Giovani “fuori dal mondo”? Troppa informazione ma nessun interesse per la realtà e spirito critico

Giovani “fuori dal mondo”? Troppa informazione ma nessun interesse per la realtà e spirito critico

CATANIA – Nel 2019 è impossibile non trovare informazioni: ogni notizia, dal gossip ai dibattiti discussi a livello internazionale, è fruibile in ogni suo aspetto e sotto numerosi punti di vista. E ottenere qualsiasi informazione diventa ogni giorno più facile: poche parole e un click bastano per accedere a un mondo informatico vasto quanto quello reale e colmo di risorse incredibili.

In questo contesto, però, nel tempo sono venuti meno lo stimolo alla ricerca e il desiderio di apprendere e di approfondire: qualche nozione imparata a memoria dai testi scolastici e pochi “tasselli” presi dal web costituiscono almeno metà della formazione di numerosi individui.



Fascia particolarmente colpita, ovviamente, quella dei più giovani, sempre più assuefatti all’utilizzo degli strumenti tecnologici per la risoluzione dei problemi quotidiani e più “annoiati” dalla fatica comportata dalla conoscenza e da un mondo circostante ricco di elementi negativi (guerra, fame, crisi economica, ecc…), spesso percepiti come “lontani” da loro e dai loro cari.

Il disinteresse apparentemente “innocuo”, se non opportunamente monitorato, rischia di condurre gli individui a una forma di “isolamento” che impedisce di affrontare la realtà con la giusta capacità di interpretarla.


Difficile individuare da dove sorge il problema. Mariagrazia, docente di scuola primaria, che accompagna i bambini nei primi anni di formazione, commenta: “Viviamo in un mondo dove l’informazione è ridondante. Non si deve più ricercare l’informazione perché è a portata di click, quindi viene meno il pensiero critico e quell’iniziativa personale che spinge l’individuo a far leva sulla sua curiosità per ricercare da più punti di vista una notizia. Proprio perché è facile trovare quel che si cerca, a volte l’individuo non sviluppa le competenze conoscitive fondamentali, come curiosità, memoria, interesse e approndimento. L’informazione è superficiale e non accertata, ricevuta senza spirito critico”.

Per i bambini, inoltre, “dominare” la tecnica è complesso: se non guidati da adulti consapevoli, i bambini rischiano di non sviluppare il bisogno di confrontarsi con gli altri, la memoria e il pensiero critico. I giovani studenti, quindi, potrebbero trasformarsi prima in adolescenti poco interessati e poi in adulti ignari. Una visione pessimista, certo, ma drammaticamente reale, se si considera quanto poco i ragazzi di oggi conoscano le dinamiche storico-politiche e le realtà sociali del mondo in cui vivono e quanto affidino il processo di acquisizione e rielaborazione delle informazioni unicamente ai loro dispositivi tecnologici.

Se, fatta una premessa simile, verrebbe naturale”etichettare” la tecnologia come una creatura “diabolica” che ha impigrito e reso schiavi bambini e adolescenti, bisogna considerare che il web ha solo una funzione marginale in questo singolare fenomeno: l’educazione di genitori e insegnanti e i metodi di introduzione dei più piccoli alla comunicazione interpersonale, alla solidarietà e alla comprensione di posizioni diversa dalla propria sono ben più indispensabili per plasmare un individuo preparato a inserirsi nel mondo.

“I dispositivi digitali e multimediali dovrebbero essere fruìti in maniera che questi ultimi siano mezzi e non fini dichiara la docente -. La rete non deve diventare delegata dell’educazione e i dispositivi tecnologici non possono essere gli unici strumenti per istruire a scapito della creatività, della motivazione e dell’interesse. Gli esseri umani tendono a fidarsi troppo e questa è una criticità che condiziona alcuni insegnanti ma anche, e soprattutto, le famiglie.

“La tecnologia non è un male: uno strumento è dannoso o meno in base all’uso che se ne fa. Le attività antropiche spesso sono il vero errore”, continua l’insegnante.

In un contesto in cui l’informazione è facilmente accessibile ma a tratti “eccessiva” e fraintendibile senza un’adeguata analisi delle fonti e dei temi, l’educazione familiare e quella scolastica giocano un ruolo decisivo.

C’è un ultimo fattore, però, che va considerato nell’analisi del problema che oggi affrontano molti: l’influenza dei modelli sociali di riferimento.

Media e personaggi pubblici forniscono, a volte, un esempio deleterio: solidarietà sociale, democrazia e cultura sono quasi svanite a favore di un clima dove regnano l’ignoranza e la decadenza dei valori, dichiara a questo proposito l’insegnante di scuola primaria.

Anche il contesto sociale, quindi, è fondamentale: se i bambini crescono in un mondo dove non sapere “è meglio”, dove domina chi urla più forte o risulta più convincente sul web e dove quel che succede “fuori” è poco rilevante, il loro disinteresse si trasformerà presto in un danno per il futuro.

Che si tratti di un dilemma italiano o globale, è certo che fare dell’educazione (e soprattutto delle attività costruttive e innovative che spingono alla ricerca e alla curiosità) il valore base per costruire un domani migliore risulta essere l’unica soluzione applicabile per invertire una tendenza decisamente negativa.

Immagine di repertorio