Calo turismo in Sicilia, a Catania boom dell’abusivismo. Bevacqua: “La nostra isola non è solo mare”

Calo turismo in Sicilia, a Catania boom dell’abusivismo. Bevacqua: “La nostra isola non è solo mare”

PALERMO – Qualche giorno fa il giornale Il Sole 24 ore” aveva stilato una classifica tutta italiana riguardo le città che si sono distinte per turismo e tempo libero nell’estate 2019. Sorprendentemente, le città siciliane, che nel turismo dovrebbero puntare più di tutte le altre, sono state relegate negli ultimi posti di questa classifica.

Neanche le città metropolitane dell’isola sono riuscite a spiccare nella graduatoria del noto quotidiano italiano. Il tutto farebbe subito pensare a un problema, a qualcosa che quest’anno certamente non è andata. Se poi si scopre che il suddetto problema risulta essere parte di un processodegenerativo” che si è espanso, come un cancro, nel corso degli anni, bisogna analizzare meglio la situazione.



Per analizzarla, bisogna partire, intanto, dalle potenzialità della nostra terra, la quale potrebbe essere, non tanto la migliore per fare turismo, quanto la più grande fonte d’attrazione italiana. Perché la Sicilia, come detto da Mario Bevacqua,  presidente di Uftaa (la Federazione mondiale degli Agenti di Viaggio), “Non è solo mare“.

Il dottor Bevacqua ha analizzato la situazione del settore turistico della Sicilia parlando di problemi, punti di forza e lanciando proposte e messaggi, i quali potrebbero aiutare, se ascoltati e messi in atto nel modo giusto, la nostra Regione a risalire la china. Riguardo le potenzialità turistiche dell’isola, Bevacqua ha detto: “Come dicono gli stranieri, ‘bella, però…‘. Significa che è una Regione valida per fare turismo a qualsiasi livello, 12 mesi l’anno. Paradossalmente, il grosso limite della Sicilia è il fatto che è un’isola. Ciò di cui la gente non si rende conto è che si parla di un’isola di 25mila chilometri quadrati. Rimangono meravigliati quando arrivano da noi, soprattutto per la varietà di paesaggi e culture che noi offriamo. Non è un’isola che offre semplicemente il mare. Si rendono conto che la Sicilia è molto di più. Abbiamo 7 siti Unesco più 3 immateriali (come i pupi siciliani o la vite di Pantelleria, in provincia di Trapani). Tutti ci invidiano questa base culturale.


Insomma, le basi ci sono tutte. Bisogna vedere se effettivamente riusciamo a sfruttarle. Ma quindi, la classifica de “Il Sole 24 ore” rispecchia effettivamente la realtà dei fatti? Il presidente di Uftaa ha dichiarato in tal senso: “Le statistiche lasciano il tempo che trovano. La classifica del ‘Sole 24 ore” può essere collegata a quello che dicevo prima. Ovvero, i turisti rimangono impressionati dalle bellezze e dai beni culturali siciliani, ma dicono che non li sappiamo utilizzare. Se noi come beni culturali proponiamo solo musei, distretti archeologici e quant’altro, mostriamo solo il 10% del materiale che abbiamo a disposizione. Il resto dei materiali è messo nei depositi dei musei. Quindi non utilizziamo al meglio ciò che abbiamo”.

