Sicilia: una, nessuna e centomila. Un volto per ogni dominazione

Sicilia: una, nessuna e centomila. Un volto per ogni dominazione

CATANIA – Sicilia, terra di conquista nel passato, ma anche di commerci e traffici marittimi all’interno del mar Mediterraneo, dello sbarco dei Mille e di tanto altro. Un’isola con una grande storia alle spalle e che ha fatto delle molteplici dominazioni subite uno dei suoi tratti caratteristici, con usanze della vita quotidiana portate dai diversi popoli, che si sono mantenute salde fino ad arrivare ai giorni nostri. Di ciò abbiamo visto già qualcosa una settimana fa, mostrandovi i termini linguistici che i diversi popoli hanno impiantato nel corso della storia. Adesso vediamo come l’apporto di tutte queste civiltà sia stato fondamentale in tanti altri campi, e come abbia fatto della nostra terra nell’antichità un luogo importante, soprattutto nella zona dell’Europa meridionale, ma non solo.


Durante la dominazione araba alcune città della nostra isola fecero da centri propulsori della cultura religiosa islamica. Ne sono prova le numerose moschee presenti ad Alcamo, Trapani, Catania, Castrogiovanni (l’attuale Enna) e soprattutto Palermo, che nel periodo in cui era presente la dinastia dei Kalbiti ne contava addirittura 300 ed era divisa in cinque quartieri, tra cui la Kalsa, dall’arabo al-Khalisa, ovvero l’eletta. Un altro campo in cui l’apporto degli arabi fu fondamentale è l’agricoltura, in quanto essi portarono frutti e ortaggi come la canna da zucchero, gli agrumi, cocomeri e le melanzane, oltre a un’ampia rete sotterranea per l’irrigazione dei campi a Palermo.


Nelle successive dominazioni, a cominciare da quella normanna e quella sveva, la Sicilia, che fino ad allora aveva rivolto i suoi traffici prevalentemente nel mar Mediterraneo, cominciò a dirigerli verso il nord Europa e l’Occidente. Il periodo della guerra del Vespro e la sua figura storica furono ripresi nel periodo risorgimentale, in quanto rappresenta la fase storica che più di tutti dà l’idea dell’insurrezione del popolo. Infine, non vanno dimenticati l’importante ruolo commerciale che Messina svolse durante il Medioevo, soprattutto durante la dominazione normanna, e la fondazione dell’abitato di Biancavilla nel XV secolo da parte di alcuni profughi albanesi, che ottennero il permesso di abitarvi. Tutti elementi che mostrano come la miscela di culture e civiltà che hanno popolato la nostra terra non sia una zavorra, come spesso viene fatto credere, ma una risorsa, e come l’idea d’immobilismo possa essere benissimo smentita.


Una grande conferma di questa tesi arriva da un grande storico come Maurice Aymard, direttore de l’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi, allievo di Fernand Braudel e molto legato alla Sicilia. “Passare da una società a un’altra – spiega Aymard – è sempre un arricchimento. Ho vissuto in vari posti in Italia, ma fra tutti questi il mio cuore è rimasto in Sicilia. Studiando il suo passato so molte cose che vanno ben oltre le superficialità di chi non le ha studiate. Milioni e milioni di siciliani che sono andati via hanno creato una vera e propria Sicilia nel mondo, negli Stati Uniti, in Australia, in Venezuela, hanno diffuso una certa identità nel mondo. Adesso si riscopre la loro esistenza e soprattutto ciò che rappresentano per questa terra. All’interno del Mediterraneo purtroppo l’isola ha perso la sua centralità. Adesso i porta contenitori passano dallo Stretto di Messina e non si fermano più come una volta. Per quanto riguarda l’immigrazione, invece, la Sicilia continua a rappresentare la linea di fronte e ad avere un ruolo centrale”.

Fonte foto: Regione Siciliana