i tratti peculiari del virus e di approfondirne l’argomento, perché possa essere conosciuto e alla portata di tutti, è gentilmente intervenuto ai nostri microfoni il medico infettivologo dell’Ospedale Cannizzaro di Catania, Pino Liberti, il quale si è esposto per regalarci un quadro completo della situazione.

Si tratta di un virus mutato nuovo, simile alla SARS-Coronavirus. Sono virus che passano dagli animali, si trasmettono all’uomo e una volta trasmessi è possibile che si verifichi il contagio. In base ai dati che si dispongono pare che l’input sia partito da un serpente. La malattia, inoltre, non è sempre sintomatica: i casi riscontrati, quindi, non rappresentano l’intera popolazione, in quanto molti possono non avere la malattia ma essere capaci di trasmetterla. La trasmissione può avvenire per via aerea“.

Riguardo ai rischi, invece, non sarei così catastrofico, poiché come accadde nel caso del coronavirus della SARS, sono stati immediatamente attivati dei rimedi sanitari che dovrebbero impedire il diffondersi della malattia. L’organizzazione mondiale della sanità ha, poi, messo a punto un piano per circoscrivere il più possibile i focolai, quindi il rischio che il virus arrivi in Italia è un rischio possibile, ma che ritengo estremamente limitato“.

Non esiste come per la stragrande maggioranza delle malattie virali una terapia specifica. È possibile che la mortalità si verifichi soprattutto per quelle categorie di pazienti fragili come i diabetici, gli ipertesi, gli anziani“.

In merito ad un possibile collegamento con l’Aviaria, il Dott. Liberti ha affermato: “appartengono tutti alla famiglia dei Coronavirus, ma nel nostro caso attuale si tratta di un virus mutato, il che lo rende un pochino diverso da quello dell’aviaria ed in tal senso nessuno possiede gli anticorpi specifici per i singoli virus“.

Ci tiene a tranquillizzare, infine, sottolineando che “il nostro Centro di riferimento Nazionale ha provveduto ad inviare delle circolari agli ospedali più importanti di Italia, in modo che i laboratori provvedano ad attrezzarsi con la diagnostica di riferimento per eventuali casi“.

Immagine di repertorio