“Per quanto riguarda il calo del turismo, – ha proseguito Bevacqua – noi abbiamo dei dati che vengono riportati ogni anno dall’Assessorato al Turismo. Unici dati ufficiali a cui possiamo fare riferimento. I dati ufficiali dicono 15milioni di presenze nel 2018, un piccolo aumento rispetto al 2017. Per i dati del 2019 aspettiamo fino al 31 dicembre, tenendo conto che tutta la stagione, non solo in Sicilia, ma in tutta Italia, ha subito delle negatività dal tempo avuto a maggio, abbastanza incostante. Questo ha causato un rallentamento in termini generali. La cosa fondamentale però, è che si sono ‘riaperti’ tutti i paesi del Nord Africa. Il ‘boom’ dell’Egitto con Sharm El-Sheikh, per esempio, ha dirottato il turismo verso questi paesi piuttosto che l’Italia e, dunque, anche la Sicilia. Ben 19 aerei speciali a settimana sono partiti dall’Italia verso l’Egitto. A questo punto vien da pensare che si tratti di una questione di costo, dato che la destinazione Sharm El-Sheikh ha un prezzo medio che mette fuorigioco le destinazioni italiane. Chi ne ha risentito maggiormente sono state la Sicilia e la Sardegna. Un buon risultato, secondo le indicazioni che ci pervengono, è stato raggiunto dalla Puglia, che è da un paio di anni che porta avanti dei progetti significativi dal punto di vista del marketing. In Sicilia dobbiamo decidere cosa dobbiamo fare ‘da grandi’. Uno dei problemi più grandi della nostra isola quest’anno è stato l’abusivismo. Possiamo dire che c’è stato il ‘boom’ dell’abusivismo. Il fatto che un’associazione catanese ha riportato che a Catania il 70% delle struttre ricettive è abusivo, ci dovrebbe far riflettere, sia dal punto di vista dell’accoglienza, sia dal punto di vista dell’erario. Essendo strutture abusive infatti, non pagano la tassa di soggiorno che va a finire nelle casse del Comune e che dovrebbe essere spesa a favore della promozione del turismo e del territorio“.

Una situazione a dir poco drammatica. Ci facciamo del male con le nostre stesse mani e non riusciamo a reggere il confronto con altre località turistiche, né a livello di prezzi né a livello di accoglienza e infrastrutture. Bisogna reagire, trovare un modo per combattere l’abusivismo e sfruttare al meglio le potenzialità della Sicilia. Ma Come?

Se la Sicilia facesse effettivamente ‘rete’, puntasse allo slogan, – ha concluso il dottor Bevacqua – potrebbe dire ‘puoi girare il mondo o vederlo in Sicilia‘. Pensiamo a quante dominazioni abbiamo avuto e quanti ricordi storici abbiamo in tutta l’isola. Quando i nostri musei e le nostre zone archeologiche si sono mosse con cognizione di causa, si sono registrati dei risultati e dei numeri significativi. Tutto questo però, non può essere estemporaneo, ma coordinato. La nostra isola non deve vivere solo di mare. Abbiamo ‘giacimenti culturali ancora inesplorati‘, come io amo definirli, che rappresentano il patrimonio lasciato dai nostri antenati. A questo, forse, si riferisce “Il Sole 24 ore” nella sua classifica. Se noi riuscissimo ad avere una politica coordinata, ma soprattutto (cosa fondamentale) un Governo regionale che si decida a fare questa legge di regolamentazione di tutto il settore turistico. Guide, strutture, agenzie di viaggio. Lo devono fare perché altrimenti danno adito alle fantasie più sfrenate che le persone possano immaginarsi. Pensiamo a quanti b&b sono sorti all’improvviso in tutta la Sicilia. Dobbiamo necessariamente personalizzare quello che offriamo, altrimenti entriamo nel grande mercato, nella grande massa, dove siamo perdenti. Soprattutto perché i costi, in particolare quello del lavoro, è maggiore rispetto alle altre località che ci sono almeno nel Mediterraneo. Dovremmo avere delle strutture che richiamano, in qualche modo, la realtà culturale del territorio. Degli ‘Art Hotelinvece che delle strutture anonime. Solo così possiamo iniziare a parlare di inversione. La Puglia, nel momento in cui si è regolamentata, è decollata negli ultimi tre\quattro anni. Regole precise, a favore del consumatore e rispettate. Se prendessimo esempio, faremmo impazzire il mondo.

Insomma, dovremmo prendere esempio dalla Puglia? Sì. Dobbiamo scrollarci di dosso il fardello dell’abusivismo e promuovere le nostre bellezze al mondo. Solo così la nostra Regione può riprendersi, solo così il mondo potrà essere visitato andando semplicemente in Sicilia.

Immagine di repertorio