Tradizione vinicola siciliana, i “giganti” del nord non sono lontani: “Il vino è storia, cultura, passione per la nostra terra, bellezza”

Tradizione vinicola siciliana, i “giganti” del nord non sono lontani: “Il vino è storia, cultura, passione per la nostra terra, bellezza”

PALERMO – Noi italiani siamo, per antonomasia, un popolo passionale e ricco di passioni. Dal calcio alle donne, dal buon cibo al vino. Quest’ultima, in particolare, è molto radicata in tutto il Paese. Anche Al Bano in una sua famosa canzone paragona la “felicità” a un “bicchiere di vino con un panino“.

Bere un buon bicchiere di vino, magari davanti a un piatto di spaghetti, è il più classico degli stereotipi per un italiano. Ma è pur vero che si tratta di un’azione, una routine, che ci caratterizza e della quale siamo innamorati.



Anche all’interno della patria del vino, però, esistono delle differenze, non effettive, ma, forse, innestate nella testa di ognuno di noi. Queste differenze riguardano, ancora una volta, il nord e il sud. C’è chi dice che la tradizione vinicola è più radicata al settentrione, piuttosto che al meridione.

Un’opinione non totalmente sbagliata, dato che le etichette più famose al mondo hanno le loro origini dai nostri amici “polentoni”. Ma, è pur vero che, anche noi “terroni” abbiamo da dire la nostra sull’argomento.


Attraverso le parole della sommelier Milena Di Pietro, dell’AIS (Associazione Italiana Sommelier), dal 1965 in Italia e presente in tutto il mondo, si può avere un quadro d’insieme più completo riguardo la tradizione vinicola nostrana e italiana in generale.

Lei è una donna che ama la sua passione e ciò che fa, tanto da definire la sua esperienza da sommelier un “Viaggio sensoriale, dove non si smette mai di scoprire, ricco di persone, luoghi e vini imperdibili“.

Riguardo la suddetta differenza di tradizione tra nord e sud ha espresso la sua personale e non banale opinione: “I primi vitigni sono stati portati da greci e fenici al sud. La tradizione enologica siciliana risale all’VIII secolo a.C. e il tutto è testimoniato dall’alberello (una delle forme di allevamento della vite) ancora esistente sull’Etna, a Pantelleria (Trapani) e in molte zone dell’isola. La prima bozza del concetto di Doc è quella del Marsala, anche se nel 1966 le prime Doc riconosciute sono state altre. Per ragioni di politica economica che si legano a un discorso ben più ampio, il sud non ha la tradizione del Barolo, del Brunello di Montalcino, del Chianti classico o del Sassicaia, icone del vino italiano in tutto il mondo. Ma non perché non ci siano vini degni di sedere al loro fianco. Oggi la Sicilia viaggia in quella direzione. Il turismo enogastronomico ha fatto registrare un boom della nostra regione. E il vino è alla guida di questa crescita“.

Tale tesi è confermata anche dal fatto che la nostra terra è stata, e lo è tutt’ora meta, di tanti vip, non solo dal punto di vista puramente turistico, ma anche a livello enogastronomico. Basti pensare che Lucio Dalla, icona della musica italiana, ha avuto dei vigneti intorno alla casa di Milo, sulle pendici dell’Etna, dove produceva bianchi e rossi.

Ma non solo Dalla, anche personalità del calibro di Francis Ford Coppola hanno scelto di produrre vino e comprare vigneti qui, in Sicilia.

Insomma, la nostra isola non è così lontana dai colossi nordici, ma qualche consiglio non fa mai male, soprattutto ai novizi. Chi non si è mai chiesto come si faccia a riconoscere un buon vino, a prescindere dal nome e dalla provenienza? Milena Di Pietro dice che “Un vino di qualità deve attrarre dal colore, avere un corredo olfattivo di buona intensità e riconoscibilità, gradevole al gusto. Deve avere piacevolezza ed eleganza, far venire la voglia di bere ancora“.

Ha poi aggiunto: “Bere e degustare sono due cose un po’ diverse, anche se a guidarci in entrambi sono i sensi. Vista, olfatto e gusto. Ma chi degusta fa una valutazione attenta, usando la propria esperienza e conoscenza, collegandole alle sensazioni che il vino regala“. Insomma, il vino è strettamente collegato alle emozioni, alle sensazioni e ai sensi. Ogni tipologia ne dà diverse e tocca un senso ogni volta differente.

Come prima detto dalla sommelier dell’AIS, la Sicilia viaggia nella direzione già presa dalle etichette del nord e la tradizione nostrana è più radicata di quanto si pensi. Si può fare di più per espandere tale tradizione e radicarla ulteriormente? Sicuramente sì.

In tal senso, Milena Di Pietro ha dichiarato: “Intanto si deve conoscere. Poi, diffondere la conoscenza del vino. È quello che facciamo noi sommelier. Il vino è storia, cultura, passione per la nostra terra, bellezza. Quando impari a conoscerlo, lo studi, lo degusti, te ne puoi innamorare. Viaggi pensando ai vigneti che potrai visitare, ai vignaioli che potrai conoscere e ai calici di cui potrai godere. Se cerchi bellezza e passione, nel vino la trovi“.

Il vino, dunque, è uno dei simboli della nostra Sicilia e della nostra Italia, immancabile nelle tavole degli italiani, da Trieste in giù. Sin da quando da piccoli si bagnavano le labbra con un rosso durante i pranzi di famiglia, passando per l’adolescenza dove, un po’ per trasgressione e un po’ per scoperta, si inizia a bere qualche bicchiere, fino ad arrivare all’età adulta dove, sempre senza abusare, si gusta la bevanda con maggior consapevolezza e attenzione, il vino ha accompagnato e continua ad accompagnare la vita di tutti.

Non è solo una “bevanda alcolica”, ma un vero e proprio stile di vita.

Immagine di repertorio