La Pasqua ebraica: analogie e differenze con la festa cristiana - Newsicilia

La Pasqua ebraica: analogie e differenze con la festa cristiana

La Pasqua ebraica: analogie e differenze con la festa cristiana

I cristiani si considerano spesso “discendenti” degli ebrei in virtù della radice storico-culturale che accomuna le loro religioni. Nonostante ciò, anche quelle festività che risultano comuni a entrambe le confessioni, come la Pasqua, hanno significati, storie e tradizioni diverse.

Sono tante le analogie e le differenze tra la Pasqua ebraica e quella cristiana: anche tra le due esiste un profondo legame, tanti aspetti di ambedue le feste non coincidono.



Nello specifico, la prima (nota anche come Pesach, “passaggio” in italiano) è stata istituita in ricordo della liberazione della popolazione ebraica dalla schiavitù in Egitto e del lungo esodo dalla terra dei faraoni alla Palestina sotto la guida di Mosé, mentre la seconda celebra la Resurrezione di Cristo, cioè la vittoria del figlio di Dio sulla morte (si tratta quindi di un “passaggio”, come nel caso ebraico, ma in relazione a una storia diversa).

La data, nel caso di entrambe le Pasque, è variabile in quanto legata al calendario lunare (la festa, infatti, coincide approssimatamente con il primo plenilunio dopo l’equinozio di primavera): cadono ambedue in un periodo compreso tra fine marzo e fine aprile del calendario gregoriano, ma sono calcolate in maniera diversa (quella ebraica secondo il calendario della confessione religiosa, quella cristiana secondo il calendario giuliano per gli ortodossi o quello gregoriano per cattolici e protestanti).


Diversa per ebrei e cristiani è anche la durata dei festeggiamenti: la Pasqua ebraica, infatti, prosegue per 8 giorni (quest’anno da venerdì 19 aprile a sabato 27 aprile) e può iniziare in qualsiasi giorno che non sia mercoledì, venerdì o domenica, mentre quella cristiana è di una sola giornata (anche se esiste un periodo di “preparazione”, che comprende la Quaresima e la Settimana Santa) e viene celebrata rigorosamente di domenica (giorno del Signore per la religione).

Non è solo la radice storica delle due feste pasquali a essere differente, ma anche l’insieme delle tradizioni legate alla ricorrenza, soprattutto in campo culinario.

Per i giudei ortodossi, ad esempio, è vietato il consumo di qualsiasi cibo lievitato (il pane azzimo, in particolare, è un rito importante della celebrazione nel mondo ebraico) ed è prevista, invece, la preparazione dell’agnello, delle erbe amare (in memoria della sofferenza degli ebrei durante la schiavitù in Egitto) e delle uova (simbolo di lutto).

Per i cristiani, invece, esistono pochi piatti tipici: oltre ad alcuni dolci e alla cioccolata delle uova di Pasqua, infatti, non esistono molti pasti “rituali” (tranne per chi consuma agnello, anche se la consuetudine si sta gradualmente perdendo in segno di protesta contro l’uccisione dell’animale in occasione della festa). Durante la Quaresima, che precede di 40 giorni la domenica di Pasqua, è però abitudine per i cristiani non mangiare carne il venerdì, una scelta recentemente diventata sempre meno comune anche tra i praticanti.

Immagine di repertorio

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