La nostra inchiesta sulla mobilità a Palermo. Gli aeroporti - Newsicilia

La nostra inchiesta sulla mobilità a Palermo. Gli aeroporti

La nostra inchiesta sulla mobilità a Palermo. Gli aeroporti

PALERMO – La attuale implacabile crescente marginalità di una delle più vive (nel passato) città italiane è evidenziata dalla storia delle sue strutture aeroportuali. Negli anni che precedono il primo conflitto mondiale Palermo è meta del turismo internazionale della borghesia europea. Si costruiscono alberghi ed esplodono letteralmente le belle costruzioni in stile Liberty. Vi soggiornano pure i sovrani dell’Impero Britannico, il kaiser Guglielmo II, il sultano di Zanzibar, il re del Siam, lo zar di Russia ed i sovrani di Belgio, Grecia, Spagna e Romania.

Ma torniamo al volo. Nel parco della Favorita esiste già nell’ottocento una zona destinata a palloni e mongolfiere. Nel 1790 vi viene effettuato il primo volo col più leggero dell’aria.




Nel 1918 viene inaugurato l’aeroscalo della Favorita, che ospita regolarmente i dirigibili, ma l’area viene poi destinata a strutture sportive, e vi sorgono adesso ippodromo e stadio di calcio.

È però nel 1910 che viene inaugurato il primo aerodromo a Palermo, nella discesa di Valdesi, in terra battuta e con un hangar. Il 1° maggio vi ha luogo il primo volo col più pesante dell’aria, un eroplano Voisin. Presto nascono altri campi di volo a Cruillas e vicino all’attuale via Perpignano. Nel 1917 è realizzato anche l’idroscalo di Santa Lucia. Sarà seguito nel 1936 da una stazione per idrovolanti militari all’interno del porto. Nel 1923 è costituita ufficialmente la Regia Aeronautica che decide subito di dotarsi a Palermo di un vero e proprio aeroporto, civile e militare. Inaugurato nel 1931 lo scalo, dotato di due piste, viene in realtà ultimato nella primavera del 1932. Nel marzo 1934 diviene sede del Comando Aeronautico della Sicilia. Nel 1936 è allungata la pista principale e l’aeroporto è intitolato a Giuseppe e Francesco Notarbartolo e, nel 1937 viene ulteriormente migliorato e dotato di altre infrastrutture.

Durante la guerra volano su Boccadifalco caccia come i vecchi biplani CR 42 ed i Macchi C 200, i ricognitori Ro 37 bis, i pattugliatori Fiat CR 25, i caccia Reggiane Re 2000, i patetici CR 42 convertiti per la caccia notturna, e gli ottimi MC 202. Ma anche il bombardiere SM 79, aereo simbolo italiano, e quindi pochissimi Fiat BR 20. A partire dal 1941 a Boccadifalco arriva il X Fliegerkorps tedesco, con i pesanti caccia bimotori BF 110 ed il trimotore da trasporto Junkers Ju 52, e nell’ultimo periodo pure gli ormai obsoleti Stukas.

Gli americani risparmiano nei bombardamenti del maggio 1943 Boccadifalco, contando di utilizzarlo. Gli italiani sabotano l’aeroporto e ne incendiano i depositi di carburante ma gli alleati lo ripristinano celermente e lo riutilizzano.

Durante la cobelligeranza sono sciolte tutte le compagnie aeree italiane, ma sono autorizzati collegamenti interni con veicoli militari riadattati ad uso civile. Nascono i Corrieri Aerei Militari. Le tratte sono Lecce-Catania-Palermo-Cagliari e Roma-Palermo. Il 15 settembre 1947 cessa l’occupazione militare dell’Italia e Boccadifalco riprende la sua piena operatività. A Palermo fanno scalo le Aerolinee Italiane Internazionali (AII), le Linee Aeree Italiane (LAI), la Compagnia Aereo Tesea, la compagnia Airone. La componente di volo è rappresentata quasi esclusivamente dal DC 3-47 e dal Fiat G 12/212.

L’aeroporto è solo scalo civile sino al 1960, quando viene inaugurato l’aeroporto di Punta Raisi, ma già nel 1957 i Carabinieri e l’Aeronautica Militare Italiana vi schierano i primi elicotteri, gli Augusta Bell AB 47G.

A singolare conferma della nostra premessa il fatto che prima del nuovo aeroporto l’ormai piccolo ma glorioso Boccadifalco sia divenuto per qualche periodo il terzo scalo d’Italia per movimento passeggeri. Ancor più singolare, e triste, che il costosissimo scalo Falcone-Borsellino si collochi invece attualmente all’undicesimo posto per movimento passeggeri, con tremilioninovecentomila imbarchi, stracciato pure dal più efficiente Fontanarossa di Catania che ne presenta seimilioniquattrocentomila e che “non gode” della presenza fisica della Regione Siciliana.

Un ruolo particolare di stimolo ha invece l’Aeroclub Comandante Beppe Albanese, fondato nel 1941. Mentre nel 2014 è stata celebrata la 65° Edizione del Giro Aereo Internazionale di Sicilia. A Boccadifalco hanno adesso sede la Scuola di Volo, eventi di aeromodellismo, ed attività di paracadutismo. Hanno inoltre base gli elicotteri di Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di Finanza, Protezione Civile, Corpo Forestale della Regione Siciliana e dell’AMI.

L’Aeronautica Militare ha lasciato definitivamente Boccadifalco dal marzo 2009. Divenuto esclusivamente civile, dopo alcune incertezze l’ENAC ne progetta attualmente l’ampliamento. Accurata documentazione è fornita dalla bella storia fotografica in italiano ed inglese di Salvo Di Marco. L’attuale realtà del trasporto aereo palermitano, con le sue potenzialità inespresse ed i suoi problemi è, come detto, rappresentata dall’aeroporto Falcone-Borsellino, già Punta Raisi, di cui parleremo in seguito. Nella foto è rappresentato un Fiat CR 25 mentre si rifornisce a Boccadifalco durante la Seconda Guerra Mondiale. (2-continua)

Giovanni Paterna