“Un ci n’è coviddi!”, Cademia Siciliana spiega il tormentone e “zittisce” commenti negativi: “Pronuncia normalissima, non stigmatizziamola”

“Un ci n’è coviddi!”, Cademia Siciliana spiega il tormentone e “zittisce” commenti negativi: “Pronuncia normalissima, non stigmatizziamola”

PALERMO – Un vero e proprio fenomeno di internet la donna che – durante un’intervista – da Mondello saluta i telespettatori e poi, colta da una domanda per lei quasi “scomoda”, pronuncia una frase che ormai da settimane è facilmente rintracciabile in ogni parte del web: “Un ci n’è coviddi”.


In molte zone dell’Italia è stata discussa negativamente la pronuncia della donna, ma sul caso è intervenuta “Cademia Siciliana”, associazione senza scopo di lucro la cui missione riguarda la ricerca, l’educazione e l’attivismo in, su e per la lingua siciliana.


“Davanti a cosa ci troviamo quando parliamo della parola ‘coviddi’? Questa è la pronuncia in italiano regionale di Sicilia della parola che, almeno nel parlato informale, indica la malattia contagiosa”, scrive su Facebook.


La spiegazione è molto precisa: “L’origine di questa pronuncia (tra l’altro normalissima nell’italiano parlato in Sicilia) è dovuta al contatto tra siciliano e italiano. Essendo noi tutti bilingui, nel nostro cervello siciliano e italiano si trovano perennemente a contatto, ed è normale che delle tendenze dell’uno possano essere applicate anche all’altro. Nello specifico, ci troviamo qua in presenza del trasferimento all’italiano di una peculiarità fonetica del siciliano. Il siciliano, per sua natura, predilige le sillabe formate da una consonante e una vocale. La tendenza normale del siciliano (e in passato anche dell’italiano) è quella di riempire ‘i buchi’ operando un processo di epitesi in quelle parole che non rispettano la ‘regola’ delle sillabe formate da consonante e vocale. Ciò significa che se manca la vocale dove dovrebbe esserci, il siciliano in automatico aggiunge una ‘i’ così da rimettere in ordine secondo le proprie regole la struttura sillabica di una parola”.



“Può anche avvenire, come in questo caso, che la consonante venga allungata, nel tentativo di colmare questo vuoto. Questo è un fenomeno generale del siciliano, e investe diverse parole, soprattutto provenienti da altre lingue, un esempio del genere è la parola ‘picnic’, formata da due sillabe con la stessa struttura (CVC, consonante-vocale-consonante): poiché si tratta di un incontro di consonanti insolito per il siciliano (particolarmente il nesso [kn] e la [k] finale), questo regolarizza il tutto a sillabe composte da almeno una consonante e da una vocale, ed è così che in siciliano otteniamo ‘picchinnicchi’, dove abbiamo una parola quadrisillaba con ogni sillaba formata da almeno una consonante e una vocale: CVC-CV-CVC-CV”, continua.

Conclude il post: “Come abbiamo detto più su, queste pronunce, tanto del siciliano quanto dell’italiano regionale di Sicilia, sono pronunce normalissime, e non c’è alcun motivo di stigmatizzarle, perlomeno in un parlato informale. Per quanto riguarda la grafia, tralasciando gli evidenti usi scherzosi, per l’italiano regionale ha più senso attenersi alla grafiada tutti conosciuta, mentre per quanto riguarda il siciliano vi è libertà di scelta tra la grafia non adattata e quella adattata in ‘Còviddi’”.

Fonte immagine: Facebook Cademia Siciliana