Acitrezza: un viaggio tra letteratura e leggenda - Newsicilia

Acitrezza: un viaggio tra letteratura e leggenda

Acitrezza: un viaggio tra letteratura e leggenda

ACI TREZZA – Una passeggiata tra meraviglie naturali, leggende, letteratura siciliana e… una calda brioche con granita: è lo spettacolo che offre la tanto amata Aci Trezza, detta Trizza in dialetto siciliano; è una frazione di Aci Castello, un comune italiano della città  metropolitana di Catania, in Sicilia.

Piccolo borgo di pescatori, è stato immortalato da Giovanni Verga nel suo capolavoro della letteratura italiana I Malavoglia. Qui, infatti, è ambientata la storia della famiglia Toscano, soprannominata i Malavoglia e le sventure dei suoi componenti, che ebbero inizio dalla distruzione della piccola imbarcazione, chiamata Provvidenza, unica vera fonte di sostentamento, che, in una notte di tempesta, si infranse  contro gli scogli.



La riviera dei Ciclopi è la parte più nota di Aci Trezza, che dona al panorama un’atmosfera di straordinaria bellezza.

È costituita da un piccolo arcipelago che consta di tre faraglioni (il più grande, conosciuto con il nome di isola Lachea, è una riserva protetta e ospita diverse specie animali), e cinque scogli. Ad essi è legata la leggenda che narra di Ulisse, che, dopo aver vinto la guerra  di Troia e aver vagato per 10 anni per mare, prima di raggiungere  Itaca, approdò all’isola dei Ciclopi, dove venne ospitato dal terribile Polifemo, il gigante che lavorava all’interno del vulcano Etna, dove venivano creati i fulmini utilizzati da Zeus.


Il ciclope divorò molti dei compagni dell’eroe omerico, molti li tenne prigionieri. Ulisse, per salvarsi, avendo inteso la stupidità di Polifemo, astutamente lo fece ubriacare e lo rese cieco del suo unico occhio, riuscendo, così, a raggiungere la nave ormeggiata al porto e scappare. In preda alla collera, il ciclope iniziò, allora, a scagliargli contro dei grossi massi, dando origine, così, ai Faraglioni.

A Polifemo è legata anche la leggenda di Aci e Galatea, una tra le più belle storie d’amore della mitologia, che Ovidio narra nel tredicesimo libro delle Metamorfosi. 

Aci era un bellissimo pastorello, che amava, ricambiato, la bellissima ninfa del mare Galatea. Di lei si innamorò anche Polifemo, ma le sue avances si rivelarono inutili. Una sera, al chiarore della luna, li vide baciarsi  in riva al mare. Accecato dalla gelosia decise di vendicarsi e, non appena la ninfa si tuffò, prese un grosso masso di lava e lo scagliò contro il povero pastorello, schiacciandolo.

Appena Galatea seppe della terribile notizia, accorse subito e pianse tutte le sue lacrime sopra il corpo di Aci.

Giove e gli dèi ebbero pietà e trasformarono il sangue in un piccolo fiume, chiamato dagli antichi Akis: da qui il prefisso Aci.

Immagine di repertorio

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