Claudia Barone, “La Giocattolaia catanese”: l’arte di far rivivere un mestiere antico inseguendo i propri sogni

Claudia Barone, “La Giocattolaia catanese”: l’arte di far rivivere un mestiere antico inseguendo i propri sogni

CATANIA – In un tempo che “scorre” – forse troppo velocemente – c’è ancora chi vuole recuperare ciò che di bello il passato ha da offrire. A tal proposito, per raccontare la sua storia, ai microfoni di NewSicilia.it è intervenuta Claudia Barone, pronta a svelarci come la sua passione sia diventata la sua attività principale, facendo rivivere l’antica e nobile arte di costruire a mano giocattoli di ogni tipo.


Per i catanesi, infatti, è conosciuta come “La Giocattolaia, appellativo che, secondo quanto ci ha spiegato la nostra intervistata, “è nato, come tutte le cose belle, per gioco. Cercavo un nome che fosse eloquente e ‘La Giocattolaia’ lo trovo ancora l’unico possibile!“.


Mi riesce difficile definire il mio lavoro, etichettarlo in qualche modo, perché si ramifica in tante direzioni. Mi occupo prevalentemente di design del giocattolo in legno e falegnameria. A partire da questo sono artigiana, insegnante di falegnameria in diverse scuole dell’infanzia, interprete a teatro in spettacoli che vedono protagonisti i miei legni, formatrice nell’ambito della didattica del gioco, insegnante di scenografia dei set di stop motion alla prima scuola di cinema d’animazione animazione per ragazzi“, inizia così la nostra chiacchierata con l’artista catanese.



Come è nata l’idea di riscoprire questa arte

Scavando più a fondo vediamo da dove è scaturito l’input di riscoprire questa arte, che sembrerebbe essere ormai quasi in disuso a Catania, mentre invece ha tanto da proporre: “In realtà, questo mio lavoro non è un antico mestiere. Nasce nello stesso luogo in cui nasce una passione, è sempre stata lì. Da piccola disegnavo e creavo i miei giocattoli con mio padre, insegnante adesso in pensione di scultura al liceo, che non aveva alcun problema a lasciarmi usare tutti gli strumenti del mestiere affinché potessi dar forma ai miei desideri“.

Poi specifica meglio: “Il mio mestiere, come i mestieri antichi, ha a che fare con le mani. Mani a cui dovremmo dare più valore perché ogni evoluzione, anche tecnologica, inizia da lì. È questa una delle ragioni per le quali insegno falegnameria all’asilo e lascio che i falegnOmi utilizzino martelli, seghetti, pinze e trapani a manovella: permetti a qualcuno di crescere solo se gli dai fiducia“.


Tornando alla domanda, come ho detto, non credo sia un antico mestiere. I giocattoli venivano costruiti da genitori, nonni e falegnami ma non credo abbia mai rappresentato un mestiere. Nel mio caso specifico ho scelto che lo sia. Dopo aver effettuato la cancellazione dall’albo degli assistenti sociali, ho deciso che da quel momento in poi avrei fatto solo quello che mi appassionava. La scelta è stata dunque un passo obbligato dalla luce dei miei stessi occhi. Volevo seminare e vedere intorno a me bellezza. Non si creda che sia una scelta egoista, anzi. Richiede molto lavoro e sforzi non da poco ma la soddisfazione che ne deriva, a mio modo di vedere, ripaga di tutto e arricchisce la comunità più della concessione di qualunque benefit statale“, aggiunge.

“I giocattoli nascono da idee, sogni e forme di ritagli”

Come vengono costruiti i giocattoli, quelli che potremmo definire delle piccole (ma grandi) opere d’arte esclusive? Claudia Barone a questa domanda ha risposto così: “I giocattoli nascono da idee, da sogni, da forme di ritagli che rimandano a qualcos’altro, da richieste particolari, da illustrazioni di albi illustrati… non c’è un modo unico. Da uno scarabocchio può venir fuori un cavalluccio a dondolo dalla coda all’insù, dalla richiesta di una mamma con un figlio che odia il verde ma ama la natura, un albero che gioca ad essere un cielo stellato… non c’è una regola precisa. O forse sì: ogni giocattolo nasce dal gioco“.

Non per questo, però, si tratta di un lavoro semplice: “Attenzione, però, spesso mi viene detto che lavoro giocando dunque è tutto semplice. No. Il gioco, per adulti e bambini, è un esercizio assolutamente impegnativo. Costruire giochi per bambini lo è ancora di più, basti pensare alla serietà al centro di ogni scelta, dalla misurazione di ogni pezzo che deve sempre superare il diametro tracheale alla responsabilità di dover rimanere fedeli al desiderio del bambino. Ogni committente è diverso così come lo è ogni giocattolo. Certamente i giocattoli in movimento, dunque quelli con leve e manovelle, attirano maggiormente l’attenzione di grandi e piccini“.

Costruire e de-costruire una realtà esistente

Il giocattolo è senza dubbio uno strumento che serve al bambino per crescere e nei laboratori che organizza la nostra intervistata ha potuto constatare con mano che, proprio dagli “errori” e dall’esperienza, nascono le creazioni più belle. Il segreto sta nel fare in modo di spronare ed incoraggiare i bambini. Questo, Claudia Barone lo sa bene: “In questi anni ho portato avanti diverse esperienze laboratoriali, per bambini, ragazzi e adulti. Tutte sono state accomunate dalla necessità del gioco. Dalla necessità di costruire e di de-costruire una realtà esistente“.

