L’autore Vito Aldo Barbagallo presenta la sua nuova raccolta intitolata “Oniriche”

L’autore Vito Aldo Barbagallo presenta la sua nuova raccolta intitolata “Oniriche”

CATANIA – Nella cornice storica dell’edificio scolastico di Piazza Roma, intitolato a Giuseppe De Felice, si è svolto l’incontro tra l’autore Vito Aldo Barbagallo ed un pubblico attento e interessato ad ascoltare le suggestioni, le immagini e gli echi contenuti nella nuova raccolta intitolata “Oniriche”.

Il pomeriggio, condotto da Agata Spina ed accompagnato dalle letture di Olivia Spigarelli, ha regalato momenti di alto lirismo ma anche di analisi del nostro tempo, della dimensione dell’uomo del terzo millennio, dei frammenti dell’eterno contenuti nelle persone.

L’autore, davanti agli intervenuti, in un colloquio intenso, senza alcuna mediazione fisica, ha esposto i motivi che lo spingono ad esprimersi attraverso i versi, a cui affida la testimonianza di visioni, sentimenti, angosce e speranze.

Garbatamente sollecitato dalla conduttrice – intervistatrice, Vito Barbagallo ha dialogato intorno alla poesia, testimoniando un modo di accostarsi a questa arte antichissima che, attraverso sensazioni, emozioni, pensieri e suggestioni, mira ad esprimere il senso del vivere e nobilita l’animo umano.

Agata Spina ha posto particolare attenzione alla genesi della poesia: quali sono gli elementi necessari per giungere alla espressione poetica, qual è il momento perfetto per esternare e tradurre in poesia il proprio sentire. Ma non si è fermata sulla soglia della poesia come tecnica espressiva, è andata oltre con l’analisi della dimensione del tempo soggettivo, che è memoria, presenza ed attesa, e l’idea di futuro che può ricavarsi dalla lettura di Oniriche.

Non è stata trascurata l’analisi dell’influenza della poesia nella società; interrogando l’autore ed il pubblico, che ha partecipato con domande ed interventi, Agata Spina ha concentrato l’attenzione sul mondo caratterizzato da media che spersonalizzano ed omologano, annullando la diversità individuale, ed ha posto la domanda clou dell’incontro: “può la poesia aprire orizzonti diversi rispetto alla massificazione, al pensiero unico, alla demolizione delle libertà individuali?”

Ma lasciamo che tutti questi interrogativi si raccolgano intorno alle parole della “Quasi prefazione” scritta da Agata Motta in apertura della raccolta “Oniriche”: “L’uomo e l’artista, a questo punto, si incontrano: la sofferenza dell’uomo diviene cifra della sofferenza del poeta che si sente escluso, emarginato da una società, da un contesto storico-politico in cui la ‘perdita d’aureola’ diventa quasi elemento distintivo, presa di coscienza della miseria, delle meschinità e delle brutture dell’esistenza”.

“Ma la vita che, nonostante tutto, è sempre vincente sulla morte, spinge il poeta a cercare un varco nella maglia rotta dell’esistenza: ed allora eccolo immergersi con la mente ‘nei paludati palinsesti dell’inconscio’ per ritrovare ‘ologrammi viventi di creature meravigliose‘, ‘eteree primavere botticelliane‘, icone stupende per la intensa esaltante carnalità … con il dono di frammenti di infinito”.

Particolarmente apprezzate ed applaudite dal pubblico le letture di Olivia Spigarelli che, con grande maestria, ha emanato un irresistibile fascino attraverso la vibrante interpretazione dei componimenti.

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