Ferragosto, “50 sfumature di cibo”: i piatti tipici della tradizione culinaria da Nord a Sud

Ferragosto, “50 sfumature di cibo”: i piatti tipici della tradizione culinaria da Nord a Sud

Ferragosto è quella festa che, insieme a Natale e Pasqua, è stata istituita – ufficiosamente – per “rovinare” un anno di dieta. Dopo ogni 15 di agosto, infatti, ogni giorno che passa diventa un “da domani, dieta” o ancora meglio “da lunedì, dieta” o, nello specifico, “da settembre, dieta” ma poi, in fondo, la dieta – soprattutto in Sicilia – non si fa mai dato che c’è sempre una buona occasione per riunirsi a tavola.


Spesso, nella tradizione italiana, a Ferragosto è usanza fare una gita fuori porta portando con sé il “pranzo a sacco” da condividere con i propri amici o familiari. Questa abitudine, però, affonda le radici nel ventennio fascista quando, dal 13 al 15 agosto, erano in vigore i “Treni popolari di Ferragosto“, che prevedevano biglietti a prezzi stracciati. I ceti meno abbienti, così, potevano finalmente partire per visitare città italiane mai esplorate prima o riabbracciare parenti lontani. L’iniziativa, però, non includeva il pranzo e da questo nacque l’idea di portare da casa ciò che poteva servire per il ristoro.


Pasta al forno, parmigiana di melanzane, cotolette ed altri piatti tipici della tradizione culinaria italiana fanno onore a questa festività se si parla di “cibo da portare con sé”. Esistono, però, come in ogni ricorrenza, dei “must have” che non possono assolutamente mancare in tavola a Ferragosto.



Il piatto tradizionale per eccellenza è il piccione arrostito (sebbene tale usanza sia rimasta solo in alcune zone della Toscana), che viene riempito di finocchiona, salume tipico con finocchio selvatico, e solitamente è servito con salsiccia e patate. Su questa scia, a Roma si prepara il pollo in umido con peperoni, mentre a Foggia il galluccio (gallo di circa 3 chilogrammi) ripieno e cotto al forno con le patate.

In Umbria, tradizione vuole che si mangino gli gnocchi conditi col sugo di carne di papera, particolare e per nulla comune. Scendendo un po’ più a Sud, in Campania, invece, nelle tavole si possono trovare gli zitoni – maccheroni più grandi dei classici – “immersi” in un mix composto da salsa, pomodori secchi e capperi.


Ma i veri protagonisti sono i dolci: in Campania si cucinano i taralli di Ferragosto, biscotti aromatizzati al limone a forma di ciambella ricoperti con una glassa a base di acqua e zucchero; in Piemonte, invece, tipiche sono le margheritine di Stresa, anche in questo caso si tratta di biscotti che, in origine, vennero offerti agli ospiti dalla regina Margherita, per i festeggiamenti del 15 agosto della Casa Reale.

Ancora, in provincia di Grosseto, a Pitigliano, preparano il Biscotto di Mezz’agosto: ciambelline a base di anice e vino consumate, in passato, dai contadini mentre lavoravano i campi. Invece, a Grizzana Morandi (BO) si gusta lo Zuccherino montanaro bolognese, dal sapore molto deciso.

E in Sicilia? Immancabile u gelu di muluna (gelo di melone), con foglie di limone e fiori di gelsomino. Ingrediente principe è l’anguria ed è un classico “dolce a cucchiaio” molto saporito che si prepara cucinando la polpa del frutto a fuoco lento con zucchero e farina. Successivamente, il composto che si ottiene si mette in frigo per parecchie ore prima di gustarlo per bene.

Insomma, chi più ne ha ne metta, tantissime sono le proposte culinarie italiane perché, si sa, il Bel Paese si distingue dagli altri soprattutto per la buona cucina e ogni festa è il momento giusto per dimostrarlo. E ci si riesce sempre, in pieno. Anche a Ferragosto. Ma mi raccomando… dopo il 15 agosto tutti a dieta (almeno fino a Natale)!