È indispensabile ricordarsi (perché i bambini lo sanno bene) che una torre altissima può anche venir giù senza che sia una tragedia. I pezzi rimangono lì, a disposizione di chi l’aveva costruita, affinché possa cimentarsi in una nuova creazione. Io tendo a dare fiducia, non sono apprensiva e mi diverto con le persone che partecipano ai miei incontri. Credo che questo sia una buona base per fare a meno del giudizio per un paio d’ore e per giocare costruendo e de-costruendo realtà possibili“, specifica.

Ancora: “Lavoro e faccio lavorare spesso con i ritagli dei miei giocattoli lasciando assoluta libertà rispetto ai soggetti da creare perché, come per le nuvole, ognuno ci vede cose diverse ed è incantevole rendere questi sogni poi visibili a chi vorrà guardarli e, perché no, entrarci dentro!“.

Spesso i bambini, davanti a tanti ritagli, all’inizio si confondono. Dicono anche ‘non lo so fare’. Una volta spiegatogli che nulla è sbagliato e che, se anche decidessero di definire errore qualcosa, dagli errori nascono storie meravigliose (Rodari docet!) e che non è vero che non lo sanno fare, dato che è solo la prima volta che lo fanno, è sempre molto divertente per tutti e normalmente rimango con loro ben oltre la durata del laboratorio perché, capite bene, un drago a tre teste non può rimanere incompleto!“, ironizza Claudia Barone esprimendo, al contempo, concetti basilari da tenere bene a mente.

I genitori imparano dai figli

La costruzione di giocattoli, però, giova anche all’adulto per ricordarsi di staccare un po’ la spina dal “mondo dei grandi” ed abbracciare l’universo dei più piccoli facendo riaffiorare anche i ricordi dell’infanzia, che non va archiviata. La differenza sostanziale sta proprio in questo: mentre per i più piccini, “spaesati” all’inizio ma consapevoli alla fine, sembra quasi del tutto naturale imparare, provare e riprovare, gli adulti si mostrano “spaventati”: “I genitori che partecipano ai laboratori sono quasi sempre terrorizzati! La vista di decine di martelli, seghetti e trapani a manovella, veri e non di plastica, in mano a bambini di tre anni di norma li atterrisce!“.

“È per questa ragione che li invito sempre a rimanere e a giocare con i loro figli, mordendosi la lingua ogni volta che gli direbbero ‘stai attento!’. Lo trovo anche questo un esercizio educativo utile! Alla fine giocano sempre costruttivamente e spesso sono proprio loro che non vogliono più andarsene. Siamo così abituati a pensare che il gioco sia solo per quelli più bassini che quando ne troviamo uno bello, difficilmente molliamo il colpo!“, conclude.

Non si sa quale sarà il futuro dei “mestieri vecchi” e di quelli “nuovi” perché, come ci ricorda la stessa Claudia Barone, “anche il mestiere del cestaio oggi viene attualizzato e necessariamente non sarà lo stesso di 100 anni fa” ma l’importante è metterci il cuore e perseguire la propria passione.

Inseguire i propri sogni come regola di vita

La storia de “La Giocattolaia catanese” ci fa capire che è possibile lavorare con la gioia di ogni momento, non soltanto per avere un riscontro economico (che diventa quasi il fine ultimo), ma per il piacere di farlo. Proprio lei ci ha detto: “Ognuno di noi, a mio modo di vedere, ha il dovere morale e sociale di lavorare volentieri, appassionatamente, con la luce negli occhi. Costerà la precarietà, pace. Quantomeno non avrà regalato la sua vita a progetti d’altri di cui forse non condivide nemmeno l’etica. Rispettiamo il nostro desiderio e agiamo di conseguenza. Nella bellezza“.

Su questa scia, continua: “Il mio lavoro è tutto costellato da episodi divertenti, emozionanti, commoventi. Quello che continua a stupirmi è il continuo intrecciarsi delle mille strade apparentemente diverse che ho percorso. Dalla maturità artistica in architettura, alla Laurea in Scienze Politiche, ai master in progettazione, a quelli in zooantropologia, alla specializzazione in design… Catania, Napoli, Milano, passando per un trasferimento nell’Amazzonia ecuadoriana ai progetti di falegnameria nella selva, alla cattedra universitaria… solo per dire che nel momento in cui trovi il coraggio per seguire quello che inizialmente è un sogno realizzabile solo per te, poi tutto si trasforma in un puzzle in cui ogni pezzo combacia perfettamente con gli altri e ti rendi conto che nulla è sprecato, è anzi ricchezza“.

In conclusione: “Ancora oggi qualche ‘coraggioso’ mi chiede: ‘Sì, ma tu che lavoro fai?!’ Ed è incantevole dargli l’idea di quale poesia possa intrecciarsi al concetto condiviso di lavoro. Un altro mondo è possibile! Partendo dal basso, seminando con fiducia, sacrificandosi per primi al Dio della precarietà per poi scoprire che anche quelli che rivestono posizioni diverse non lo sono meno. Scegliere di piantare bellezza è, per me, l’unica scelta possibile“.

Infine, Claudia Barone con il suo esempio ci ha fornito una vera e propria lezione gratuita di vita, oltre che di un indubbio valore culturale, artistico e sociale dove non esiste più un confine tra ciò che è “reale” e ciò che appartiene alla sfera dei “sogni” perché, con la forza di volontà, si può viaggiare davvero lontano ma restando ancorati alla bellezza. Quella autentica.

Fonte immagini Facebook – Claudia Barone La Giocattolaia