Tante polemiche e il dubbio del libero arbitrio: Bandersnatch, da ricordare nonostante tutto - Newsicilia

Tante polemiche e il dubbio del libero arbitrio: Bandersnatch, da ricordare nonostante tutto

Tante polemiche e il dubbio del libero arbitrio: Bandersnatch, da ricordare nonostante tutto

Ne abbiamo sentito parlare tutti, è il film più innovativo degli ultimi anni e Netflix lo ha rilasciato il 28 Dicembre 2018, giusto in tempo per finire in bellezza il vecchio anno. Stiamo parlando di Bandersnatch, il film interattivo che porta sulle spalle il peso di un grande nome: “Black Mirror”.

“Black mirror” nasce come serie tv futuristica che descrive scenari catastrofici causati dallo sviluppo della tecnologia e dall’utilizzo sbagliato che ne fa la società, con Bandersnatch è arrivata una vera e propria rivoluzione, data in maggior parte dai complicatissimi intrecci che sono stati creati per dare allo spettatore il più alto tasso di scelta possibile.



In sintesi, per chi ancora non lo sapesse, il film, ambientato negli anni ’80, racconta la storia di un programmatore di videogiochi che, ispiratosi al librogame “Bandersnatch”, vuole ricrearne la trama in versione digitale, comprendendo anche l’interattività della storia.

È stato ovvio per tutti che quello che abbiamo visto non è stato affatto un film: è stato un vero e proprio videogioco dove lo spettatore ha potuto scegliere in tutto e per tutto le sorti della storia.


Con una durata che può variare dai 40 ai 150 minuti, Bandersnatch vanta più di 5 possibili finali e ben 1 trilione di combinazioni di scelte.

Il mondo dei cinefili si è diviso in due dopo l’uscita del film, poiché alcuni hanno lamentato l’iniziale inutilità di certe scelte e il fastidio che ha dato non poter avere due percorsi in alcuni casi. Cosa ci insegna Bandersnatch, in pieno stile Black mirror?

Urlandolo ad alta voce, Bandersnatch ci dice che siamo stati controllati per tutto il tempo, anche se abbiamo creduto di avere il pieno controllo sulle scelte del povero protagonista, impazzito a causa nostra e della nostra goliardia nello svelargli il nostro piccolo segreto.

Ricordate la teoria che riguarda Pacman?

Bene… Pacman siamo noi: crediamo di avere la possibilità di scegliere all’interno del film, mentre in realtà esiste un percorso base predefinito che molte delle volte, a seconda del software e di come decide, deve necessariamente essere rispettato, pena il dover tornare indietro sui nostri passi.

Pacman siamo noi perché, come spiega uno dei personaggi, Colin Ritman, usciamo dal nostro labirinto convinti di aver scelto noi il mezzo e la nostra sorte, ma immediatamente dopo vi rientriamo dentro senza nemmeno accorgercene, e così avanti finché non è il film stesso a decidere che non possiamo giocare più.

Ed è per questo che Bandersnatch è un film da ricordare, perché nel bene e nel male ci ha spiegato come funziona la maggior parte dei rapporti esistenti all’interno della società odierna, che siano lavorativi o sentimentali. Il film ci illustra la gerarchia moderna dimostrando che il libero arbitrio è spesso un’illusione, ma sconvolge ogni nostra certezza ribaltandone il significato.

Il protagonista non ha mai avuto controllo perché noi eravamo i suoi burattinai, noi credevamo di essere abbastanza potenti da decidere, ma non lo siamo mai stati, perché sopra di noi qualcun altro ci faceva rientrare nel labirinto ogni singola volta.

Dulcis in fundo, in molti hanno cercato, tra tutti i finali, quello lieto. Vi sveliamo un segreto: sono tutti dei game over.

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